Emendamento Pini, Csm: “Giustizia ingestibile e a rischio implosione”

Duro l’attacco del Csm all’emendamento del leghista Pini, sulla legge comunitaria:” Pone seriamente a rischio l’indipendenza della magistratura e  può rendere il sistema giudiziario italiano davvero ingestibile determinandone l’implosione”. Non usa dunque mezzi termini il Csm e consegna un documento, contenente tale allarme, al ministro della Giustizia Paola Severino. L’emendamento  è stato approvato in un pomeriggio con 19 voti favorevoli; 3 i contrari, uno scontato del laico della Lega Ettore Albertoni, gli altri dai consiglieri del Pdl Nicolò Zanon e Bartolomeo Romano.

Divergenze di opinioni proprio tra i laici del Pdl: Annibale Marini, presidente emerito della Consulta, ha votato con la maggioranza ( come ha fatto pure il vice presidente del Csm Michele Vietti); mentre Bartolomeo Romano si è astenuto. La preoccupazione maggiore del Csm riguarda la possibilità che viene introdotta di agire direttamente nei confronti del magistrato da parte di chi si sente danneggiato dalla sua decisione, invece che verso lo Stato come prevede attualmente la normativa. “Il magistrato, destinato a scegliere tra tesi contrapposte, potrebbe essere condizionato e influenzato in tale scelta e portato a preferire la soluzione che lo possa meglio preservare dal rischio dell’esercizio dell’azione diretta”,piuttosto che quella “maggiormente conforme a giustizia”, precisano i consiglieri. Ed è proprio questo aspetto – che peraltro rende l’Italia unica, visto che “in nessun paese europeo è prevista la possibilità indiscriminata di intraprendere un’azione diretta per responsabilità civile del giudice”- ad esporre “il sistema al rischio di implosione”.

E’ concreto il pericolo che le parti, “attraverso l’esercizio immediato e diretto dell’azione nei confronti del magistrato, possano costringere il giudice non gradito all’astensione” o comunque “possano, indirettamente, scegliersi il proprio giudice”. Peraltro non è affatto vero,nota Palazzo dei Marescialli, che l’Europa ci chiede di modificare le nostre attuali regole, anche perché “i limiti previsti dalla legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati sono conformi alla legislazione degli altri paesi europei”.

 

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