Meloni: il premierato è la madre di tutte le riforme. La stampa dei giornaloni torna all’attacco sul presidenzialismo

La  grande stampa, Repubblica in testa, tornano a intonare il rispetto della Costituzione contro la riforma presidenzialista (Casellati-Meloni) disegnata dal centrodestra compatto. L’elezione diretta del premier con annessa norma anti-ribaltoni per evitare salti della quaglia e governi tecnici, non piace ai paladini dello status quo.

Secondo la sinistra politica e i giornali amici dietro il presidenzialismo targato Meloni si annida il fantasma del cesarismo, della deriva plebiscitaria. E si profilerebbe la prospettiva di un capo dello Stato semplice passacarte e l’esautoramento delle Camere.

Cosa ne pensa, Sergio Mattarella, si chiede Repubblica, “di questo premierato che derubrica la figura del Capo dello Stato a notaio della Repubblica?”. Il presidente non lascia trasparire alcun umore, né lo farà, si tiene fuori dal dibattito parlamentare, e autorizzerà la presentazione del disegno di legge alle Camere, secondo il comma quattro dell’articolo 87 della Costituzione. Lì, la riforma Casellati-Meloni, farà il suo iter.

A suffragare la tesi dell’oltraggio allo spirito repubblicano ecco  l’intervista all’ex presidente della Consulta, Giancarlo Coraggio: “Per quanto la materia sia caratterizzata da una grande discrezionalità politica, direi che la finalità di un rafforzamento dei poteri del premier avrebbe potuto essere perseguita con un intervento meno sconvolgente rispetto al sistema attuale. Il presidenzialismo – sostiene – può essere ottenuto in modo più coerente con il quadro istituzionale disegnato dai nostri Costituenti. E soprattutto più rispettoso dei ruoli delle altre due istituzioni che entrano in gioco, il Parlamento e il capo dello Stato”.

Insomma siamo di fronte a uno squilibrio nei rapporti tra i poteri. Tanto più se all’elezione diretta del premier si aggiunge un forte premio di maggioranza. È proprio il cumulo delle due misure che si risolve in un’evidente forzatura del sistema. La crociata di Repubblica è appena iniziata. Per la Stampa, ancora più polemica, invece, la montagna del presidenzialismo ha partorito un premierato piccolo piccolo: ‘Una riforma così chirurgica che, al netto delle dovute proteste delle opposizioni, ha messo anticipatamente in un cassetto i sogni alla De Gaulle di Giorgia Meloni’.

Sarà pure la “madre di tutte le riforme” per Giorgia Meloni, ma per le opposizioni resta una proposta da respingere al mittente. Dopo l’approvazione  in Cdm del premierato, si conferma il no alla riforma del centrodestra ed anzi, entrando maggiormente nel dettaglio, si amplificano le critiche. “Pasticciata e pericolosa” per Elly Schlein. Un “Italierato mai sperimentato al mondo” per Carlo Calenda. E da Italia Viva che pure si era detta disponibile al sostegno, al momento, prevale la prudenza. “Sì all’elezione diretta del premier, no ai pasticci”, è l’avvertimento di Matteo Renzi. 

Se anche Italia Viva dovesse smarcarsi, per il premierato di Meloni si profila un iter non solo lungo, ma anche vivace: sarebbe la riforma della maggioranza ‘contro’ l’opposizione e finirebbe per caricare di un denso significato politico il referendum. A quella data mancano anni e una lunghissima discussione parlamentare a cui si affiancherà anche quella della riforma della legge elettorale. Intanto ai blocchi di partenza Pd, Azione, M5S, Più Europa e Avs si preparano alla battaglia con Italia Viva che sembra meno pronta al sostegno del progetto del governo. 

