Alessandro Di Battista si infila il gilet giallo

In attesa del suo ritorno in Patria Alessandro Di Battista indossa il ‘gilet giallo’ e si schiera a fianco dei manifestanti francesi definendo ‘sacrosanta’ la loro battaglia. “Sono stati definiti fascisti, lepenisti, populisti di destra…il gioco è sempre lo stesso, catalogare per dividere!”.

“Le richieste dei “Gilet gialli” sono sacrosante, così come sacrosanta è la loro battaglia contro questa stramaledettissima globalizzazione” che ha distrutto “diritti sociali” e “provocato l’esplosione degli esodi di massa”. “Altro che libero mercato, scrive Di Battista, il sistema neoliberista negli ultimi 20 anni ha solo rinvigorito i monopoli delle élite”. Quindi invita il M5S a dare “il massimo supporto a questo movimento di cittadini francesi che chiede diritti, salari giusti, la fine dell’impero delle privatizzazioni e il controllo della finanza da parte degli Stati”. Ma nel suo post c’è anche una critica alla politica italiana compresa quella del ‘suo’ movimento. Il Dibba continua sempre più a parlare da leader e lancia il suo personale programma politico per un Movimento che sta perdendo la sua originaria anima.

“Penso ai cittadini scesi in piazza a Torino, esempio di lotta consapevole, penso alla nazionalizzazione di autostrade, penso al diritto dei migranti di stare a casa loro, diritto negato proprio dalle conseguenze della globalizzazione, penso alle guerre di invasione trasformate in missioni di pace dalle quali è bene uscire il prima possibile, penso alla necessità di un reddito universale perché in tempi di intelligenza artificiale e robotica la piena occupazione sarà un’illusione”, scrive l’ex parlamentare.

“Queste sono le battaglie che cambiano il destino di una Nazione, quelle contro il PUC, il partito unico del cemento, quelle contro l’impero dei Benetton, quelle contro il primato della finanza sulla politica. Una battaglia sacrosanta da combattere è quella sul recupero di miliardi di euro che la Chiesa deve allo Stato, e lo dico da cattolico praticante!”. Bisogna vedere se l’attuale classe dirigente del Movimento è disposta a seguire il Dibba o ancorarsi ad un Luigi Di Maio che nonostante un indubbio ‘declino’ guida un partito di governo.

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