Cosima Spender con ‘Palio’ ha conquistato l’America

Ieri, a Siena, nella Sala delle Lupe del Palazzo Pubblico, si è tenuta la trentaseiesima edizione del premio ‘Mario Celli’, che ricorda il noto giornalista e organizzatore senese. I premiati di quest’anno sono stati lo scultore Luca Alinari e la regista Cosima Spender, nata a Siena, figlia degli artisti Matthew Spender e Maro Gorki che nel 1968 scelsero di vivere nella campagna Senese. La Spender è stata recentenente premiata a New York al Tribeca Film Festival di Robert De Niro per il suo docufilm ‘Il Palio’. Dice Cosima: ‘L’Italia rappresenta la mia infanzia. Sono nata in Chianti, e il paesaggio intorno a Siena è nelle mie vene. Sono cresciuta parlando, prima di tutto, il ‘toscanaccio’ e poi l’inglese. Da piccola, mi incontravo ogni pomeriggio con i bambini di un paesino. Giocavamo ai quattro cantoni, a nascondino e a fare i fuocherelli nei boschi.  A Siena ci sono andata a scuola dagli 11 ai 14 anni. Era diversa dalla campagna. I bambini parlavano di contrada e di Palio. Mi sentivo estranea, anche perché avere i genitori non solo inglesi, ma anche artisti, era una rarità. A casa l’ambiente era caotico e creativo, con gente che andava e veniva da varie parti del mondo. A casa dei compagni di classe c’era l’ordine e la calma. L’unica euforia era attorno al Palio. Dopo dieci anni in cui ho girato documentari in Africa e in Europa ho avuto la voglia di tornare a casa, di immergermi nel paesaggio, e di raccontare una storia intorno al Palio. Era da tanto che ci pensavo, dai tempi della scuola di cinema, ma ero troppo inesperta per un argomento così complesso. All’università ho studiato antropologia e storia dell’arte, quindi i riti e le tradizioni mi sono sempre interessati. Trovo incredibile come un fenomeno come il Palio esista ancora in Europa, dandoci uno squarcio sul Medioevo. È il lato umano, e artistico insieme, che mi interessa nei documentari. In questo progetto, per esempio, è la relazione sviluppata con i personaggi il lato di cui sono più orgogliosa; senza quella, sarebbe venuto fuori un altro film, completamente differente e con minor anima. Così, invece, sono riuscita anche a parlare del mio amore per la terra in cui sono nata e cresciuta, per la lingua che ho ascoltato e parlato fin da bambina. Amo il crescere della tensione, il gioco intorno a questo antichissimo spettacolo che riunisce tutti nei bar, a casa, nei negozi nei giorni prima del Palio a indovinare che cosa sta succedendo dietro le quinte. Mitica la ‘Mossa’ con il silenzio prima della busta con l’allineamento tra i canapi; i giochi degli sguardi tra i fantini, il pubblico che incita i fantini, il tondino. La corsa stessa è straordinaria. Il premio Celli é spiritualmente il premio più importante perché Siena è il soggetto del film e i senesi sono molto ‘gelosi’ del Palio.

 

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