La nuova par condicio: megafono a tutti

I video dei giornalisti Rai intenti a leggere il comunicato stampa contro la nuova par condicio, imposta loro dal Governo, continua a fare il giro del web per quanto, dai brevi estratti, non è chiaro né cosa sia successo, né perché la lettura di quel comunicato sia fondamentale.

I giornalisti si appellano alla legge 28 del 2000 per le “disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica”, la quale assicura la parità assoluta, disponendo una serie di regole ferree sul tempo di esposizione per ciascun esponente politico, la natura dei temi e delle trasmissioni, la facoltà dei giornalisti di intervenire o meno; legge che, ovviamente, è valida sia per le emittenti private che per l’unica emittente pubblica.

Quindi, nel lungo testo di legge, si leggono frasi come: “presentazione in contraddittorio di candidati e programmi politici” e “spazi ripartiti in modo uguale tra i due candidati ammessi”, idee e concetti che scompaiono nel nuovo regolamento della Commissione di Vigilanza Rai, l’organo incaricato di fornire le indicazioni per i servizi di informazione pubblica.

L’Agcom (Autorità per le Garanzia nelle Comunicazioni) ha accettato un regolamento che è “sostanzialmente uguale” a quello proposto dalla Vigilanza Rai ma che, per la prima volta in 24 anni, come sottolinea l’unica commissaria a votare contro, Elisa Giomi, risulta comunque diverso (e tiene a ribadire non soltanto da un punto di vista lessicale, ma anche sostanziale) da quello Rai.

Perché questo dovrebbe essere un problema? In Rai, gli esponenti politici della maggioranza non avranno limite di tempo per parlare nei talk show (regola che Agcom non applicherà) e RaiNews 24 trasmetterà i comizi senza alcun tipo di mediazione giornalistica.

Questa non è l’idea di servizio pubblico che i giornalisti Rai appoggiano, né sono disposti a diventare il “megafono” della maggioranza, come si legge nell’ormai famoso comunicato stampa. L’estrema diplomazia dell’Agcom è stata letta dagli esponenti del Governo come una conferma del fatto che il nuovo regolamento Rai sia, in realtà, non solo lecito e conforme alla legge, ma anche sovrapponibile a quello adottato nelle altre emittenti. Tuttavia, è quel “sostanzialmente uguale” nelle dichiarazioni ad aver spinto i giornalisti alla difesa del loro lavoro, in questo modo screditato e privo di significato. “Informazione indipendente, equilibrata e plurale”: come ogni cittadino merita.

di Alice Franceschi

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