Green Pass obbligatorio per conservare il Reddito di cittadinanza

L’obbligo di fatto scatterà il 1° febbraio con il giro di vite all’ingresso negli uffici pubblici per chi non è vaccinato

Il Green Pass sarà un pre-requisito indispensabile anche per conservare il diritto a percepire il Reddito di cittadinanza, il sussidio per le famiglie più disagiate e senza un’occupazione. L’obbligatorietà scatterà dal prossimo 1° febbraio.

È quanto emerge incrociando le disposizioni della Legge di bilancio e del decreto Covid del 7 gennaio scorso. La prima obbliga infatti obbliga chi percepisce il RdC a frequentare i Centri per l’impiego e partecipare ad attività e colloqui da svolgersi rigorosamente in presenza, mentre il secondo dispone che l’ingresso negli uffici pubblici sia subordinato alla presentazione almeno del Green Pass “light”, cioè quello che si ottiene con tampone e dura 48 ore.

Almeno 100 mila beneficiari a rischio

Il RdC coinvolge circa 3 milioni di persone, ma solo il 30% (1 milione di persone) è ritenuto occupabile e quindi soggetto all’obbligo di frequentare in presenza i Centri per l’impiego.

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Con l’aiuto della statistica si stima che i percettori di RdC sprovvisti di Green pass siano almeno il 10% del totale, vale a dire circa 100 mila beneficiari, che potrebbero vedersi revocare il sussidio.

Un invito a vaccinarsi

Il combinato si traduce dunque in un caloroso “invito” (se non obbligo) a vaccinarsi per ottenere il Green Pass rafforzato e non rischiare di perdere il diritto al sussidio. Una ulteriore stretta per i No-Vax ed una misura che equipara le posizioni di chi è disoccupato e di chi è occupato, perché chi lavora già da mesi è tenuto a presentare il Green Pass.

Il nuovo RdC

Il Reddito di Cittadinanza, introdotto dal primo governo Conte, è stato confermato come misura utile a sostegno delle famiglie anche da governo Draghi, ma con un rigoroso giro di vite per evitare frodi ed abusi.

La stretta si è tradotta in regole più rigide per chi percepisce il sussidio e nell’obbligo di accettare un lavoro. La nuova disciplina prevede che, al primo rifiuto di un posto di lavoro, scatta un decalage dell’assegno di 5 euro per ogni mese successivo, e che il sussidio venga revocato già dal secondo rifiuto (non al terzo come previsto dalle regole precedenti).

E’ stata anche introdotta una misura della congruità dell’offerta di lavoro che si commisura alla distanza della residenza dal posto di lavoro, che per la prima offerta deve essere entro 80-100 km dall’abitazione e per la seconda in qualsiasi posto in Italia.

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