In un’epoca in cui la produzione industriale tende a uniformare strumenti e linguaggi, esistono ancora realtà che rivendicano un rapporto diretto con la materia, il tempo e l’ascolto. La Bulgheroni appartiene a questa tradizione: un’azienda italiana che da decenni lavora il legno per trasformarlo in strumenti musicali, portando avanti una visione artigianale che unisce rigore costruttivo e ricerca sonora.
Negli scorsi giorni ho avuto modo di visitare l’azienda e di provare personalmente i nuovi flauti di cui si parla in questo articolo. Un’esperienza che consente di osservare da vicino non solo le soluzioni costruttive adottate, ma anche il contesto umano e artigianale in cui questi strumenti prendono forma. Le valutazioni espresse riflettono esclusivamente la mia esperienza personale di musicista e il mio gusto artistico maturato durante la prova diretta degli strumenti.
Bulgheroni, nata come realtà specializzata nella costruzione di strumenti ad ancia – oboi, corni inglesi e ottavini – ha progressivamente ampliato il proprio orizzonte progettuale, arrivando negli ultimi anni allo sviluppo di un flauto traverso professionale in legno interamente realizzato a mano.
Il flauto in legno Bulgheroni si distingue innanzitutto per un’intonazione molto accurata e per un eccellente bilanciamento tra i registri, qualità che emergono chiaramente già ai primi minuti di prova. Dal punto di vista costruttivo, lo strumento presenta soluzioni decisamente innovative, affiancate a una cura artigianale di livello molto elevato.
Tra i dettagli meccanici più rilevanti spiccano le spine della meccanica di lunghezza maggiorata, che attraversano per intero l’alberello. Si tratta di una scelta progettuale tutt’altro che comune, che garantisce una stabilità strutturale eccezionale, riducendo in modo significativo i giochi laterali e migliorando precisione, affidabilità e durata nel tempo.
La meccanica risulta leggera e scorrevole sotto le dita, ed è disponibile sia in argento sia con placcatura in oro; è inoltre equipaggiata con tamponi Straubinger. Tutti i modelli possono essere configurati discendenti al Do o al Si.
Particolarmente interessante è la progettazione dei piattelli, che non sono saldati: tasti e braccetti sono ricavati da un unico pezzo. Questa soluzione aumenta la coerenza strutturale della chiave e contribuisce a una migliore trasmissione delle vibrazioni. L’assenza di stabilizer e la presenza di un fondo forato consentono da un lato un alleggerimento della massa complessiva, dall’altro favoriscono una maggiore risonanza dello strumento. La scelta di non adottare ponti armati elimina inoltre saldature che potrebbero potenzialmente frenare la propagazione delle vibrazioni, permettendo una più naturale oscillazione simpatica dell’intero flauto.
Dal punto di vista estetico, l’assenza dei ponti armati rappresenta una soluzione in controtendenza rispetto alla maggior parte dei marchi di riferimento e richiede un certo periodo di adattamento visivo; una scelta che, pur essendo coerente con la filosofia costruttiva dello strumento, personalmente non incontro del tutto nelle mie preferenze. Di grande pregio, invece, la presenza su tutti i modelli di chiavi cesellate con raffinati motivi floreali, realizzate con grande cura artigianale e capaci di restituire immediatamente l’identità manuale dello strumento.
Il fusto, realizzato in grenadilla o mopane, presenta un design funzionale e ben studiato: più spesso in corrispondenza dei fori, per favorire la sonorità e la stabilità dell’emissione, e più sottile nelle altre sezioni, così da contenere il peso complessivo. Su tutti i modelli è prevista inoltre la possibilità di montare il trillo del Do diesis, un meccanismo particolarmente utile nel repertorio orchestrale e solistico.
Per quanto riguarda le testate, la disponibilità è ampia, anch’esse realizzate in grenadilla o mopane, con diversi tagli esterni della boccoletta e con la possibilità di inserire un pozzetto metallico nel caminetto dell’imboccatura. Tra queste, la testata Bulgheroni con pozzetto in argento risulta certamente la più interessante della gamma: facilita la vibrazione, migliora la risposta e conferisce una maggiore chiarezza all’attacco.
Nel confronto diretto con le testate Mancke dotate di pozzetto metallico, tuttavia, queste ultime risultano complessivamente superiori in termini di apertura del suono, proiezione e immediatezza di risposta. Le Mancke richiedono meno lavoro da parte dell’esecutore per entrare in vibrazione e restituiscono un suono più libero, meno trattenuto, pur mantenendo un ottimo controllo e una grande stabilità d’intonazione. Le testate Bulgheroni, dal canto loro, garantiscono suoni caldi, rotondi, molto centrati e intonatissimi, ma con una sensazione di resistenza leggermente superiore. Una caratteristica che le rende particolarmente adatte a chi ricerca compattezza, controllo e omogeneità, mentre le Mancke appaiono preferibili per chi desidera maggiore espansione, facilità di emissione e proiezione sonora, soprattutto in contesti orchestrali o solistici di ampio respiro.
La prova degli strumenti è stata facilitata da un’accoglienza estremamente professionale da parte dei titolari dell’azienda, che hanno messo a disposizione più modelli di flauto e numerose testate, concedendo tutto il tempo necessario in un ambiente idoneo a una valutazione approfondita. Un approccio che riflette una concezione del lavoro ancora fortemente legata al dialogo diretto con i musicisti.
I flauti Bulgheroni si collocano in una fascia di prezzo importante, ma pienamente coerente con una produzione di alta gamma e con un livello di lavorazione interamente artigianale. Si rivolgono a musicisti alla ricerca di uno strumento in legno con una forte identità progettuale, capace di coniugare tradizione costruttiva, scelte non convenzionali e una personalità sonora ben definita.
Massimiliano Ferrara
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