La ministra della Giustizia Marta Cartabia, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 22 luglio 2021. ANSA/Roberto Monaldo - POOL

Stanziati 28 milioni di euro per le ‘casette dell’amore’ dei detenuti

31 Stati su 47 componenti del Consiglio d’Europa autorizzano con varie procedure le visite affettive dei detenuti. Ricordiamo anche Russia, Francia, Olanda, Svizzera, Finlandia, Norvegia, ed Austria. In Germania e Svezia ci sono miniappartamenti dove il detenuto è autorizzato a vivere per alcuni giorni con la famiglia. Avviene anche in Spagna che è il Paese d’Europa con il maggior numero di detenuti, circa 70.000, stipati in 77 carceri. È considerato partner colui o colei che si presenta regolarmente ai colloqui ordinari, che hanno luogo ogni fine settimana. Ne usufruiscono quasi tutti i detenuti e gli incontri sono permessi anche fra persone dello stesso sesso.

In Olanda le visite avvengono in locali appositi o anche in cella. La Danimarca autorizza visite settimanali di un’ora e mezza.

In Canada le visite fino a 72 ore avvengono dal 1980 in apposite roulotte esterne al carcere. In Finlandia e Norvegia c’ è un sistema di congedi coniugali. In Croazia e Albania, invece, gli istituti di pena concedono incontri non controllati della durata di quattro ore. In America, fin dagli anni ’90, in un campo di lavoro nel Mississippi ogni domenica i prigionieri hanno la possibilità di ricevere in visita una sex worker (lavoratrice del sesso). Le visite intime sono ammesse anche in India, Israele e Messico, ma la carrellata potrebbe continuare.

Grazie allo sblocco di Marta Cartabia e Daniele Franco ora ci sono i 28,3 milioni di euro che serviranno alla nuova legge sulle “relazioni affettive dei detenuti” che potrà marciare spedita in commissione giustizia del Senato.

Il che consentirà di costruire 20 casette dell’amore in altrettanti penitenziari italiani entro la fine del 2022. Le strutture dovranno ospitare detenuti in regime di carcerazione duro e che quindi non possano godere di permessi premio, fino a un massimo di 24 ore consecutive al mese per fare sesso con la propria consorte, fidanzata, amante. Anche per quella sola notte, ammessa per questo motivo alla visita nella casa circondariale.

Nelle carceri italiane arrivano le “casette dell’amore”: Franco Bechis su ‘Verità e Affari’ ha coniato il termine ed è difficile chiamarle diversamente.

Il via libera è arrivato in contemporanea sia dal ministero della Giustizia che dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Il tutto con una celerità che non sempre arriva per quanto riguarda i temi della sicurezza o delle carceri. Andrea Delmastro, deputato e responsabile Giustizia di Fratelli d’Italia, fatica a capacitarsi della cosa. «Arrivano i primi investimenti del ministro Cartabia sul pianeta carcere e sull’edilizia carceraria! Si mette mano alla videosorveglianza? Garantiscono il taser a uomini e donne della polizia penitenziaria? Si costruiscono nuovi istituti? No! Cartabia investe 28 milioni di euro per le casette dell’amore per le relazioni sentimentali e sessuali. Siamo oltre il tragicomico!», osserva l’esponente di Fratelli d’Italia.

«A ciò si aggiunga che sono riservate ai soli detenuti mafiosi in regime di carcere duro, cioè quelli che non dovrebbero avere contatti con l’esterno per la loro pericolosità sociale – sottolinea Delmastro -. La sessualità del mafioso, assicurata anche per defatiganti 24 ore consecutive, per il governo dei migliori evidentemente riveste carattere di maggiore urgenza rispetto alla sicurezza degli agenti di polizia penitenziaria. Il M5s aveva promesso una Italia a 5 Stelle, per ora sta realizzando un carcere a sessualità a 5 Stelle», conclude amaramente il deputato di FdI.

Il Magistrato di Sorveglianza di Firenze, su ricorso di un detenuto, aveva sollevato profilo di costituzionalità dell’art.18 dell’ordinamento penitenziario (che prevede il controllo a vista e non auditivo del colloquio) perché questo impediva di avere rapporti intimi anche sessuali con il coniuge o con persona legata da rapporto di convivenza. L’eccezione era corredata da una lunga serie di motivazioni e richiami agli articoli della Costituzione (Art.2, art.3, art.27, art.29, art.32) nonché richiami a Raccomandazioni del Parlamento Europeo adottate dal Consiglio d’ Europa l’11.1.2006 che ha stabilito che “le modalità delle visite devono permettere ai detenuti di mantenere e sviluppare relazioni familiari il più possibile normali.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 301/2012

La Corte, nel ritenere inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art.18, ha ribadito che il controllo a vista del personale di custodia non mira ad impedire in modo specifico ed esclusivo i rapporti affettivi intimi tra il recluso e il suo partner ma persegue finalità generali di tutela dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti penitenziari per prevenire reati. L’eliminazione del controllo visivo non basterebbe a realizzare l’obiettivo perseguito, perché per le visite occorrerà predisporre una disciplina che stabilisca termini, modalità, destinatari, numero, durata, misure organizzative. La Consulta ha poi richiamato l’attenzione del legislatore sul problema dell’affettività in carcere anche per le indicazioni provenienti dal paragone con tanti Stati nel mondo che riconoscono al detenuto una vita affettiva e sessuale intramuraria. Ha ricordato che gli artt.8/1 e 12 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali, prescrivono agli Stati di permettere i rapporti sessuali all’interno del carcere anche tra coppie coniugate (Corte Europea dei Diritti dell’uomo, sentenze 4.12.2007, Dickson contro Regno Unito, e 29.7.2003, Aliev contro Ucraina)

In Italia le “stanze dell’affettività” già esistono, in via sperimentale, nel carcere di Milano Opera e, pare, di Milano Bollate, anche se non è nota la precisa organizzazione interna di tali spazi. Sono formate da una cucina, un frigorifero, un tavolo con le sedie, un divano con un televisore. Per un giorno intero le persone ammesse potranno parlare, prendere un caffè, giocare, abbracciarsi e baciarsi come una famiglia normale dimenticando di essere dentro un carcere. Al beneficio sarebbero ammesse 16 famiglie per incontrarsi in una piccola casa dotata da microtelecamere nascoste (ma la loro presenza deve essere nota agli occupanti) che vengono seguite a distanza dal personale di custodia. Sono gli educatori, ogni anno, a selezionare i nuclei familiari più sofferenti, proposti al Direttore, per beneficiare di questi colloqui.

Al momento non è ben chiaro quale dovrà essere il ruolo del personale di polizia penitenziaria e degli altri operatori nella gestione di questo “servizio” né, è da ritenere, potrà assistere agli incontri con telecamere nascoste come nel citato esperimento soft di Milano.

Sarà un bel problema per la Direzione trovare una risposta anche per quei detenuti stranieri (circa il 35%) – ma la cosa riguarda anche tanti italiani single o abbandonati dalle famiglie – che presenteranno la “domandina” per essere ammessi, come gli altri, alle “stanze dell’affettività” o “love room”

Di sicuro le esperienze degli altri Stati potranno aiutare a trovare delle linee guida che possano contemperare le opposte esigenze. La sicurezza, la dignità del personale di custodia, l’affettività dei reclusi.

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