M5S: ‘Conte e Grillo pensano Virginia Raggi in segreteria’

Il ruolo di Conte, la questione degli ‘espulsi’ e la possibilità di reintegrare gli ‘anti-draghiani’, il nuovo simbolo e il rapporto complesso con Rousseau, l’organigramma del Movimento che verrà, i cavilli legali e i guai in Tribunale. Sono, idealmente, questi i temi trattati da Beppe Grillo e Giuseppe Conte nel corso dell’incontro a Marina di Bibbona,   residenza al mare del fondatore e garante del Movimento.

Qualcosa comunque è filtrato riguardo ai temi trattati, a  partire dal legame con l’associazione Rousseau e dal divorzio con Davide Casaleggio.

A quanto pare Grillo e Conte concorderebbero sulla scelta di “non esautorare” Casaleggio, limitandosi a fissare dei paletti ben chiari sulla possibilità d’azione.  La volontà, è quella di ricomporre la frattura, resa ancor più scomposta dall’annuncio dell’iniziativa di Milano di lanciare il Manifesto ControVento, vista da molti come l’addio di Casaleggio al Movimento. Per Casaleggio  il Manifesto intende solo fissare una cornice di valori, definendo una sorta di codice etico e nulla più.

Confermata la volontà di superare la governance a 5 sancita col voto della base. Grillo non vuol saperne e Conte è sostanzialmente d’accordo con lui. L’idea è di una ‘segreteria’ leggera, di cui l’ex premier terrà saldamente il timone decidendone per giunta anche la composizione.

Pare che  un ruolo potrebbe essere affidato alla sindaca di Roma Virginia Raggi, che resta quella che sembra godere del maggior seguito tra gli attivisti nonché della fiducia di Grillo. Raggi potrebbe dunque essere uno dei volti della segreteria leggera immaginata da Conte e Grillo.

Conte scriverà il suo programma e metterà in chiaro che le scelte che assumerà dovranno essere quelle di un capo politico a tutti gli effetti, pronto a decidere assumendosi la piena responsabilità delle sue decisioni. Anche sull’indicazione dei capigruppo di Camera e Senato Conte dovrà dettare la linea, sulla scia di quanto aveva tentato di fare Luigi Di Maio nelle vesti di capo politico, ma poi costretto a fare un passo indietro vista la pressione e il malcontento dei gruppi parlamentari.

Anche l’idea di superare la regola aurea del limite dei due mandati potrebbe non essere sufficiente a frenare il malcontento interno. L’idea che sembra prendere piede in questi giorni è infatti quella del ‘recall’, con gli attivisti chiamati a pronunciarsi sull’operato degli eletti nei vari territori sponsorizzandone la candidatura. Ma molti parlamentari sono convinti che il meccanismo finirebbe per agevolare solo i volti più noti, affossando gli altri.

E’ comunque sentita la problematica Rousseau visto che molti nel Movimento non vogliono restare con Casaleggio: ‘Possiamo rivolgerci ad altre società che possono offrirci un servizio simile, non esiste solo Rousseau’, ironizza un big del Movimento.

Conte, poi, non avrebbe nessuna intenzione di ritagliarsi un ruolo in Parlamento correndo per il collegio di Siena, rimasto vacante dopo l’addio, per incompatibilità, dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Nessuna candidatura all’orizzonte per Conte, convinto anche dell’importanza di non entrare in rotta di collisione con gli alleati del Pd, a prescindere dalle dimissioni di Zingaretti.

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