Il presidente del consiglio, Giuseppe Conte

In attesa di nuove restrizioni

Mentre nel Paese gli scontri di piazza si susseguono quotidianamente, i cittadini sono tutti con il fiato sospeso, con il timore che il Governo e le singole regioni varino provvedimenti ancor più ristrettivi delle libertà individuali: libertà di lavorare, frequentare la scuola e di muoversi. In questa lunga guerra contro la pandemia sembra siamo giunti alla battaglia finale. Le persone mentalmente sono stanche. All’inizio il contagio, febbraio-marzo scorsi, appariva  una surreale , spiacevole sorpresa e per questo gli italiani se ne sono fatti una ragione e per due mesi tra sacrifici e paure sono rimasti dentro le proprie case, affrontando sacrifici e cercando di dominare la paura. Ma oggi difronte a questa crescita esponenziale, si domandano il significato dell’aggettivo in termini scientifici e le conseguenze negative sulla salute, tali da riportare il Paese ad una nuova paralisi socio-economica. La scienza ci dice che con una crescita del Rt superiore a 2, siamo all’aggettivo, esponenziale, e va fermata immediatamente. Su questo sembra siano tutti d’accordo. Ma sulla risposte da dare, dentro il Governo e all’interno della ‘Repubblica dei virologi’, ci sono voci contrastanti, circa la risposta da dare. Per non parlare dei contrasti tra Governo e Regioni. Ormai ci troviamo difronte a due schieramenti contrapposti: gli ottimisti e i pessimisti. Tra i pessimisti primeggia il Ministro della Salute e i suoi consulenti scientifici che lo esortano a prendere subito misure più restrittive, perché secondo loro non si può più indugiare, quindi chiusura subito. Dall’altra ci sono gli ottimisti o quantomeno coloro che guardano alla pandemia con occhi più realistici e sostengono che la chiusura totale sia assolutamente da evitare fino all’ultimo. Da alcuni settori fanno notare che le terapie intensive occupate rappresentano solo il 15% del totale, altri invece sostengono, che rispetto alla prima fase il numero dei contagiati con sintomi è aumentato in modo esponenziale e questo sta comportando la saturazione dei posti letto in ospedale. Intanto la prode ministra dell’Istruzione a tutti i costi vuole tenere le scuole aperte, nonostante l’opposizione di molte regioni che sostengono il contrario. Una guerra senza esclusione di colpi, pessimisti ed ottimisti gli contro gli altri armati, ma uniti tutti da una latente incapacità di trovare soluzioni adatte. In mezzo ai due gruppi contrapposti si trova il signore del lockdown , il Premier Giuseppe Conte, che cerca di non prendere posizioni a favore degli uni o degli altri, anche perché, alla fine la firma sotto all’ennesimo DPCM, la metterà lui, e contro di lui si scaglieranno coloro che patiranno ulteriori danni dalle prossime restrizioni, ormai alle porte. Soprattutto il Premier, rinfrancato dalla più che soddisfacente ripresa economica dei mesi estiva, che ha superato quella tedesca, cerca di evitare a tutti i costi una nuova chiusura generalizzata, che brucerebbe i risultati positivi ottenuti e ci costringerebbe ad una riscrittura della legge di bilancio. Tornare indietro per Conte e Gualtieri sarebbe un delitto al limite del suicidio. Lo stesso decreto ristoro varato con l’ultimo DPCM, risulterebbe vanificato e occorrerebbero ulteriori misure estensive. Intanto il Governo un risultato molto positivo lo ha ottenuto, portando a casa l’accordo con i sindacati, con il blocco dei licenziamenti  fino al marzo 2021 , e con Confindustria la proroga della Cassa Integrazione, ma gratuita per gli industriali. L’unico pensiero che assilla il Governo in queste ore sarà quello di pacificare le piazze.

Andrea Viscardi

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