Progetto Italia News presenta Gino Quinto, artista presente nell’Artperformingfestival che si terrà a Napoli dal 10 luglio al 7 agosto prossimi

Progetto Italia News, media partner di ‘Arteperformingfestival’,  che si terrà, come è noto, a Napoli,  dal 10 luglio al 7 agosto prossimi, al Castel dell’Ovo,    presenta l’artista Luigi Quinto, ‘Gino Quinto’,  che partecipa con alcune sue opere al festival che  si può, idealmente e praticamente, suddividere in tre temi: femminile, madre terra e mediterraneo. Per il ‘femminile’, saranno allestite sale al primo piano; al secondo piano saranno disponibili il ‘Salone delle Velette’, altri ambienti, oltre a  quattro stanzette dedicate a ‘madre terra’ e ‘mediterraneo’. Per il ‘mediterraneo’ saranno esposte opere dedicate ai migranti, all’inquinamento ed alla grande cultura. ‘Madre terra’ sarà rappresentata da quattro artisti che avranno a disposizione quattro stanze da allestire. C’è poi una sala allestita con la curatela di Gianni Nappa e Valerio Falcone  dove espongono  gli artisti Gino Quinto, Emiliano Aiello e Dario Di Sessa che sono idealmente in una linea di mezzo che fonde ‘Madre terra’ e ‘Mediterraneo’. Oggi presentiamo   Gino Quinto  conosciuto in precedenza con il nome d’arte  ‘Anonimo napoletano’ che rivisitava con smalti a caldo i giocattoli rinvenuti nei rifiuti, per  farli rivivere artisticamente  in modo nuovo e rigenerato.

 Giocattoli, frutto del consumo massimo, e  gettati via senza alcuna ragione. Giocattoli che, per questo motivo, non avevano mai avuto vita,  privi di emozioni trasferite che non offrivano nulla di nuovo e meritavano di essere reinterpretati secondo le istanze della Pop Art ed essere offerti alle nuove generazioni.  Tutte le opere di ‘Anonimo napoletano’, e di Gino Quinto,  vengono   da materiali riciclati.  Plastica  trovata per strada nell’immondizia e dipinta con colori per le pelli e presi direttamente dalle aziende che non possono più usarli.  Gino Quinto  sceglie di lavorare con i giocattoli che rappresentano non solo il nostro passato e la nostra infanzia, ma sono l’emblema per eccellenza del consumismo. Non si fa nemmeno in tempo ad affezionarsi ad un oggetto che c’è subito un altro pronto a sostituirlo. Eppure ciascuno di questi rifiuti ha una propria storia che rivisitata sarà  porterà  scritta addosso.

 Mentre scrivo mi punge vaghezza di ricordare che un secolo fa esisteva un ‘Anonimo napoletano’ esponente illuminato dell’Arte Sacra, appartenente ad  ambienti esoterici ed alchemici,  che pubblicò  le ‘Lunazioni’ in una rivista di settore gestita da  Giuliano  Kremmerz che non svelò la sua identità. Uso questo inusuale parallelo perché giocoforza se parliamo di alchimia parliamo di rigenerazione e di ‘nuova vita’ con il piombo che diviene oro. Se parliamo di lunazioni possiamo parlare di lunarità creativa, di risacca, di purgazioni che seguono sempre i cicli della luna. Purgazioni che ci purificano interiormente, ripulendo il ‘nero’ che è in noi e  lasciandoci vedere le cose da un altro punto di vista.  Un giocattolo rinvenuto nella spazzatura che viene ripulito e riciclato attraverso una nuova e ‘pulita’ veste. Ascoltiamo in merito Gianni Nappa: ‘L’artista sceglie istintivamente di dare spazio alla sua memoria, di operare nel recupero di concetti ed oggetti ormai sorpassati, nell’oblio della dimenticanza. La storia, il rielaborare l’esperienza sociale di mode, di usi e di un tempo che ci apparteneva e dove noi eravamo protagonisti nel partecipare e non solo di apparire. I giocattoli rimandano agli anni settanta ed ottanta recuperati in discarica o altre fonti, da riattivare sia in forma di denuncia che di solo approccio visivo; l’artista opera per rielaborare in sintesi una ipotesi che da si aggancia alla Pop Art per la riproducibilità del significato degli oggetti stessi. Le opere in sintesi, sono idee suggestive, piene del pathos e della capacità di unire l’aspetto ludico e quello tragico’.  Naturalmente, come già detto in precedenza, parliamo di uno  dei multiformi ansiti in cui si nasconde, ed al contempo si svela, l’arte contemporanea che è alla ricerca, anche attraverso la memoria, della ricerca immateriale degli oggetti che ritrovano una ‘nuova’ e ‘pulsante’ vita. Vita che ‘rinasce’ e si rinnova inseguendo ed afferrando lo scorrere del tempo. ‘Tempus fugit’, ma raggiunto nel ‘Paese delle meraviglie dell’Arte contemporanea’.  La filosofia dell’artista, ovvero la filosofia artistica di Gino Quinto, cambia la forma dell’arte stessa perchè non  obbligata ad una   codificazione estetica ormai superata.  Nulla esiste fuori del campo del ricordo e della memoria che pur se sedimentata riesce a produrre nell’artista una sovrapposizione di oggetti che si fondono in una bellezza generata, anche e principalmente, dagli scarti.  Ne più,  ne meno,  dell’artista che abbiamo presentato in precedenza  che creava ricercando scarti nella spazzatura. Ha un senso questo? Sì, lo ha, e non può che non appartenere a ‘Madre Terra e Mediterraneo’.   E’ la bellezza ‘di scarto’ che ha formato la viva sensibilità dell’artista che è, perdonatemi, ‘non allineato’.   Quello che la sua sensibilità di artista coglie ritorna amplificato dalla magia  della comunicazione e dell’arte contemporanea.

 Luigi Quinto come ‘Anonimo napoletano’ vince il premio della critica nella quarta edizione di ‘Rifiuti d’autore’ a Salerno. Opere sue in collezioni private in Italia e all’estero, e in istituzioni pubbliche e private. 

Roberto Cristiano

 

 

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