Un marzo più ricco per i pensionati: ecco aumenti e arretrati

Doveva scattare ad aprile e invece l’INPS ha confermato che già con il rateo delle pensioni del mese di marzo i pensionati prenderanno una pensione più alta. Perché l’aumento delle pensioni figlio della modifica della tassazione dei redditi troverà applicazione con il prossimo mese di marzo. E tutti i pensionati che rientrano tra quelli a cui gli incrementi verranno erogati, percepiranno con il rateo di marzo anche gli arretrati di gennaio e febbraio. In risposta a chi ci chiede che genere di aumento riceveranno, ecco una guida con tutte le motivazioni e tutte le informazioni partendo dal nuovo messaggio INPS n° 755 del 20 febbraio. “Buongiorno, oggi vi chiedo se potete spiegarmi cosa prenderà di più di pensione per via della nuova IRPEF. Io ho un trattamento da 18.000 euro annui e quindi dovrei rientrare negli aumenti dovuti al taglio dell’IRPEF della riforma fiscale. Ieri sera a cena ho discusso con amici di questo aumento. Secondo me, passando dal 25% del secondo scaglione al 23% del primo, recupero 360 euro. I miei amici invece sostenevano che prenderà pochi euro di aumento al mese, forse nemmeno 10 euro. Loro dicono che l’aumento massimo è di 260 euro ma solo per le pensioni superiori a 28.000 euro. Ho ragione io o loro?” [Sommario]

Un marzo più ricco per i pensionati, ecco i nuovi aumenti e gli arretrati con le cifre e i beneficiari

Una cosa certa è che le pensioni, o almeno molte di esse godranno di un trattamento fiscale migliore rispetto al 2023, per via del passaggio da 4 a 3 scaglioni. La riforma dell’IRPEF va avanti e nel 2024 ha prodotto il taglio del secondo scaglione, accorpato al primo e quindi con l’aliquota più bassa. Nel 2023 gli scaglioni IRPEF che si applicavano ai redditi dei contribuenti, compresi quelli di pensione erano:

23% per i redditi fino a 15.000 euro;

25% per redditi superiori a 15.000 euro e fino a 28.000 euro;

35% per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro;

43% per i redditi che superano 50.000 euro.

Per il 2024 invece i nuovi scaglioni sono:

23% per i redditi fino a 28.000 euro;

35% per i redditi superiori a 28.000 euro e fino a 50.000 euro;

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43% per i redditi che superano 50.000 euro.

Cosa cambia da marzo per le pensioni

Non ci vuole un esperto per vedere che uno scaglione, il secondo, è sparito e che la soglia di reddito massimo dello scaglione cessato è diventata la soglia massima del primo scaglione. Significa sostanzialmente che per i redditi e quindi per le pensioni fino a 15.000 euro niente cambia, dal momento che pagavano il 23% di IRPEF e pagheranno il 23% di IRPEF. Per le pensioni a partire da quelle superiori a 15.000 euro invece, iniziano gli aumenti. Il meccanismo dell’IRPEF è progressivo. Significa che l’aliquota dello scaglione successivo si applica solo sulla parte di reddito o pensione che eccede la soglia massima dello scaglione precedente. Per capire il meccanismo nel suo insieme niente di meglio che parlare di una pensione da 60.000 euro annui. Su questa pensione il contribuente pagherà l’IRPEF e lo farà con questi conteggi:

il 23% di 28.000 euro;

il 35% di 22.000 euro;

il 43% di 10.000 euro.

Se sommiamo gli importi del trattamento arriviamo ai 60.000 euro prima citati. Significa che il diretto interessato pagherà di IRPEF, senza considerare detrazioni e oneri detraibili o deducibili:

6.440 euro del primo scaglione;

7.700 euro del secondo scaglione;

4.300 euro del terzo scaglione;

Per un totale di 18.440 euro di IRPEF.

Facendo un passo indietro, nel 2023 avrebbe versato:

il 23% di 15.000 euro;

il 25% di 13.000 euro;

il 35% di 22.000 euro;

il 43% di 10.000 euro.

L’unica differenza sta in quel 2% in più da versare sui 13.000 euro del secondo scaglione che nel 2024 vengono tassati al 23% e non più al 25%. Con un guadagno esatto di 260 euro all’anno.

Aumento massimo di 20 euro al mese, ecco perché

Evidente che tale cifra massima di utile dal passaggio alle tre aliquote IRPEF riguarda tutti i pensionati indistintamente, ma solo a partire da chi prende una pensione da 28.000 euro. Chi ne prende una più bassa, per capire il guadagno deve calcolare il 2% della parte eccedente i 15.000 euro di pensione. Il nostro lettore che prende un trattamento da 18.000 euro, avrà un aumento di pensione, ma pari al 2% di 3.000 euro, cioè 60 euro. Che diviso 13 mesi fanno 4,60 euro al mese in più. Aumenti che partiranno come detto dal mese di marzo, perché così ha confermato l’INPS nel messaggio 755 del 20 febbraio scorso. A marzo inoltre arriveranno anche le differenze dei mesi di gennaio e febbraio, calcolati dall’INPS ancora con i vecchi scaglioni IRPEF. Per il nostro lettore oltre ai 4,60 euro di aumento della pensione di marzo, ecco arrivare altri 9,20 euro, cioè 4,60 euro di gennaio e 4,60 di febbraio. Il recupero massimo pari a 260 euro al mese per chi prende una pensione pari o superiore a 28.000 euro annui, si assesta esattamente a 20 euro al mese. Pertanto ecco in arrivo anche i 40 euro totali per le mensilità arretrate di gennaio e febbraio, per un totale di 60 euro in più con la pensione di marzo.

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