Dal 19 al 28 giugno, Roma ha restituito al pubblico Visita ai Parenti, la prima opera del ciclo Teatro della Persona, ideato da Walter Manfrè, su testo di Aldo Nicolaj. Aveva debuttato nel 1989 nei sotterranei del Teatro Cenacolo, e da lì ha girato alcuni tra i maggiori festival internazionali prima di tornare nella città dove tutto è iniziato.
Riprende da Palazzo San Lorenzo, a pochi metri dalla facoltà di Psicologia e dal servizio di neuropsichiatria, e trasforma un teatro in un istituto di igiene mentale. Domenica 28 giugno, per l’ultima replica, siamo tanti assiepati nella sala d’attesa, tanti e tutti diversi.
Lentamente iniziamo a capire il senso del Teatro della Persona, perché in quei momenti è già“spettacolo”. Seduti nel luogo dalle pareti soffici e dalle camicie lunghe, circondati dal personale sanitario, a chiederci quale parente potremo incontrare da lì a poco. Le infermiere scorbutiche, assorbite dal meccanismo che non lascia vie di fuga, ci guidano nei vari corridoi con sguardo psicotico e spietato di chi si è indurito a contenere inconsci.
In fila indiana abbiamo attraversato 6 sale e 6 storie, 6 vite interrotte da una follia. Tanti frammenti di verità, storie un po’ polverose, di un contesto non più così attuale. Ma non conta. Resta presente la traiettoria curva che prende la vita quando incontra un ostacolo strano, inatteso, un desiderio o una paura, un’ombra che trasforma la realtà e la fa diventare altro. Nelle celle di costrizione, confinamento e confessione, si ripete, gruppo dopo gruppo, giorno dopo giorno, la stessa verità distorta, fatta di relazioni piegate dentro una forza gravitazionale che ingoia e sputa la vita.
Lo spazio dell’istituto è gabbia, è conforto, è anche parte della trama. E noi siamo stati chiamati a partecipare alle storie. Ascoltiamo e per un attimo lungo un pomeriggio, le pareti ingoiano anche noi e i nostri parenti.
Fino a ritrovarci nella sala d’attesa dov’eravamo all’inizio, ad applaudire gli attori e a metabolizzare l’esperienza allentando la tensione via via accumulata. Determinante nel successo, il lavoro del cast per intero, rimasto quasi identico a quello della prima edizione: Giuliana Antenucci, Chiara Condró, Maurizio Di Carmine, Tommaso Ieradi, Antonella Nieri (vedova di Manfrè) e Gianni Pellegrino. Tra tutti, ci ha colpito la saponificatrice Chiara Condró (già meravigliosa ne La Cena), che, nello spazio più angusto, col suo sorriso da bimba e l’ossessione per il pulito, non chiede scusa, non si lamenta, anzi.

Quest’omaggio postumo a Manfrè, scomparso due anni fa, è stato voluto da Luca Carinci, direttore del teatro, insieme a Manuel Manfrè, figlio del regista. A settembre, sempre al Teatro San Lorenzo, sarà la volta de La Cena, altro capitolo dello stesso Teatro della Persona. Visita ai Parenti, invece, arriverà a Lamezia Terme e sarà realizzato proprio in un ex manicomio.
Il Teatro della Persona non si racconta, si attraversa. E aver partecipato significa anche condividere e così continuare il tributo.

Patrizia Millan
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