Braccianti uccisi, corteo ad Amendolara contro il caporalato. In testa Schlein, Landini e Fratoianni.Calderone rilancia: norme già in atto e ispezioni e droni contro gli sfruttatori

Elly Schleim, Maurizio Landini, il leader di Avs, Nicola Fratoianni. Ci sono una delegazione del Movimento cinque stelle (Vittoria Baldino, Anna Laura Orrico, Pasquale Tridico e Dario Carotenuto) e i sindaci dell’Alto ionio cosentino con la fascia tricolore, Rifondazione comunista, cittadini e lavoratori. Tra le mani di chi ha sfilato uno striscione con su scritto: “Basta sfruttamento”.

Prima della partenza, Landini è voluto andare al distributore di benzina in cui c’è la stata la strage dei braccianti dentro al van nero, fermo, le porte chiuse dall’esterno dagli aguzzini, un accendino per aizzare le fiamme. Con Giovanni Minnini, segretario della Flai Cgil, Landini ha deposto due corone di fiori. Chilometro 395 della Strada statale jonica. Verrà intitolata alla memoria dei quattro braccianti morti: tre cittadini afgani e un pachistano, tutti giovani. Waseem Khan (29 anni), Amin Fazal Khogjani (28 anni), Safi Iayjad (27 anni), Ullah Ismat Qiemi (19 anni), questi i loro nomi.

«Questa tragedia rappresenta un sistema sbagliato di fare impresa, fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. È il momento che tutti, uscendo dall’ipocrisia, dicano basta a questo sistema», ha detto il leader della Cgil.
Lo Stato c’è e la linea contro il caporalato è e sarà fermissima. Il governo non arretra di un millimetro sul fronte della legalità e del contrasto al barbaro fenomeno degenerato ad Amendolara in violenza cruda e follia omicidiaria. Di ritorno dal vertice istituzionale a Reggio Calabria sulla tragica strage di braccianti, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, traccia una linea di demarcazione netta e irremovibile in un’intervista al Corriere della Sera. Ribadisce che «nel 2025 sono state oltre 10mila ispezioni tra Calabria e Basilicata. Stesso numero previsto nel 2026. Controlli straordinari estivi e utilizzo dei droni». E smonta la sinistra: la demagogia non serve, anzi…

Davanti alle drammatiche istantanee calabresi, il ministro risponde con nettezza: «Sono immagini di una gravità inaudita, che esigono una risposta ferma dello Stato: dobbiamo essere implacabili verso chi compie delitti così efferati. Il nostro compito primario, con tutte le articolazioni del ministero del Lavoro, gli enti territoriali e locali, è prestare la massima attenzione e aiutare la magistratura ad accertare i fatti. Il vertice di Reggio Calabria è un segnale chiaro: lo Stato c’è».

Di più. Niente sconti alla criminalità. Ma anche un fermo alt alle consuete generalizzazioni ideologiche della sinistra che colpiscono indiscriminatamente il mondo produttivo. E riguardo ai fenomeni di sfruttamento, spesso legati alla criminalità organizzata sia italiana che di importazione, la Calderone avverte: «Dobbiamo però evitare di criminalizzare un intero comparto o territorio; la colpevolizzazione generale e strumentale del settore agricolo, che nel tempo ha dimostrato resilienza e un diffuso rispetto delle norme, non serve ai territori, alle imprese e ai lavoratori regolari. Anzi, rischia di danneggiarli».

Non solo. Aggiungendo e sottolineando come «il livello di aggressività del caporalato si sta alzando. E le caratteristiche dello sfruttamento assumono tratti sempre più complessi, capaci di reagire in tempi velocissimi anche a tutti gli interventi normativi», il ministro Calderone ha ribadito l’importanza di «investire ancora in “sinergia”: di regole, azioni, best practices». Pertanto, l’esecutivo risponde con i fatti: potenziando i controlli sul campo anche tramite tecnologie d’avanguardia come i droni, e raddoppiando gli sforzi ispettivi.

Per l’esattezza, la titolare del dicastero del Lavoro spiega nell’intervista: «Abbiamo già potenziato l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) e i Nuclei ispettivi del lavoro (Nil) dei carabinieri, inviando rinforzi mirati nei territori a maggior rischio. Per tutta l’estate ai controlli ordinari si aggiungerà un’attività di vigilanza straordinaria in agricoltura. Utilizziamo le migliori tecnologie, compresi i droni».
E ancora. «Nel 2025, tra Calabria e Basilicata abbiamo effettuato oltre 10 mila ispezioni e replicheremo lo stesso numero nel 2026. Tra gli altri strumenti già attivi, possiamo contare sul progetto multi-agenzia “Alt Caporalato”, con mediatori culturali per far conoscere i diritti di chi lavora regolarmente in Italia e intercettare lo sfruttamento laddove si annida, spesso all’interno di comunità straniere “chiuse”. O nella concreta gestione del rapporto di lavoro, talvolta anche dietro un’apparente legalità».

Nessuna necessità, insomma, di rincorrere nuove norme-manifesto. Poiché gli strumenti punitivi e di tutela, come quelli introdotti dal decreto Agricoltura del 2024 per proteggere le vittime, ci sono già. E vengono applicati.

«La palese violazione delle norme si affronta con gli strumenti sanzionatori e penali già esistenti, che applichiamo senza sconti. Nel caso di Amendolara, i lavoratori erano assunti e titolari di permesso di soggiorno… Ed esiste già un sistema pubblico di certificazione nel settore: la Rete del lavoro agricolo di qualità. Con il decreto Agricoltura del 2024 abbiamo aggiunto una tutela speciale nel Testo Unico sull’immigrazione, garantendo alle vittime di caporalato il rilascio del permesso di soggiorno. Il sostegno economico con l’assegno di inclusione. E un percorso di accompagnamento al lavoro».

In calce il ministro Calderone smonta seccamente la retorica dell’opposizione sul salario minimo come panacea di tutti i mali in agricoltura: «Temo che il fenomeno sia molto più complesso. La risposta allo sfruttamento non risiede in un parametro economico astratto, potenzialmente svuotato di tutele. Ma nel rafforzamento della contrattazione collettiva e nella trasparenza della filiera. Le ricette demagogiche non servono». Una replica pragmatica e di buon senso che blinda il lavoro del ministero e rispedisce al mittente le polemiche.

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