Mantovano, tra premierato, riforma della giustizia e lotta all’immigrazione irregolare

Premierato, riforma della giustizia e lotta all’immigrazione irregolare. Sono questi i principali dossier affrontati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ospite di Live In Milano, organizzato da Sky Tg 24. “La tempistica per il premierato la stabilisce il Parlamento e non il governo”, ha chiarito subito Mantovano. “Noi abbiamo un obiettivo, quello di rispettare gli impegni assunti in campagna elettorale. Tra questi quello di dare un senso diretto al voto dei cittadini. Devono sapere al momento dell’apposizione della propria preferenza sul simbolo elettorale di quali impegni elettorali saranno rispettati. E soprattutto chi governerà la nazione per i cinque anni successivi. Quando ciò avverrà poi dipende dalla dinamica parlamentare”.

Quanto alla narrazione che il premierato sarebbe “già in atto” per via dei decreti legge, Mantovano fa notare che allora lo era  anche con il governo Conte II e con Draghi. Il governo Meloni – dice – è perfettamente in linea con quelli precedenti. “C’è un tema di debolezza nel rapporto tra Parlamento e governo, quando c’è la necessità di disporre di norme con urgenza. Ci vuole molta buona volontà reciproca”.

Riflettori puntati anche sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Intendiamo portare avanti il disegno di legge sulla separazione delle carriere. Già la riforma Cartabia aveva di fatto separato le carriere. Il punto è che c’è un solo Csm in cui pm decidono carriere dei giudici e viceversa. Bisogna stabilire due distinti Csm e bisogna provare a circoscrivere il ruolo delle correnti interne, gli ultimi veri partiti organizzati”. La riforma Nordio, aggiunge l’ex magistrato, “mira a circoscrivere l’attività delle cosiddette correnti”. “Togliamo al Csm la funzione disciplinare per individuare una Corte di Giustizia disciplinare con criteri di imparzialità. Ci sarà anche l’inserimento in Costituzione del ruolo essenziale dell’avvocatura”.

Nessuno scontro con le toghe, ma le aperture devono essere reciproche. “Siamo aperti al dialogo, ma quando ci si trova di fronte a pronunciamenti secondo cui una riforma del genere farebbe scatenare l’apocalisse, riesce difficile fare un confronto. Bisogna rispettare posizioni e argomenti. Il pm interpreta il suo ruolo come una specie di Superpoliziotto, discutiamone, cerchiamo come affrontarla. Se mettiamo da parte i pregiudizi, il confronto ci sarà”.

Sul tema immigrazione, sottolinea Mantovano, per la prima volta il governo sta cercando di affrontare la questione alle radici. “Nei primi mesi del 2024 il numero dei migranti irregolari è crollato del 60%. Stiamo individuando soluzione alternative, come i centri di permanenza ed espulsione in Albania, che stanno avendo successo. Se continuiamo a fare il conto degli arrivi, giochiamo una partita perdente”, spiega il sottosegretario. “Dobbiamo rendere possibile la partenza per chi vuole arrivare regolarmente, ma al di fuori degli ingressi regolari è necessaria una collaborazione stretta tra Paesi di origine e di transito. Non vuole dire dare i soldi e far fare i ‘poliziotti delle migrazioni’ ai Paesi in Africa. Creiamo insieme condizioni di sviluppo per non partire, e se si vuole partire bisogna farlo con i canali regolari. A questo punta il Piano Mattei”.  Infine il redditometro. “Tanto rumore per nulla, c’è stato un difetto di comunicazione. È uno strumento paleolitico, il nostro obiettivo è avere più  strumenti nel contrasto all’evasione fiscale”.

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