La Resistenza fu per molti una scelta di vita. E fu una anche storia di donne coraggiose. Ci fu la quotidiana resistenza e il quotidiano esercizio di coraggio delle ‘staffette’, cioè coloro che superavano le linee tedesche per portare i messaggi da una parte all’altra dei fronti di combattimento. Ci fu la quotidiana resistenza di chi soccorse partigiani, fuggiaschi e perseguitati e di chi, donna coraggiosa, li ospitò nella propria casa, non curandosi delle conseguenze ben note, se solo i Tedeschi le avessero scoperte.

Tina Anselmi, sconvolta dalla vista di un giovane gruppo di partigiani impiccati si unì alla Resistenza. Tina divenne staffetta della Brigata Autonoma ‘C.Battisti’ e del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà.

 Vittoria Nenni, terzogenita di Pietro Nenni, entrò a far parte della Resistenza francese. Arrestata dalla Gestapo, con l’accusa di aver stampato e diffuso manifestini antinazisti e di avere svolto, soprattutto negli ambienti universitari, propaganda gollista antifrancese fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz dove morì. Avrebbe potuto salvarsi, rivendicando la nazionalità italiana. Non lo fece, decidendo di morire coraggiosamente.

Nilde Iotti, partecipa attivamente alla Resistenza organizzando i ‘Gruppi di difesa della donna’ che raccolgono indumenti, medicinali, alimenti per i partigiani e si adoperano per portare messaggi, custodire liste di contatti, preparare case-rifugio, trasportare volantini, opuscoli e anche armi.

Sono storie di combattenti, di 35 mila donne. Di 70 mila che fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare.

Cocis