Autonomia, strappo tra la Lega e M5s

È terminato con uno strappo il tavolo a Palazzo Chigi sull’Autonomia regionale. “Inutile sedersi a un tavolo che non funziona, con persone che il giorno prima chiudono accordi e poi cambiano idea e fanno l’opposto”, sottolineano fonti leghiste. I 5 Stelle condannano il Sud all’arretratezza”, trapela dalla Lega. “Invece di andare avanti si torna indietro”, commenta il Carroccio.

Sulle autonomie “si va avanti, ma nessuno spezzatino della scuola. Non lo permetteremo”, dicono all’Adnkronos fonti M5S presenti al tavolo a Palazzo Chigi sulle autonomie differenziate, replicando così alla Lega che ha denunciato un brusco rallentamento sulla riforma.

“Al vertice Autonomia oggi la Lega ha proposto di inserire le gabbie salariali, ovvero alzare gli stipendi al Nord e abbassarli al Centro-Sud. Per il M5S è totalmente inaccettabile”, riferiscono fonti Pentastellate. “Una simile proposta spaccherebbe il Paese e la consideriamo discriminatoria e classista. Impedirebbe ai giovani di emanciparsi, alle famiglie di mandarli a studiare in altre università, diventerà difficile e costoso anche prendere un solo treno da Roma a Milano. Tra l’altro è già stata in vigore in passato con pessimi risultati e giustamente venne abolita nel ’72”, commentano fonti del M5Ssecondo le quali “reintrodurla significa riportare l’Italia indietro di mezzo secolo. Follia pura”.

Ma dal Movimento si è anche levata la voce attendista del ministro per il Sud, Barbara Lezzi, mentre Carla Ruocco, sempre M5S, avrebbe proposto alla commissione Finanze di Montecitorio un’indagine conoscitiva di sei mesi.

Del resto, quello dell’autonomia regionale è un punto del contratto di governo cui la Lega tiene particolarmente vista l’alta percentuale di consenso ottenuta nei referendum in Lombardia e Veneto, bacini elettorali importantissimi per il Carroccio.

Ad aver fatto saltare il banco, nel vertice di lunedì, pare sia stato il nodo dell’istruzione, e in particolare la questione dell’assunzione diretta dei docenti e dei concorsi regionali. Non se ne meraviglia Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna, che ai microfoni di Radio1 Raiha commentato: “Non sono stupito della contrarietà e delle difficoltà che stanno emergendo anche in seno al Governo rispetto alle ipotesi di regionalizzazione del personale della scuola. La nostra proposta – ha aggiunto – mira a rafforzare la collaborazione tra Regione e Miur, in particolare sul fronte della programmazione degli organici e dell’edilizia scolastica, cose estremamente importanti ma che nulla hanno a che vedere con l’assunzione degli insegnanti e la regionalizzazione della scuola”.

Come dicevamo, la richiesta di tempo arriva anche dal ministro per il Sud, Barbara Lezzi, che in visita a Santa Maria la Fossa (Caserta) ha dichiarato ai giornalisti: “Sull’autonomia differenziata, nonostante le riunioni già fatte, non c’è ancora nessun testo. Ma per noi Cinque Stelle i punti cui non rinunciamo riguardano la presenza del fondo di perequazione, l’introduzione dei fabbisogni standard e, quindi, i livelli essenziali di prestazione, con l’obiettivo di non creare cittadini di serie A e B”.

In netto contrasto con la volontà di velocizzare della Lega – e quasi a voler sfidare la pazienza di Salvini – la proposta della deputata M5S Carla Ruocco di un’indagine conoscitiva “della durata di 6 mesi sul federalismo fiscale e l’autonomia differenziata”. Ruocco, stando a quanto riferisce l’Adnkronos, avrebbe inviato una bozza di programma ai componenti della commissione Finanze in cui si definiscono obiettivi dell’indagine e si presenta un lungo elenco di audizioni tra cui il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il ministro del Affari regionali e Autonomie Erika Stefani, il ministro per il Sud Barbara Lezzi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, la Ragioneria generale dello Stato, il Dipartimento delle Finanze, rappresentanti dell’Anci e dell’Upi, la Commissione tecnica per i fabbisogni standard, il Sose, l’Ufficio parlamentare di bilancio, la Corte dei Conti, lo Svimez, la Banca d’Italia, Confindustria, esperti e studiosi in materia. “La presente indagine conoscitiva – si legge nel testo fornito dall’agenzia – si propone di acquisire informazioni e dati aggiornati in merito allo stato di attuazione del federalismo fiscale, con particolare riferimento al processo di definizione della capacità fiscali e dei fabbisogni standard nonché le modalità di trasferimento delle risorse alle regioni e agli enti territoriali. In tale ambito, particolare attenzione potrà essere dedicata al Tax Gap, differenza tra il gettito teorico e quello effettivo, tenuto conto del rilievo che esso può assumere nell’attribuzione della capacità fiscale”.

Intanto bisogna registrare che allo stato attuale sono tre le Regioni dove è aperto il negoziato per l’autonomia ovvero Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. In particolare – come ricorda il Corriere della Sera – nelle prime due con le consultazioni referendarie del 2017 è stato domandato di gestire le risorse per 23 materie tra cui sanità, lavoro e commercio estero. In Emilia Romagna, invece, non si è svolto alcun referendum ma la Regione ha trattato con il governo un disegno di legge per chiedere la gestione autonomia di 15 materie tra cui politiche per il lavoro, ricerca e innovazione, istruzione e sanità.

Richiesta di avvio del negoziato in Piemonte – dove grazie a un voto in Consiglio regionale si è chiesta l’autonomia in 12 materie fra cui governo del territorio, protezione civile, infrastrutture e sanità -, in Liguria – dove il Consiglio regionale ha votato una risoluzione per l’autonomia in 12 materie fra cui porti e aeroporti, grandi reti di trasporto e navigazione, commercio con l’estero -, in Marche e Umbria – dove i Consigli regionali hanno approvato le risoluzioni per l’avvio della procedura.In Campania, invece, il governatore Vincenzo De Luca ha inizialmente avviato la richiesta di autonomia ma poi ha interrotto l’iter. Dinamica simile in Puglia: la giunta regionale un anno fa aveva approvato una proposta per l’autonomia ma poi il progetto è stato fermato.

 

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