Pd, oggi la Direzione

Alla direzione del Pd, che si svolgerà oggi pomeriggio,  Renzi  più che alla costruzione di una alleanza a sinistra, punta a evitare una spaccatura del partito, incentrata proprio sul tema delle alleanze. Con le minoranze di Andrea Orlando e Michele Emiliano pronte ad andare alla conta su un documento comune che chiede un impegno alla coalizione larga, con Mdp. A loro, Renzi ha recapitato un messaggio: ‘Aprirò seriamente, e mi farò carico di una proposta unitaria’.
La  Direzione sarà decisiva e   detterà la linea che porterà il Nazareno verso le elezioni del 2018. Matteo Renzi in queste settimane sembra aver cambiato registro aprendo il dialogo anche con gli ex dem, che in questi giorni non gli hanno risparmiato critiche durissime.  Oggi Renzi vedrà anche i Radicali italiani di Emma Bonino e Riccardo Magi e il promotore di Forza Europa Benedetto Dalla Vedova, che in questi mesi hanno aperto uno spiraglio per una alleanza con i democratici.

A sinistra il malumore è forte per quella sorta di autosufficienza che il Pd renziano è accusato di coltivare quando evoca il 40 per cento.I pontieri dem, da Lorenzo Guerini ai ministri Dario Franceschini e Andrea Orlando, continuano a mandare segnali di apertura. Lo stato maggiore del partito è al lavoro per fare appello a tutti per una solida alleanza di centrosinistra, che faccia riferimento ai temi concreti, da quelli in discussione nella legge di Bilancio al programma futuro.

Al momento dall’ala orlandiana sono stati predisposti due documenti. Nel primo viene ribadita la vocazione maggioritaria del Pd e sottolineata la necessità di lavorare alla creazione di un campo largo di centrosinistra. Nel secondo viene indicata la strada per conseguire l’obiettivo attraverso una serie di proposte sulle legge di Bilancio che possano incontrare il favore degli ex compagni di Mdp. Ma gli ordini del giorno della minoranza potrebbero essere superati dalla relazione di Renzi se, come viene confermato da fonti Pd, riassumerà quanto chiesto dalla minoranza. E che potrebbe essere votata all’unanimità.

In Direzione nazionale i numeri sorridono al segretario: su 120 membri eletti, 84 sono quelli di maggioranza, 24 gli orlandiani, 12 gli ‘emiliani’.

Anche se i venti franceschiniani si schierassero contro Renzi insieme alle minoranze, i 64 renziani ortodossi avrebbero la meglio. Insomma, negli organi che gestiscono il partito, Renzi non rischia nulla. Metterlo in minoranza, a meno di rivolgimenti oggi impensabili, non è possibile.

Renzi quando parla di ‘apertura’  vuole dire  che a parole proporrà un’alleanza a tutti, al centro e a sinistra, compresi coloro  con cui dice ‘governiamo insieme anche dopo la scissione con le nostre diversità in 14 Regioni e migliaia di Comuni’. E senza preclusione alcuna sui temi, compreso il tema del lavoro, ma senza autocritiche e  ammissione degli errori fatti in questi anni. Anzi rivendicando con orgoglio il lavoro che ha consentito di salvare l’Italia: ‘Quello che è stato fatto  è stato fatto, ora vediamo di parlarci su alcuni punti. Ma basta con queste chiacchiere politicistiche, iniziamo a parlare delle cose da fare’.
Renzi in realtà  vuole agganciare Giuliano Pisapia con cui Lorenzo Guerini ha tenuto contatti negli ultimi giorni, per tentare la nascita di una lista a sinistra del Pd,  capace di intercettare il voto utile. Ma Pisapia è isolato tra i suoi come testimonia l’intervento di Laura Boldrini che ha escluso a tinte forti un accordo con Renzi e il Pd: ‘Dobbiamo prendere atto che i presupposti di una coalizione di centrosinistra col Pd allo stato attuale sembrano non esserci’, smentendo di fatto Pisapia.
La Boldrini ha consegnato in questo modo a Pietro Grasso un pezzo di ‘Campo Progressista’.

La verità è che la pressione sull’ex premier al Nazareno è fortissima, anche da una parte rilevate dei suoi. Perché la rottura a sinistra equivale a perdere il grosso dei collegi. E in parecchi hanno apprezzato l’appello di Veltroni che sottolinea il rischio di una spaccatura, ma senza esiti.    Renzi è convinto che anche in caso di corsa solitaria è vincente: ‘Vedrete in Emilia e Toscana, vinciamo anche da soli’.

E convinto, al tempo stesso,  che non ci sia apertura programmatica che tenga, ma che la vera richiesta di quelli che sono usciti è che si tolga di mezzo, indicando un altro candidato premier.

Il capitolo dell’alleanza tra Pd e Mdp, al netto di questo ennesimo giro di appelli e controappelli è chiuso. E la direzione del Pd  assomiglia alla famosa assemblea di febbraio in cui si consumò la scissione. A microfoni spenti dice un dirigente dem di peso: ‘Non accadrà nulla di sostanziale. Per fare un’alleanza con Mdp dovremmo resettare quel che abbiamo fatto e non sta in natura. E loro non possono permettersi nessun accordo con noi sennò perdono la metà dei voti che hanno’.

Bisogna stare alla realtà,  dice Roberto Speranza,  e la realtà è che ‘serve una alternativa a Grillo, Salvini, Berlusconi e Renzi’.

All’assemblea di ‘Campo Progressista’  non si respirava il clima da lista alleata del Pd. Le conclusioni l’ex sindaco di Milano le ha lasciate a Ciccio Ferrara, anche lui più duro di Pisapia: ‘Non abbiamo avuto mai e poi mai un ascolto dal Pd e in questi ultimi due giorni ci chiamavano, ci supplicavano. E perché si sono ricordati solo oggi?’.

Roberto Cristiano

 

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