Stop al decreto Ambiente, mancano i fondi. Costa si dovrà confrontare con Gualtieri

Prima battuta di arresto per il governo Conte che deve fare i conti con il decreto Ambiente. Nel vero senso della parola, visto che mancano i fondi per mettere a punto il provvedimento.

 Il piano messo a punto dal Ministro Costa per far fronte all’emergenza ambientale al momento è fermo per mancanza di fondi e si inserisce in un periodo particolarmente scomodo visto che al Mef stanno già lavorando alacremente per trovare le coperture per la manovra economica. Il decreto Ambiente dovrà essere ridiscusso proprio con Roberto Gualtieri, neo ministro dell’Economia. Costa non avrebbe particolarmente apprezzato la battuta di arresto. Netta. Il documento, che doveva essere discusso in Consiglio dei Ministri, non è neanche arrivato sulla scrivania. Il rischio è che tutto o molto debba essere rivisto.

Il ministro Sergio Costa voleva far approvare subito le norme sul clima, ma altri ministri hanno fatto presente che alcune di queste norme (in particolare il taglio dei sussidi ambientalmente dannosi) vanno studiate più a fondo, in coordinamento con altri dicasteri. Costa intende discutere in Cdm del decreto, per riuscire a presentarlo a breve come disegno di legge con una corsia preferenziale o come decreto legge condiviso. Resta, per ora, il nodo delle risorse collegato al decreto, soprattutto perché, proprio in questi giorni, ci saranno le prime riunioni per entrare nel merito della manovra. Da qui, spiegano fonti di governo, la necessità di non correre troppo sull’approvazione del provvedimento.

Uno dei punti cardine approvati in Cdm è quello legato alla formazione di un perimetro per la cyber sicurezza nazionale, diventato un tema di primaria importanza del governo. Lo scopo della rete di sicurezza è quello di proteggere le amministrazioni pubbliche e i privati che lavorano su commissione per lo Stato. Il progetto è importante, ambizioso e inevitabilmente costoso per le casse dello Stato che dovrà finanziare le nuove assunzioni e dovrà sostenere le spese per l’acquisto delle tecnologie necessarie. Il secondo punto rilevante discusso in Consiglio dei Ministri è quello della protezione del mercato azionario attraverso il sistema della golden power.

 Oltre ai problemi di copertura, ci sarebbero anche alcuni malumori all’interno della maggioranza. Tra i nodi, sembra sostanziale quello su una delle norme più corpose, soprattutto a livello di definizione ‘procedurale’; quella sulla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, oggi calcolati in 16,7 miliardi dal Catalogo predisposto dal ministero dell’Ambiente. Il tema infatti andrebbe affrontato da subito nella stesura della Legge di Bilancio (ed è qui che si dovrebbe sciogliere la questione e capire come elaborarla), dal momento che il primo taglio – così come è concepito nel dispositivo – deve iniziare già dal 2020; si parla di un 10% graduale fino all’annullamento entro il 2040. Le risorse recuperate dallo Stato andrebbero per il 50% in Fondo ad hoc al ministero dell’Economia per investimenti in tecnologia, innovazione e modelli di sviluppo sostenibile.

 “Con il decreto legge sul Clima, che presto approderà in consiglio dei ministri, l’ambiente torna finalmente a tessere l’azione di governo e ad occupare un ruolo centrale nel dibattito politico”,  afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.Si tratta – ha spiegato il Ministro – di un provvedimento corposo, che proprio per questo richiede la massima condivisione, solo così può funzionare. Stiamo quindi lavorando in un clima di grande confronto affinché il testo finale possa approdare nel più breve tempo possibile in Consiglio dei Ministri. Sono convinto – osserva Costa – che sapremo trovare la giusta sintesi per rendere finalmente effettive tutte le misure in grado di mettere in moto il tanto auspicato ‘Green new deal’, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente nel nostro sistema costituzionale. Per farlo – conclude – il decreto interverrà con misure urgenti nei settori considerati più vulnerabili ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di incentivare comportamenti e azioni virtuose in tempi brevi.

