La rielezione di Mattarella e la decomposizione dei partiti

L’Italia tira un sospiro di sollievo e saluta la rielezione di Sergio Mattarella. Ottima scelta anche perché è stata favorita dalla mediazione del Premier Mario Draghi. Insieme si sono assunti l’onere di portare il Paese fuori dalla pandemia e di rilanciarne la crescita economica. Il Presidente della Repubblica aveva espresso chiaramente le ragioni che lo portavano ad escludere una sua rielezione, ma la situazione di gravità e di stallo istituzionale lo ha fatto tornare sui suoi passi. Unico responsabile è il sistema dei partiti che versa in uno stato avanzato di decomposizione. Questa settimana trascorsa si lascia alle spalle un cumulo di macerie che diventa difficile finanche poterle contare. Il ritiro dalla competizione di Silvio Berlusconi, ha fatto emergere ancora una volta l’assenza di una leadership nel centro destra. Candidati dati in pasto ai media, senza una razionalità politica senza un minimo di riscontro con la realtà, senza nemmeno riflettere, per qualche istante, sui danni che si sarebbero potuti arrecare alle istituzioni bruciando sull’ara del pressapochismo e del dilettantismo politico presidenti del Senato, presidenti del Consiglio di Stato, capi dei servizi segreti. Una sorta di girone dantesco in cui tutti hanno fatto a gara per mostrare la loro forza o la loro abilità nel tessere le fila, ma senza metodo e strategia. Il risultato è davanti agli occhi di tutti gli italiani: l’alleanza maggioritaria sembra svanita nel nulla. L’unico collante che la fa sopravvivere è la paura di elezioni anticipate e il timore di perdere la tanto agognata pensione. Questo tutto in barba a chi si spacca la schiena o di chi, giovane studente,  per uno stage perde la vita e con essa i suoi sogni e le sue speranze. Ma i conti non tornano nemmeno nel cosiddetto versante progressista. Cosa unisca Pd, Cinque Stelle e Leu è diventato un tabù. Il partito dei “vaffa” che nel 2018 ha vinto le elezioni ed aveva promesso agli italiani di cambiare il Paese è ormai diventato la sommatoria di tanti progetti e idee( si fa per dire)politiche indecifrabili. L’attuale “capo” Giuseppe Conte, ha come unico obiettivo quello di costringere alle dimissioni il Premier Draghi o quantomeno di ostacolarne l’azione di governo. Toccherà al mite Enrico Letta verificare se esistono ancora i presupposti per un cammino comune. Si deve prendere atto che siamo al fallimento dei partiti e della politica in questa legislatura. Emerge in tutto il suo torpore e la sua confusione l’incapacità di eleggere il Presidente della Repubblica, ma soprattutto di guidare il Paese in  emergenza  e di indicare agli italiani un orizzonte a cui guardare. Ma dalla decomposizione inizia sempre una ricomposizione. Occorre riflettere su quanto accaduto e trarne insegnamento per cambiare se stessi: in termini di leadership, di alleanze, di responsabilità verso il Paese che si rappresenta e di comunicazione. Manca solo un anno alle elezioni e avremo la guida di Mattarella e Draghi che potrà proteggerci. Il Premier alla luce della rielezione di Sergio Mattarella che un anno fa lo chiamò a guidare Palazzo Chigi, avrà, in questo anno, la possibilità di perseguire ancora con più determinazione gli obiettivi di governo nell’interesse del Paese, senza essere prigioniero di una maggioranza variegata e divisa. Un anno sembra lungo ma passa in fretta . Il sistema politica ha l’occasione per ricomporsi

Andrea Viscardi

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