Misseri shock: “La mia vita in cambio della libertà per Cosima e Sabrina”

La sua verità contro quella giudiziaria.   Pm che da due anni tengono dentro sua moglie e sua figlia, costringendolo a logorarsi l’anima. Per Michele Misseri il peso della colpevolezza è troppo forte. A tal punto da annunciare: “Aspetterò fino alla Cassazione, se Sabrina e Cosima non verranno scarcerate mi uccido”. E’ la scottante verità dello zio di Avetrana, che si è raccontato in un’intervista al Corriere della Sera:

“So già come devo ammazzarmi, ha dichiarato Misseri, ho ancora la bottiglietta in cantina. Non sopporterei ancora una vita di solitudine in questa casa. Questa per me non è più vita già adesso, figuriamoci dopo. Ho perso l’unico fratello che mi voleva bene, Salvatore, e con le famiglie dei miei fratelli e sorelle che vivono a Manduria ho chiuso ogni rapporto».
Qui in paese ha delle frequentazioni? Degli amici?
«Pochissimi, tutti mi scansano, dicono che dovrei marcire in galera ma io che ci posso fare se i magistrati non mi credono?”.
E quando gli si chiede se le donne di casa potranno mai perdonarlo, rsiponde:
“Cosima sì. Già quando veniva in carcere mi aveva perdonato. Sabrina non lo so. Forse come dice giustamente Valentina, l’altra mia figlia, lei mi perdonerà di tutto ma non di avere ucciso Sarah”.

Poi racconta dell’incubo seguito alla morte di Sarah: “Nessuno mi capiva, piangevo, non mangiavo, dimagrivo, mi rifiutavo di vedere la televisione, ma nessuno si chiedeva cosa avessi. Sabrina qualche volta si è accorta che piangevo ma non è mai venuta a dirmi: papà ma che hai? Forse se me lo avessero chiesto avrei detto tutto a loro. La prima notte non ho dormito. Mi alzavo sempre da quella sdraio e uscivo fuori in giardino, poi rientravo e uscivo di nuovo. Volevo morire, stavo impazzendo, mi dicevo, ma cosa ho fatto? Possibile che è successo proprio a me? Volevo farmi scoprire ma non ci riuscivo, la vergogna era troppo forte per ciò che avevo fatto. Ero e sono da solo, sin da bambino lo sono stato. A sei anni mio padre mi ha dato alle masserie per lavorare. A otto anni poi quella brutta storia che non ho mai detto a nessuno, nemmeno a mia moglie. Sotto quell’albero sono stato legato e qualcuno, un parente di mio padre, mi ha fatto delle cose che non posso dire”.

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