Funerali Rauti, Fini contestato tra fischi e spintoni: “Traditore”

Fischi, urla, spintoni.  Un’accoglienza tutt’altro che calorosa quella riservata al presidente della Camera Gianfranco Fini, fortemente contestato dalla folla a Roma al funerale dell'ex segretario dell'Msi Pino Rauti.  “Vai via”, hanno urlato alcuni dei presenti al passaggio di Fini.   Una situazione che ha messo in imbarazzo persino la figlia di Rauti, Isabella,  che col marito Gianni Alemanno, ha tentato di calmare gli animi, mentre da più parti, fuori la chiesa di San Marco, si sentiva gridare: ‘Badoglio’, o anche ‘traditore’.

Il presidente della Camera è riuscito però ad entrare ugualmente in chiesa,  scortato dalle guardie del corpo e si è seduto accanto all'ex sottosegretario Alfredo Mantovano.  La cerimonia è stata ritardata di qualche minuto, ma si è evitato tuttavia di sospenderla.

"Camerata Pino Rauti, Presente". Cosi la folla assiepata fuori la chiesa San Marco ha salutato l'ex segretario dell'Msi al termine dei funerali. Al momento del saluto la bara era fuori dalla chiesa. "Boia chi molla, il grido di battaglia" l'urlo seguito al 'Presente' e poi una serie di canti di destra e tanti saluti romani.

Francesco Storace. D’accordo con la contestazione, Francesco Storace: “Sono credente e solo per questo non ho partecipato alla contestazione a Fini. Era un funerale. Ma il presidente della Camera, pur volendo rendere omaggio a Rauti, ha agito a freddo. Ho appreso da funzionari del cerimoniale capitolino che la presenza di Fini non era prevista”, ha scritto su Facebook il segretario generale della Destra.  “Se ha deciso solo all'ultimo momento di partecipare ai funerali di Rauti, ha sbagliato e di grosso – aggiunge – Su di lui si è scatenato il rancore di persone e comunità diverse che si ritrovavano nel lutto per un capo che se ne va in un mondo sempre più disperso e principalmente a causa sua. Fini avrebbe fatto bene ad astenersi, la sua è apparsa ai più una presenza provocatoria, anche se forse l'avrebbe presa peggio se fosse stato ignorato. Il presidente della Camera doveva saperlo. Per questo ho preferito andarmene”.

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