Da oggi addio al petrolio russo, diesel verso i 2,5 euro al litro

Scatta l’embargo dell’Unione europea all’importazione di prodotti petroliferi raffinati russi. Rischio rialzo importante per i carburanti, soprattutto il diesel.

Da domenica 5 febbraio, e operativamente dal oggi  6 febbraio, è scattato ufficialmente l’embargo al petrolio russo, che potrebbe portare ad una nuova dinamica di salita dei prezzi alla pompa per i carburanti, specie per il gasolio che secondo alcune proiezioni rischia di arrivare a sfiorare i 2,5 euro al litro in autostrada. Con danni sia sul fronte dei costi dei rifornimenti, sia dell’inflazione.

In una nota l’associazione Assoutenti ricorda che da oggi ”verrà meno un milione di barili al giorno provenienti dalla Russia, spingendo i vari paesi a rifornirsi di benzina e gasolio presso altri Stati come Cina e Stati Uniti, con conseguenti maggiori costi di trasporto, senza contare le possibili speculazioni legate alla corsa agli accaparramenti”.

L’embargo Ue contro il petrolio russo

Con il divieto di importazione stabilito da Bruxelles contro Mosca, secondo le stime arriveranno a mancare oltre un milione di barili di petrolio al giorno in tutto il Continente. Vale a dire un quarto della domanda dell’Unione europea.

Negli ultimi mesi l’Ue aveva già dimezzato l’acquisto del prodotto raffinato russo, aumentando al contempo le importazioni dagli Stati Uniti e da altri diversi Paesi. Da capire però quali saranno le prossime politiche in materia per soddisfare tutta la richiesta.

Rischio gasolio a 2,50 euro

I listini alla pompa, secondo uno studio di Assoutenti che mette a confronto i dati del 2012 con quelli del 2022, ”potrebbero così toccare in Italia nuovi record, considerato che già oggi sulle autostrade il gasolio in modalità servito è tornato a superare quota 2,5 euro al litro su diverse tratte. Un business quello dei carburanti fruttato in Italia nel 2022 ben 9,4 miliardi di euro solo a titolo di extra-profitti”.

Extra profitti

La quotazione media del secondo semestre del 2012 era pari a 109,85 dollari al barile, scesa a 94,65 dollari di media del 2022 (secondo semestre); nello stesso periodo il cambio euro/dollaro è passato da una media di 1,32 a una media di 1,04, con la conseguenza che in euro un barile di petrolio è aumentato in 10 anni del +9,4%.

Nello stesso arco temporale i prezzi medi dei carburanti alla pompa (senza tasse e imposte) salgono del +23,4% per la benzina (da 0,757 a 0,934 euro/litro) e del +38% per il gasolio (da 0,800 a 1,104 euro/litro). Se si considera anche l’inflazione registrata tra il 2012 e il 2022 in Italia, l’extra-profitto derivante dalla differenza tra i prezzi del petrolio e quelli dei carburanti raggiunge 0,190 euro/litro per la benzina, 0,264 euro/litro per il gasolio.

Questo significa che, sulla base dei consumi di carburante registrati in Italia nel 2022, pari a 10.384 miliardi di litri di benzina e 28.526 miliardi di litri di diesel, lo scorso anno grazie alla crescita dei listini alla pompa si sono registrati extra-profitti per 9,39 miliardi di euro: 1,973 miliardi sulla verde, 7,417 miliardi sul gasolio. Soldi che sono usciti dalle tasche dei cittadini per finire in quelle di compagnie petrolifere, intermediari e distributori.

“Extra-profitti che – spiega Assoutenti – ora finiscono al vaglio di Antitrust, Mister Prezzi e del Ministro delle Imprese Adolfo Urso, cui abbiamo girato il nostro studio allo scopo di verificare l’esistenza di fenomeni speculativi sui carburanti che abbiano prodotto guadagni enormi per pochi e danni economici per milioni di automobilisti italiani”.

La situazione in Italia

Allo stato attuale l’Italia non dovrebbe subire grandi ripercussioni dopo il 5 febbraio. Fino al mese di giugno 2022 la Russia forniva al Paese solo il 5% di gasolio/diesel. A partire da luglio la quota è stata totalmente azzerata e dalle raffinerie del Cremlino non è quindi arrivato più neanche un barile.

Disponendo di 13 impianti sparsi per la penisola, l’Italia è ben fornita. A fronte di un consumo interno di prodotti raffinati pari a 55 milioni di tonnellate, se ne raffinano quasi 71 con una capacità produttiva che potrebbe arrivare fino a 88. E anche i dati sul solo gasolio sono in linea: su 30 milioni di tonnellate prodotte ne vengono consumate 26.

È dunque possibile che una parte della domanda di altri Paesi Ue possa rivolgersi proprio alle raffinerie italiane, facendo quindi alzare i prezzi. Non è da trascurare poi il fattore trasporti, i cui costi dovrebbero salire con i conseguenti riflessi sulle pompe.

Tabarelli ottimista

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, prova tuttavia a offrire una rassicurazione al sito Open.it: “È molto probabile che la dinamica del gasolio segua quella del greggio, embargato dai Paesi europei dallo scorso 5 dicembre. Grazie alle scorte accumulate nei mesi scorsi e per effetto del meccanismo del price cap, applicato dai Paesi dell’Ue del G7, il mercato dovrebbe mantenere una sua stabilità”.

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