Poltrona vuota del presidente del Senato, durante la cerimonia per il 70° anniversario della Costituzione, Roma, 9 gennaio 2018. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Pd in attesa per rientrare nel gioco delle nomine

Se il dialogo tra M5S e centrodestra sulle presidenze delle Camere, dovesse naufragare, il Pd vuole ‘ripartire da zero’, cohe null’altro vuole dire che proporre Dario Franceschini per la presidenza della Camera o Emma Bonino per quella del Senato.

Per il Pd significa rientrare in partita, una posizione condivisa da tutti i presenti al tavolo notturno al Nazareno: Martina, Orfini, Guerini, Zanda, Delrio, Franceschini, Orlando, Emiliano. Condivisa anche dagli assenti: a cominciare da Matteo Renzi.

Renzi non c’era ieri e non c’erano nemmeno Boschi e Lotti. E non sarà presente nemmeno alla riunione dei gruppi di Camera e Senato oggi alle 18.  Perché la linea della ‘ripartenza da zero’ è la linea sulla quale facilmente si ritrova tutto un partito schiacciato all’opposizione dopo la sconfitta elettorale. Ma per Renzi è la linea che lo porterebbe a incassare i due capigruppo: Lorenzo Guerini, sul quale si registra comunque un consenso più unanime nel partito rispetto al candidato renziano per il Senato, Andrea Marcucci.

‘Ci hanno detto ‘abbiamo gia’ deciso i presidenti di Camera e Senato, uno a Forza Italia e uno al M5s. Ci vediamo e ve lo diciamo’, ma allora bastava un sms, dice Ettore Rosato a Circo Massimo su Radio Capital. E aggiunge: ‘Ho visto in serata che Forza Italia diceva ‘facciamo un incontro partendo da zero’. Ed è su questa base, osserva l’esponente Dem, che noi siamo disponibili, come sempre, al confronto e a ragionare insieme.

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