Carovita e sacchetti biodegradabili…

Il 2018 porta con sé un’ondata di rincari e aumenti. Una stangata di mille euro, che nelle tasche delle persone e delle famiglie non sono pochi, soprattutto con gli indicatori economici che ostentano una verità inesistente, cioè quella della ripresa economica.

Luce, gas, autostrade, trasporti pubblici e privati, servizi rifiuti, assicurazioni, servizi bancari, ma anche latticini, formaggi e salumi, sacchetti biodegradabili, e via all’aumento anche per altri consumi trascinati dell’aumento dei costi primari.

Nei reparti dove si vendono frutta e verdura fresche già da giorni campeggiavano i cartelli: si ricorda ai clienti che i sacchetti di plastica dove vengono frutta, insalata, pane e carne e tutta l’altra merce hanno dal 1 gennaio un costo aggiuntivo che può variare da 2  a 10 centesimi al pezzo.

Il 17 agosto mentre gli Italiani erano sotto l’ombrellone a godersi le meritate ferie, il Partito democratico approva un emendamento presentato al decreto legge sul Mezzogiorno. L’intento iniziale dell’emendamento era quello di rispettare la direttiva Europa che impegna i Paesi membri a consumare meno plastica. E fino a qui tutto bene perché i sacchetti non sono riciclabili.  Se però vi interessasse così tanto non voler proprio usare la plastica e voleste decidere di portarvi un sacchetto da casa, proprio come si usa ora con quelle buste della spesa che ci occupano il portabagagli della macchina, non si può fare, per questioni di igiene.   Quindi,   le buste non sono riciclabili e non si possono portare da casa vanno quindi acquistate.

Ma a quanto ammonta questo giro di soldi che riguarda i sacchetti? Il Giornale fa due conti: ‘L’azienda che guida è l’unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l’uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l’anno’. Anche per lo Stato, perché parte del ricavo verrà poi versato dagli esercenti in forma di Iva e imposta sul reddito.

Curioso è che le buste  vengono prodotte da una azienda che si chiama Novamont. Proprio quella azienda dove il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd.

L’amministratrice delegata, come denunciano  il ‘Giornale’ e altri siti, è Catia Bastioli. Manager della chimica verde e amica del segretario del Pd. La dottoressa Bastioli ha partecipato come oratore alla seconda edizione della Leopolda e nel 2014 è stata nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell’energia elettrica del Paese ed è stata nominata lo scorso anno cavaliere del lavoro da Mattarella.

Singolare coincidenza…

I dati ci danno un Pil in aumento, cosa sicuramente positiva, ma il Pil misura solo la quantità generale del flusso economico, non misura come questa quantità viene redistribuita ai cittadini, non fa giustizia delle sperequazioni tra le persone, il Pil è un misuratore generale, non toglie ai ricchi benestanti per redistribuire la ricchezza, del resto non è neanche il suo compito.

L’Autorità per l’energia elettrica del gas e del sistema idrico, così com’è previsto dalla Legge, ha aggiornato i prezzi di riferimento, motivando la ‘manovra’ a fattori concernenti la ripresa dei consumi, adeguamento degli impianti di produzione di energia elettrica, il fermo delle centrali nucleari francesi, la siccità dei fiumi, che hanno impedito l’attivazione delle centrali idroelettriche e l’aumento dei prezzi all’ingrosso del gas, combustibile usato per produrre energia elettrica, ma anche per le agevolazioni tariffarie per le aziende maggiormente energivore; in poche parole paghiamo la corrente elettrica anche alle aziende.

Nella Relazione annuale dell’Autorità lo stesso Presidente Guido Bortoni ha evidenziato la situazione inammissibile relativa alle vere e proprie tasse occulte che si annidano all’interno delle bollette dell’energia elettrica e del gas. I cittadini continuano a pagare in bolletta i famigerati oneri di sistema per la dismissione delle centrali nucleari, per le agevolazioni alle imprese energivore, per i regimi tariffari speciali a favore delle ferrovie, per gli incentivi alle fonti rinnovabili.

Tutte voci che dovrebbero essere riviste e ridimensionate.

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