Dice la coordinatrice Raffaella Paita: “Mi pare che nella proposta della maggioranza sulle riforme costituzionali ci siano un po’ di pasticci. Aspettiamo di leggere i testi”. Per Schlein si tratta di una proposta che “indebolisce nuovamente il Parlamento. E’ una riforma che limita le prerogative del Presidente della Repubblica e che smantella la forma parlamentare. Non è un caso che la presentino proprio ora per coprire il fatto che nella manovra mancano le risposte che servono al Paese sul terreno economico e sociale”.

Calenda conia il neologismo ‘Italierato’ per la riforma Meloni: “Il governo ha approvato una riforma in Cdm che potremmo chiamare l’Italierato. Non è un cancellierato (che avremmo approvato), non è un Premierato, non è Presidenzialismo o semi-presidenzialismo. È una nostra invenzione mai fino ad ora sperimentata nel mondo. Il Parlamento non funziona, il federalismo non funziona, la pubblica amministrazione non funziona. Meloni ha trovato la soluzione: occuparsi d’altro. Il che rappresenta bene la storia di questo governo”. 

Netto Nicola Fratoianni: “E’ una specie di mostro giuridico istituzionale di fronte ad un Parlamento già ampiamente umiliato dal ricorso continuo alla decretazione d’urgenza e al voto di fiducia”. Anche per il responsabile Riforme del Pd, Alessandro Alfieri, quella del governo “non è una riforma, ma è un attacco al modello di repubblica parlamentare”. E l’ex-presidente della Camera, Roberto Fico dei 5 Stelle, scrive sui social: “Il premierato meloniano è una riforma pasticciata e approssimativa. Una scelta che non favorirà la governabilità ma accentuerà gli squilibri del sistema”.

Stefano Ceccanti, costituzionalista ed ex-parlamentare Pd, mette giù a caldo un’analisi delle numerose “anomalie” del premierato made in Meloni. E tra queste ne rileva una un po’ paradossale: se cade il premier eletto direttamente dai cittadini, il suo successore è in realtà il ‘premier forte’. Spiega Ceccanti: “Il secondo premier è più forte del primo perché solo la sua caduta porterebbe al voto anticipato, non quella dell’eletto direttamente”. E rivolto a Italia Viva osserva: “Il progetto dovrebbe quindi essere rifiutato, a logica, anche dai sostenitori del sindaco d’Italia”.

Giorgia Meloni l’ha definita la “madre di tutte le riforme”. Così in conferenza stampa ha presentato, dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al testo, la riforma del premierato ossia l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Il disco verde è arrivato all’unanimità. È una “riforma costituzionale – ha spiegato – che introduce l’elezione diretta del presidente del Consiglio e garantisce due obiettivi che dall’inizio ci siamo impegnati a realizzare: il diritto dei cittadini a decidere da chi farsi governare, mettendo fine a ribaltoni, giochi di palazzo e governi tecnici” o “passati sulla testa dei cittadini”. Non saranno toccate le competenze del presidente della Repubblica.

In merito al premierato, il cui testo è stato messo a punto dalla ministra Elisabetta Casellati, Meloni ha spiegato che “quando i governi vanno a casa dopo un anno e mezzo c’è una debolezza. Io credo che sia una riforma fondamentale. È una priorità e proprio perché siamo stabili e forti abbiamo la responsabilità di cogliere questa occasione e per lasciare a questa nazione qualcosa che possa risolvere i propri problemi strutturali”.

Con questo riforma il premier può essere “sostituito solo da un parlamentare” e quindi è la fine dei governi tecnici e anche delle “maggioranze arcobaleno”. Si rinvia poi alla legge elettorale la responsabilità di garantire una maggioranza. È prevista anche una norma anti-ribaltone: il presidente eletto può essere sostituito solo in un caso, e solo da un parlamentare che resta vincolato al programma del premier eletto e deve far parte della stessa maggioranza.

Altro punto della riforma riguarda i senatori a vita: “Non ci saranno più, fatto salvo per gli ex presidenti della Repubblica e gli attuali senatori a vita. Dopo il tagli dei parlamentari l’incidenza dei senatori a vita è molto aumentata”.

 

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