Renzi a Firenze lancia la campagna per un ‘Sì’ al referendum costituzionale

Il premier è a Firenze per un faccia a faccia con il premier giapponese Shinzo Abe e lancia la campagna per il Sì al referendum costituzionale di ottobre. Un’occasione per fare il punto anche sui due anni dall’inizio del suo governo, dove rivendica, in particolare, i passi avanti fatti su ripresa e lavoro, replicando implicitamente anche alle critiche ricevute ieri dai sindacati: ‘Il lavoro di questi due anni ha prodotto un cambiamento radicale ma la sfida più grande inizia adesso. Noi vinceremo il referendum sulle riforme costituzionali, ne sono certo, ma è più importante coinvolgere gli italiani sul referendum. Io sono in prima fila perché si capisca che da questa sfida dipende il futuro delle nostre istituzioni. Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo.  Ora c’è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe. Nel referendum la domanda è molto semplice: ‘Sì o no’. Ma lì dentro c’è molto di più, perchè c’è la riforma istituzionale. Con il referendum un presidente della regione non guadagnerà più del presidente del Consiglio, ma neanche più del presidente degli Stati Uniti. Certo, non si fanno le riforme per questo, ma comunque tutte queste cose determineranno divisione tra l’Italia che dice sì e l’Italia che sa dire solo no.  La rottamazione non vale solo quando si voleva noi e se non riesco vado a casa. E’ essenziale che ognuno di voi si prenda un pezzettino e da domenica 15 maggio pubblicheremo come fare’. L’Italia, sostiene Renzi, è una grande potenza mondiale ed è importante perché il mondo sia un po’ meno confuso. Negli ultimi anni l’Italia aveva smarrito il filo in politica estera, ma c’è un grande bisogno di Italia in Europa, che diversamente diventerebbe troppo tecnocratica. Se partono gli investimenti a proposito delle prospettive economiche nazionali l’Italia riparte. Cose che si sanno, ma le ridico per dire che tutto quello fatto è enorme, ma non basta e la vera sfida inizia adesso. Tra il 10 e il 12 maggio votiamo le unioni civili, probabilmente con la fiducia, e il 25 maggio ci sarà il voto della legge sul terzo settore. Grazie al Job act abbiamo 398 mila persone in più che lavorano ma non basta. Renzi ha ricordato che ci sono 350 mila disoccupati in meno, e che ieri quasi 400 mila persone hanno potuto festeggiare la giornata del lavoro. Il punto fondamentale è che ancora non siamo riusciti a restituire all’Italia quel sentimento di orgoglio, di appartenenza, di passione, fondamentale per una grande impresa e quello che sta nell’agenda è restituire agli italiani l’orgoglio di appartenere a qualcosa di grande. 

 

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