Matteo Renzi all’attacco

Torna a parlare Matteo Renzi e lo fa dalle colonne de il Corriere della Sera, dove è tornato a parlare dell’arresto dei suoi genitori, definito abnorme in occasione di un post condiviso sulla propria pagina Facebook. Matteo Renzi: È da vigliacchi mettere in mezzo la mia famiglia.

Duro il commento di Matteo Renzi, che ha definito un gesto vigliacco coinvolgere la sua famiglia in quella che lui indica come una lotta politica. “Vorrebbero giudicarci tutti nelle piazze populiste e aspettare un mio fallo di reazione. C’è una tale campagna di odio contro di me.  Lo sanno anche i sassi dove vogliono andare a parare. Però è da vigliacchi mettere in mezzo la mia famiglia. Se la prendessero con me, avessero questo coraggio. Io sto qui, non mi muovo e non ho paura“.

 L’ex premier e segretario del Partito democratico è tornato a insistere sul tema della magistratura a orologeria. “Hanno messo al gabbio mia madre, di più non potevano fare. Ora loro hanno finito e inizio io. Se anche i miei venissero condannati, e così non sarà, riceverebbero comunque una pena meno pesante dell’arresto, così dicono gli avvocati. E quindi perché metterli ai domiciliari? Solo per lo spettacolo mediatico“.

 Se non avessi fatto politica i mie genitori non subirebbero questo.  Anche se in tanti cercano parole di consolazione, io conosco la verità che nessuno vuole dire. Se non avessi fatto politica, oggi i miei genitori non subirebbero questo.  Se loro sono in questa situazione umiliante è colpa del mio impegno politico di questi anni.

Perché la misura degli arresti domiciliari è stata eseguita proprio il 18 febbraio? L’ordine di arresto è arrivato cinque giorni prima all’ufficio del pubblico ministero. Il pm, però, era in ferie ed era stato deciso di notificare il provvedimento nei giorni successivi. Le cose sono cambiate quando il terzo dei soggetti posti agli arresti domiciliari – Mariano Massone, affidato ai servizi sociali in prova – ha chiesto il permesso per un viaggio. Quanto all’esecuzione, l’ufficio del pm risulta avere ricevuto l’ordine di arresto nel pomeriggio di mercoledì 13. Ma il pubblico ministero Luca Turco era in ferie. Era disponibile a rientrare in servizio, ma era stato deciso di notificare i provvedimenti nei giorni successivi. Lunedì 18 però la Guardia di Finanza ha fatto presente che Mariano Massone, la terza persona colpita dalla misura e che era affidato in prova ai servizi sociali dopo una condanna per bancarotta, aveva chiesto un permesso per un viaggio. Così gli inquirenti hanno deciso di procedere subito agli arresti. Il provvedimento è stato notificato  lunedì alle 18.53.

L’altra questione riguarda la scelta di una delle misure cautelari più restrittive. Il gip ha disposto gli arresti domiciliari perché ha ritenuto che ci fosse pericolo di reiterazione del reato. E il rischio che l’indagato possa compiere nuovamente il reato di cui è accusato è una delle tre condizioni previste dal codice penale per la disposizione delle misure cautelari.

In questo caso, il gip ha ritenuto che esistesse il pericolo della reiterazione. Un pericolo che – scrive il giudice – “emerge dalla circostanza che i fatti per cui si procede non sono occasionali e si inseriscono in un unico programma criminoso in corso da molto tempo  realizzato in modo professionale con il coinvolgimento di numerosi soggetti e pervicacemente portato avanti anche dopo l’inizio delle indagini”.

Secondo il gip, insomma, c’era il rischio che i coniugi Renzi compiessero ancora il reato di bancarotta. Nella sua ordinanza il magistrato spiega:

Il magistrato aveva la facoltà di disporre una misura meno restrittiva – come la sospensione dalle cariche societarie – ma non l’ha ritenuta sufficiente perché, ha argomentato, avrebbe lasciato gli indagati “liberi di agire con condotte assai più subdole e pericolose perché di più difficile accertamento”.

 

 

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