Il sindaco di Milano Giuseppe Sala al teatro Leonardo in occasione dell'incontro pubblico "Piazza Grande" a sostegno della candidatura a segretario del Pd di Nicola Zingaretti, Milano, 12 gennaio 2019. ANSA / MATTEO BAZZI

Sala sulla cannabis: «Non è una priorità»

Agli Stati generali sulla cannabis, promossi da un consigliere dem, Giuseppe Sala  non andrà perché «le priorità sono altre»; i soldi che il governo ha stanziato per la siccità in Lombardia sono «proprio pochi»; sulle coppie omogenitoriali non sono i sindaci che sbagliano, ma il Parlamento che non fa una legge. E, soprattutto, sul campo largo «Enrico Letta ha un bel problema».

La motivazione con cui Sala ha spiegato che non parteciperà agli Stati generali della cannabis, organizzati dal consigliere dem di Milano Daniele Nahum e che si svolgeranno venerdì e sabato 8 e 9 luglio. «Nahum mi ha avvisato, ma non potrò andarci. Come sapete – ha detto Sala ai cronisti – mi sono già espresso parecchie volte a favore della liberalizzazione», ma «non so se in questo momento questa è la priorità e quindi, in questo momento, la mia agenda personale prevede di stare concentrato su una serie di altre cose».

“Il problema è educativo, non politico. Lo Stato deve investire in opportunità per i giovani. Come lo sport, l’arte, la cultura, non nella cannabis”. Parola di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Giovanni Paolo XXIII in merito al dibattito sulla depenalizzazione della droga. Che – dice – “comporterebbe un blocco allo sviluppo educativo e relazionale. La cannabis produce una fissazione del piacere che è effimero. I ragazzi hanno bisogno di un piacere reale. Non di uno che serva a sballarsi per qualche ora”.

Parole nette, senza appello. Di fronte alla ‘sciagurata’ ipotesi che il governo possa aprire a una legalizzazione e a una depenalizzazione dell’uso dello spinello.  “Oltretutto – aggiunge Ramonda -,quando finisce l’uso della cannabis si vuole reiterare questo piacere o passare perfino a sostanze più forti. Riteniamo, infatti, che aprire alla cannabis possa portare in futuro a depenalizzare altre sostanze più pesanti”. Le cosiddette droghe leggere – che ‘leggere’ non sono – restano una possibile anticamera all’uso di sostanze stupefacenti più dannose e talvolta mortali. “Noi non siamo contrari al suo uso terapeutico”, tiene a precisare il presidente della Giovanni XXIII. “Ma deve essere un medico a dire quando, quanta e in quali condizioni assumere questa sostanza. Non si può pensare di prenderla liberamente e arbitrariamente senza un controllo. Anche perché il suo utilizzo può in alcuni casi portare a seri disturbi neurologici. Noi nella nostra comunità abbiamo un centinaio di ragazzi che da decenni seguiamo nel loro percorso terapeutico. E vediamo i danni che la cannabis può provocare”.

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