La riforma del patto di stabilità desta preoccupazione

La discussione sul Patto di Stabilità, che nei giorni scorsi è stata avviata in Europa sta creando non poche apprensioni in Italia perché rischia di porla in una situazione di grave difficoltà economica e finanziaria. Indubbiamente l’attuale sistema, sospeso durante la pandemia, va rivisto e riformato e in tal senso sono state avanzate diverse proposte di modifica dalla Commissione che hanno suscitato non poche perplessità circa il loro contenuto, soprattutto dal lato tecnico e politico. Riguardo quest’ultimo aspetto i motivi di  preoccupazione sono molteplici , ma essenzialmente quattro sono i più insidiosi. Il primo attiene al fatto che d’ora in poi la sorveglianza verrà esercitata in primo luogo nei confronti di quei Paesi che hanno il reddito più alto e l’Italia, si sa, detiene il primato insieme alla Grecia. Pertanto se venisse recepita tale proposta, essa graverebbe soprattutto sull’Italia. Il secondo motivo riguarda il tacito spostamento dei poteri all’interno dell’Unione europea: infatti alla Commissione viene attribuito, in base a degli automatismi non ben definiti e con un eccessivo deficit di trasparenza, il potere di tracciare il percorso di riduzione del debito pubblico per un periodo di 4/7 anni e conseguentemente di creare dei parametri ad hoc di politica economica per alcuni stati tra cui l’Italia. Un tale stato di cose non fa altro che ridare voce agli antieuropeisti e sovranisti che non mancherebbero di gridare alla dittatura dell’Unione. Il terzo motivo riguarda l’imposizione di un tetto pluriennale alla spesa pubblica. Questo finirebbe, inevitabilmente per penalizzare il nostro Paese che non possiede adeguati ammortizzatori sociali e tende a contrastare gli effetti negativi del ciclo con misure economiche e finanziare a volte molto discrezionali, che non verrebbero più consentite senza un aumento proporzionale della tassazione. Il quarto motivo riguarda il sistema di sanzioni posto in campo per quei Paesi che non rispettano i dictat della Commissione e che prevedono anche la sospensione dei finanziamenti del Next Generation Eu, che interessa in prmis l’ Italia che ne è il maggiore beneficiario. In sintesi si può rilevare agevolmente come queste proposte pecchino di poca trasparenza e democraticità,  con il rischio di aggravare ancora di più le situazioni preesistenti al Covid, che già di per sé erano molto critiche. Quindi la priorità assoluta per l’Italia resta la riduzione del debito pubblico, ma la Commissione europea non può cambiare tutto l’impianto al solo fine di creare regole più stringenti che finirebbe per danneggiare solo il nostro Paese, se si tiene conto che altri Paesi, quali Spagna, Portogallo, Belgio e Irlanda sono riusciti a risanare significativamente la loro posizione nell’ambito del Patto di stabilità vigente.

Andrea Viscardi

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