Alle radici dell’antipolitica

L’Italia : un Paese dalla memoria assai corta,

Anche nelle sedi più autorevoli delle nostre istituzioni ,si levano voci di condanna dell’antipolitica, definendola eversiva. Il significato del termine può essere inteso come critica ab origine del sistema politico e dell’intera vita pubblica, vista come interamente ed irrimediabilmente inquinata.Ma quando la cosiddetta antipolitica trova una giustificazione nei fatti, se è condivisa da una gran parte dell’opinione pubblica, allora in un regime democratico non le si può negare cittadinanza ed ancor più non la si può definire eversiva. Si possono criticare i toni violenti ed oltraggiosi, il linguaggio volgare ed offensivo, ma questo non basta a mettere l’avversario fuori dalla legge. Del resto se la Seconda Repubblica,nata vent’anni or sono dalle ceneri di tangentopoli,si sente perseguitata dall’antipolitica, dal populismo e dal giustizialismo, le cause vanno ricercate inevitabilmente nelle sue stesse fondamenta. Non bisogna dimenticare, ma in Italia si ha la memoria assai corta o per convenienza o per intrinseca patologia, che tra il 1992 e il 1994 la seconda Repubblica è nata contro e fuori la politica, violando tutte le regole, le prassi e le forme che fino ad allora la democrazia italiana aveva grosso modo rispettato, anche se si era dimostrata incapace di darsi delle nuove regole in linea con gli scenari mondiali che si andavano delineando. Proprio per questo la Seconda Repubblica è vittima delle sue modalità di nascita ed è condannata periodicamente a vedersela con l’antipolitica, il populismo, il giustizialismo. Ci sono episodi degli inizi degli anni novanta che la memoria non può cancellare, ma che troppo spesso si vogliono dimenticare perché scomodi.Tra tutti, chi scrive non potrà mai dimenticare, quello che accadde il 5 marzo 1993, in piena tangentopoli,quando in risposta ad un decreto legge del governo allora presieduto da Giuliano Amato, cosiddetto decreto Conso, che prevedeva la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti, ci fu una vera e propria insurrezione del pool ‘Mani Pulite'(per chi non dovesse o volesse ricordare, Di Pietro e Company), i magistrati si presentarono davanti alle telecamere ed incitarono i cittadini alla protesta contro quel decreto. A quel punto il defunto Presidente Scalfaro non firmò il decreto legge Conso. Ma come questo episodio se ne potrebbero citare ancora tanti, che insieme hanno caratterizzato la nascita della cosiddetta Seconda Repubblica e pur tuttavia nessuno dei quartieri alti si preoccupò di gridare all’eversione, anche l’attuale Presidente Giorgio Napolitano che allora era Presidente della Camera. Quindi la classe dirigente di oggi che condanna l’antipolitica come eversiva, non può dimenticare che in essa affondano le radici profonde della sua legittimazione.

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