Teatro Bellini di Napoli, dal 28 gennaio al 2 febbraio, ‘Atti osceni. I tre processi di Oscar Wilde’, di Moisés Kaufman

Atti osceni I tre processi di Oscar Wilde

di Moisés Kaufman

traduzione Lucio De Capitani

regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

luci Nando Frigerio

suono Giuseppe Marzoli

con  Giovanni Franzoni (Oscar Wilde)

Riccardo Buffonini (Lord Alfred Douglas/Narratore)

Ciro Masella (Marchese di Queensberry, avvocato Gill, procuratore Lockwood, Narratore)

Nicola Stravalaci (avvocato Carson, Giudice, Narratore)

Giuseppe Lanino (avvocato Clarke, narratore)

Giusto Cucchiarini (George Bernard Shaw, Giudice, Sidney Mavor, Narratore)

Filippo Quezel (Frank Harris, Alfred Wood, Banditore, Narratore)

Edoardo Chiabolotti (Wright, Giudice, Charles Parker, Regina Vittoria, Narratore)

Ludovico D’agostino (Atkins, Narratore)

produzione Teatro dell’Elfo

Il grande autore irlandese è stato al centro di molti progetti ideati dalla coppia registica dell’Elfo, a partire da una sensuale Salomè tutta al maschile, per passare all’ironia sferzante del Fantasma di Canterville, fino all’intramontabile Importanza di chiamarsi Ernesto.

Atti osceni aggiunge un tassello inedito all’indagine che Bruni e Frongia stanno compiendo nell’opera di questo scrittore notissimo e, proprio per questo, ancora tutto da scoprire. Il testo di Moisé Kaufman porta in scena Oscar Wilde stesso, raccontando la sua vita e in particolare i tre processi che lo coinvolsero nel 1895. E lo spettacolo riesce a restituire un ritratto a tutto tondo della personalità artistica e umana di questo soave e impietoso fustigatore di tutte le ipocrisie e a comporre un affresco di una società come quella vittoriana, epitome di tutte le società ipocrite.

Al centro della rappresentazione vi sono dunque un’aula di tribunale e un serrato dibattito giudiziario, ma la scrittura di Kaufmann riesce a travalicare i confini di un’appassionante ricostruzione storica per trasformarsi in un rito teatrale in cui si parla di arte, di libertà, di teatro, di sesso, di passione e in cui si aprono squarci poetici e incursioni commoventi nell’opera del poeta. Così il processo a Wilde diventa il processo a qualunque artista proclami con forza l’assoluta anarchia della creazione.

Nove interpreti compongono il cast, provenienti da diverse esperienze teatrali ma tutti ugualmente impegnati nel portare in scena un testo che chiede la capacità di farsi “narratori” e nel breve volgere di qualche battuta “personaggi”, di passare dal rapporto diretto col pubblico alla ricostruzione di un altro luogo e di un’altra epoca: Giovanni Franzoni, Ciro Masella, Nicola Stravalaci, Giuseppe Lanino, Riccardo Buffonini, Giusto Cucchiarini e i giovani Edoardo Chiabolotti, Ludovico D’agostino, Filippo Quezel.

 

 

 

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