Nucleare, il governo Meloni sceglie il tema della fusione nucleare

“Le dichiarazioni del presidente Giorgia Meloni sul nucleare da fusione sono lungimiranti e pragmatiche”,  ha detto il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli.

Nessuna preclusione nei confronti del nucleare, ma la vera sfida per l’Italia è quella della fusione. A margine della Cop28,  a Dubai, Giorgia Meloni ha commentato così la dichiarazione con la quale 22 Paesi hanno chiesto di triplicare il nucleare entro il 2050, come risposta all’obiettivo di zero emissioni nette. “Su queste questioni bisogna essere sempre molto pragmatici e non ideologici: io non ho preclusioni su nessuna tecnologia che possa essere sicura e che possa aiutarci a diversificare la nostra produzione energetica”, ha spiegato il premier, precisando però che “non sono certa che oggi, cominciando da capo sul tema del nucleare, l’Italia non si troverebbe indietro, ma se ci sono evidenze del fatto che noi si possa invece avere un approccio con un risultato positivo sono sempre disposta a parlarne”.

Tra i firmatari della dichiarazione, della quale ha dato notizia il Guardian, compaiono Bulgaria, Canada, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Francia, Ghana, Giappone, Moldavia, Mongolia, Marocco, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ucraina, Ungheria, Regno Unito e Stati Uniti. “Non stiamo sostenendo che questa sarà assolutamente un’alternativa radicale a ogni altra fonte di energia. Ma sappiamo da prove scientifiche che non è possibile arrivare allo zero netto nel 2050 senza il nucleare. Questa è solo una realtà scientifica”, ha detto l’inviato Usa per il clima, John Kerry, citato dal quotidiano britannico.

Ai giornalisti che le hanno chiesto un commento durante il punto stampa, Meloni ha quindi chiarito di credere “piuttosto che la grande sfida italiana, sia il tema della fusione nucleare, anche se diciamo è un po’ più in là da venire ma senza visione non si va da nessuna parte”. “La fusione nucleare – ha proseguito il premier – potrebbe essere la soluzione domani di tutti i problemi energetici, delle crisi che nascono dalle questioni energetiche, ed è una di quelle tecnologie sulla quali l’Italia è più avanti di altre. Questo è sicuramente un elemento sul quale troverete sempre la mia massima concentrazione e il mio massimo sostegno, perché io credo che l’Italia debba avere la capacità di pensare in grande e questo è uno di quei temi in cui può farlo, e sta agendo in grande”.

“È un obiettivo che dobbiamo continuare a centrare. Chiaramente lo dobbiamo fare mentre produciamo altre fonti energetiche”, ha detto il premier, spiegando di apprezzare il fatto che, nelle sue conclusioni, il vertice abbia dichiarato target raggiungibili come la capacità di triplicare la produzione di energia da rinnovabili entro il 2030 o la capacità di raddoppiare annualmente l’efficienza energetica. “Si sono fatti importanti passi in avanti. Io penso che i passi in avanti devono essere sempre concreti e penso che sia stato dimostrato senso di responsabilità. Penso che l’obiettivo del Loss and Damage, ad esempio, sia un obiettivo concreto e utile” e altri obiettivi sono “raggiungibili e concreti”.

“Io non sono neanche stata d’accordo sul fatto che si dicesse la Cop28 non potesse essere ospitata da una nazione che produce fossili, perché – ha spiegato Meloni – se non si coinvolgono anche queste Nazioni, visto che gli obiettivi sono globali, alla fine non ci arriverai mai. Gli obiettivi sono chiari per tutti, anche per le nazioni che dovrebbero essere più rigide da questo punto di vista”. “È la tempistica chiaramente – ha avvertito – che deve essere sostenibile, ma sostenibile perché come ho detto tante volte e ribadito anche qui pubblicamente, la sostenibilità climatica-ecologica deve camminare insieme alla sostenibilità sociale ed economica altrimenti ci porta dritti alla deindustrializzazione”.

“Lungimiranti – spiega Rampelli – perché l’Italia potrebbe essere nazione capofila sulla tecnologia della fusione. Svolgendo la funzione di locomotiva sul nucleare del futuro da cui potrebbe trarre inimmaginabili benefici. Pragmatica perché l’Italia non potrebbe concretamente affrontare un lungo e contestato percorso per realizzare reattori tradizionali da fissione. Rischiando di arrivare alla loro accensione quando la tecnologia si troverà alla vigilia della fusione nucleare. Avanguardia del futuro o retroguardia del passato, questa la scelta sulla quale il capo del governo ha stabilito la giusta rotta”.

“E’ un momento chiave del nostro sforzo per contenere la crescita delle temperature entro 1,5 gradi – ha detto –  Anche se ci sono ragioni per essere ottimisti, l’obiettivo è lontano. La Cop28 deve essere una svolta”. L’Italia, ha assicurato Meloni, “sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione, lo fa in modo pragmatico, con un approccio di neutralità tecnologica, libero dal radicalismo”, l’unica strada possibile “se vogliamo essere efficaci”.

Assieme alla Francia, Roma svetta alla Cop28 per il contributo al ‘Loss and damage’, il fondo per i paesi vulnerabili costretti a pagare le conseguenze di un’industrializzazione ‘selvaggia’ decisa e portata avanti da altri: l’Italia verserà 130 milioni, con un’attenzione particolare all’Africa. Tassello di un puzzle più grande, quello del Piano Mattei che il governo porta avanti.

Meloni  ricorda che l’Europa ha progressivamente rinunciato al controllo sulle supply chain fondamentali per poi ritrovarsi priva di qualsiasi controllo sulle questioni centrali al momento dell’esplosione delle crisi. Così “dipendiamo da Paesi dei quali non sempre possiamo fidarci, dunque – ha affermato Meloni – ora uno dei problemi dell’Ue è il controllo sulle supply chain fondamentali, tra le quali l’energia”.

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