La promessa di Monti: Otto miliardi per i giovani disoccupati

Otto miliardi da destinare alla lotta alla disoccupazione giovanile utilizzando i soldi dei fondi strutturali 2007-2013 non utilizzati. E’ questa la promessa del presidente del consiglio, Mario Monti, fatti ai giovani disoccupati italiani intervenendo al Forum nazionale dei giovani di Roma. Un impegno pesante, quello del premier, che dovrebbe interessare circa 128 mila giovani. Il capo del Governo, durante il suo intervento, rassicura quello spaccato del futuro dell’Italia che non saranno lasciati soli. “Il governo, qualsiasi, non solo quello attuale, ha il dovere morale e giuridico di sostenere le vostre aspirazioni”. “Siete una delle nostre priorità – precisa Monti – l’ho detto il 17 novembre, il giorno dopo il 16, ovvero quando vi ho consultati” prima della formazione del governo. Il premier individua, giustamente, nel merito la strada maestra che il suo esecutivo intende imboccare per contrastare l’alto tasso di disoccupazione. E annuncia che presto in consiglio dei ministri arriverà questa riforma del merito. “Molto di quello che abbiamo fatto finora è riassumibile in una sola parola, il merito. La riforma del merito, che presto sarà discussa in Cdm e vedrete che riusciremo a riformarlo, vuole affiancare il merito alla carriera e alla formazione dei giovani”. “La riforma -ha precisato  il presidente del consiglio- prevederà incentivi per i più meritevoli a scuola, riduzione delle tasse universitarie e un programma di orientamento al lavoro”. Come lo stesso Monti dice spera che le sue parole servino a dare fiducia e speranza per il futuro dei giovani. Ammette che si “può fare di più e di meglio.Ma ho l’assoluta convinzione che le iniziative per voi di questo governo tracciano un solco dell’azione anche in futuro dei governi che succederanno al nostro”. E poi lancia una proposta, giusta ma che in questo ennesimo passaggio storico per la politica italiana sa tanto di argine all’antipolitica. “I tempi sono maturi – ha detto Mario Monti -per fare una riforma strutturale e avviare il percorso che porta alla istituzionalizzazione del confronto del governo con la rappresentanza giovanile”, piuttosto che far leva sulla “fantasia di chi presiede il governo” perché ciò avvenga.

E da Torino Elsa Fornero, ministro del Lavoro, si augura che nel futuro ci sia la possibilità di licenziare anche i dipendenti pubblici. “Mi auguro che qualcosa di simile a quello che abbiamo fatto per i dipendenti privati sulla possibilità di licenziare sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici”. Una idea la sua che deve prima trovare l’ok di Patroni Griffi, che ha la delega, e poi dell’intero esecutivo. Tanto che subito deve tornare sui suoi passi, per non scavalcare il collega, e precisare di essere “in contatto, stiamo lavorando insieme. Non vogliamo difformità di trattamento”. E poi ritorna sull’art. 18. “Non c’erano ragioni ideologiche per modificare l’articolo 18, ma un’esigenza di ammodernamento nella regolazione dee conflitti tra datore di lavoro e lavoratore”.E sulle nuove norme la Fornero ha precisato: “Se fossi un giudice sarei offeso. C’é una sostanziale sfiducia da parte di tutti nel fatto che i giudici siano capaci di fare il proprio lavoro, che vadano avanti per partito preso. Se vogliamo crescere come Paese dobbiamo smetterla con i pregiudizi. Ci sono giudici che sanno fare molto bene il loro lavoro”.

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