Caso Vannacci: il generale incontrerà il ministro Crosetto. Resta in piedi il procedimento disciplinare

Il generale Roberto Vannacci, uno dei protagonisti di questa estate grazie alla pubblicazione del libro, “Il mondo al contrario“, ha chiesto e ottenuto di poter incontrare il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Crosetto ha accettato e ha detto che “il generale ha chiesto di incontrarmi. Nell’occasione gli dirò tranquillamente tutto quello che penso di questa vicenda”.

Il libro di Vannacci,  che ha avuto  il plauso del generale Mario Arpino, già capo di Stato Maggiore della Difesa, diventa un caso. Il ministro della Difesa Guido Crosetto prende subito le distanze dalle opinioni di Vannacci, definendole “farneticazioni personali che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione”. Lo Stato Maggiore dell’Esercito in una nota  comunica che le forze armate” si dissociavano dai contenuti espressi dall’Ufficiale nel suo libro, mai sottoposti ad autorizzazione né valutazione da parte dei vertici militari, riservandosi l’adozione di provvedimenti a tutela della propria immagine”. Come conseguenza di tale affaire, Vannacci viene destituito dal comando dell’Igm il 18 agosto , avvicendato dal generale Massimo Panizzi e trasferito al Comfoter, a disposizione del comandante Area territoriale.

Il libro autoprodotto del militare ha avuto grande successo, balzando in testa a tutte le classifiche di vendita. Nel testo sono riportate frasi ritenute offensive verso la comunità omosessuale e verso gli immigrati ma Vannacci si è sempre difeso parlando di “decontestualizzazioni che non interpretano il significato e la volontà di descrivere semplicemente la presenza di un pensiero unico”. Il vespaio di polemiche scaturito dalla pubblicazione delle anticipazioni portò alla decisione dello Stato Maggiore di destituirlo dal comando dell’istituto geografico.

«Se stabilissimo che compito della politica è decidere la bontà delle idee sarebbe la fine della democrazia.  Vannacci come militare fino a questa vicenda ha reso un grande servizio alla Nazione. Tuttavia il ministro della Difesa Crosetto «ha fatto benissimo» ad avviare l’azione disciplinare. Rappresentando un ministero delicato, ha attivato un meccanismo previsto dalle procedure dell’esercito. In modo che si potesse verificare se ciò che ha fatto corrisponde alle regole militari oppure no. Se qualcuno si ritiene offeso ci sono gli organismi preposti. Chi ha dato al Pd il diritto di autoproclamarsi censore?”, chiede Donzelli: «Non vorrei arrivare al principio che si scrivono idee solo se piacciono al Pd». «Leggo che il Pd e le sinistre dicono di no. Ma cosa vogliono? La lapidazione in piazza? Il rogo dei libri che non condividono? Il gulag delle idee che non corrispondono alle tante correnti con cui litigano? Non voler eliminare il favor familiae non è omofobia, è la Costituzione», afferma il deputato.

Ora, l’incontro con Crosetto, mentre resta in piedi l’apertura del procedimento disciplinare .

Crosetto  ha anche deciso di «ripristinare d’imperio» la tradizionale Festa della Memoria dedicata ai caduti del 9° reggimento paracadutisti d’assalto «Col Moschin», che dunque si svolgerà regolarmente a Livornogiovedì prossimo. Già, perché all’improvviso, nei giorni scorsi, per «esigenze operative del reparto», dai vertici dell’Esercito era arrivato un clamoroso stop alle celebrazioni, suscitando non poche proteste e malumori dentro le Forze armate. Così, molto «amareggiato» per non esserne stato informato prima e appresa la notizia direttamente dalle famiglie dei caduti, Crosetto ha ordinato per lettera il dietrofront.

«Sarebbe stato un grave errore cancellare la festa, perciò si tratta di un gesto di sensibilità non trascurabile», commenta soddisfatto il generale Marco Bertolini, che comandò il battaglione Col Moschin dal 1992 al ‘94 e poi nel 1998 fu a capo del neonato reggimento. Uno stop legato al caso Vannacci, come sostiene qualcuno? «Solo elucubrazioni», taglia corto Bertolini evitando la polemica, sebbene — lo ricorda lui stesso — anche Vannacci, su cui pende tuttora l’esame disciplinare della Difesa, comandò il Col Moschin dal 2011 al 2013. La Festa della Memoria si tiene ormai da 20 anni e ogni volta i nomi dei caduti vengono letti, uno dopo l’altro, preceduti dal grado militare. Colleghi e familiari ne onorano il ricordo rispondendo «presente!». I parà del Col Moschin sono gli eredi degli Arditi del IX Reparto d’Assalto del Regio Esercito, che all’alba del 16 giugno 1918, agli ordini del maggiore Giovanni Messe, attaccarono gli austro-ungarici proprio sul Col Moschin. Fu l’inizio della seconda battaglia del Piave, da D’Annunzio battezzata «Battaglia del Solstizio» per la coincidenza col solstizio estivo e per il significato strategico assunto nel prosieguo della Grande Guerra.

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