Jobs Act e Consulta: ‘Inammissibile referendum sull’ Art.18′. Ok a consultazione sui voucher

L’attesissimo esame di ammissibilità della Corte costituzionale sui tre referendum sul Jobs act promossi dalla Cgil con la raccolta di oltre 3 milioni di firme, come da calendario, era iniziato questa mattina alle 9.30 nella ‘Sala gialla’ del palazzo della Consulta a Roma. All’apertura dei lavori i giudici hanno ascoltato gli interventi degli avvocati della Cgil seguiti da quello dell’Avvocatura dello Stato. A partire dalle 11.30 i giudici si sono quindi chiusi in Camera di consiglio per decidere la sorte dei tre quesiti. A riunirsi oggi sono stati 13 giudici sui 15 che costituiscono il plenum della Corte. Era  infatti assente per ragioni di salute il giudice Alessandro Criscuolo, mentre il Parlamento in seduta comune (oggi pomeriggio la prima convocazione presso palazzo Montecitorio, quasi certa la fumata nera) deve ancora deliberare il nuovo componente della Corte in sostituzione di Giuseppe Frigo, che ha lasciato la Consulta a novembre per motivi di salute in anticipo di un anno sulla scadenza del suo mandato. Il referendum sull’art. 18 non si farà, visto che la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. Nell’odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti’ (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)’ ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi’ (n. 169 Reg. Referendum). E’ quanto riporta la nota della Consulta. ‘Dalla Corte Costituzionale è giunta una scelta saggia che, peraltro, noi di Area popolare avevamo sostenuto fin dall’inizio e che avrebbe comportato un passo indietro per la legislazione sul lavoro. Questa decisione fa giustizia su di una riforma, il Jobs Act, che ora ne esce rafforzata ed alla quale abbiamo contribuito in maniera importante e decisiva. Una riforma che ha inciso positivamente sul mercato del lavoro, garantendo maggiore flessibilità senza ridurre gli spazi di tutela e garanzia del lavoratore. È chiaro che quegli elementi di criticità emersi nel tempo, quali ad esempio i voucher, potranno e dovranno essere oggetto di riflessione da parte delle forze politiche, ma senza il ricatto di un referendum che avrebbe potuto produrre conseguenze negative’,  ha dichiarato la presidente di Area popolare Ncd-Centristi per l’Italia al Senato, Laura Bianconi. ‘Sui voucher ho già proposto il ritorno alla legge Biagi. Non sono d’accordo con il togliere di mezzo il voucher perché è uno strumento utile se hai bisogno di qualcuno che si occupi per qualche ora di tuo figlio e invece di affidarti al lavoro nero utilizzi uno strumento che ti permette contributi Inps e Inail’, il parere del presidente della commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano del Pd, a Rainews:  ‘Nel 2008, quando io da ministro per primo ho utilizzato quella legge del 2003 che giaceva in un cassetto, li ho messi per raccogliere l’uva.  Adesso siamo a 150 milioni voucher. È chiaro che c’è qualcosa che non va, dobbiamo tornare all’origine’. Il via libera arrivato dalla Consulta apre la strada a due referendum e il più importante è certamente quello sui voucher, i buoni lavoro che il Jobs Act ha ampliato e modificato. Il quesito chiede di abrogare queste norme. Il governo ha già reso noto di voler intervenire su questa materia. Se lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all’istanza quesito referendario.

Roberto Cristiano

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