 La bozza del decreto legge sul clima punta a cancellare le spese fiscali dannose per l’ambiente.In questa categoria rientrerebbero anche i sussidi all’ autotrasporto. “Se così fosse, il provvedimento sarebbe un clamoroso autogol per lo Stato”, commenta in una nota il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto Paolo Uggè. “I tagli lineari che riguardassero l’autotrasporto sarebbero quantomeno inaccettabili, innanzitutto perché il governo verrebbe meno all’impegno assunto con la categoria – spiega Uggè – In secondo luogo perché in questo modo si penalizzerebbero anche i mezzi pesanti meno inquinanti come gli euro 6, con il solo risultato che i camion di tutte le categorie farebbero rifornimento all’estero, con una perdita per le imprese italiane di distribuzione e per le casse dello Stato”. “Se invece, come proponiamo da tempo, si penalizzassero solo i veicoli più vecchi, quindi maggiormente inquinanti, tagliando solo a questi i rimborsi delle accise sul gasolio, si spingerebbero le imprese a rinnovare il parco circolante, con un evidente vantaggio per l’ambiente considerato che il 60% dei mezzi circolanti in Italia è di categoria ante euro 4 – prosegue Uggè – Ne beneficerebbero anche l’auto motive e lo Stato, che incasserebbe l’Iva su ogni veicolo di nuova generazione acquistato”.

Cgil, non c’è stato nessun dialogo con i sindacati. “Sul decreto clima non c’è, purtroppo, nessun ‘grande confronto’ così come invece dichiara il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Non si può parlare di ‘massima condivisione’ se non è stato avviato alcun dialogo con i sindacati”. Così in una nota la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi. “Chiediamo – prosegue la dirigente sindacale – che venga aperto un dialogo con le parti sociali, perché il clima non è una priorità per i soli ambientalisti, gli unici che, come si legge nella bozza di decreto, sono stati invitati a far parte della cabina di regia. Il clima è un tema che ha rilevanti ricadute anche sul mondo del lavoro. Per questo la Cgil – conclude Fracassi – promuoverà assieme a studenti, lavoratrici e lavoratori una serie di iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro in occasione della ‘Settimana per il futuro'”.

Furlan, il governo non ci aveva detto nulla del Decreto Ambiente. “Davvero sono rimasta stupita quando oggi ho scoperto che è già bello e pronto un decreto dove ci sono anche scelte importanti e significative”, dice la leader della Cisl, Annamaria Furlan, delle notizie su un decreto sul clima. L’incontro tra Governo e sindacati è “partito molto bene” ma, dice Furlan, “nessuno ci ha accennato che fosse pronto un decreto importante, di questa natura. Credo che non è stato un bene che un atto così importante e significativo dopo l’incontro che è stato davvero positivo nella mattinata lo scoprissimo invece oggi dai giornali”. Ora “ci si dovrebbe fermare un attimo”, serve “un confronto con le parti sociali”. Se il ministro Sergio Costa vuole un confronto “siamo assolutamente pronti e contenti: ci convochi e andremo immediatamente”.

 “Primo provvedimento del Governo e prima mazzata fiscale: 16.8 miliardi di euro di nuove tasse. Sono abituato a commentare i provvedimenti nella loro versione definitiva, ma spero che il decreto sull’ambiente non abbia mai una versione definitiva e resti una semplice bozza”. Così il deputato della Lega Massimo Garavaglia, già viceministro al Mef, a proposito della bozza del dl ambientale. “Leggo l’articolo 6 della bozza di decreto e rabbrividisco – spiega Garavaglia -: 16,8 miliardi di euro di agevolazioni fiscali che verrebbero tagliate. Tra queste, come si legge nella relazione al provvedimento, 5,9 miliardi di euro sono per ‘agricoltura e pesca’” sottolinea Garavaglia che commenta: “Questa tremenda mazzata viene mascherata come operazione ‘green’, ma in realtà serve anche e soprattutto per fare cassa. Solo il 50% degli importi derivanti dai tagli alle agevolazioni fiscali sarà destinato al fondo per il finanziamento di interventi ambientali. Il restante 50% verrà acquisita al bilancio dello Stato. Benvenuto al Governo che doveva essere no tax!”.

 

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