Spinelli: “Sviluppo, partire dalla conoscenza per proporre politiche e iniziative”

Oggi sono stati presentati dal Centro Ocse di Trento per lo Sviluppo Locale i dati del primo rapporto sulla produttività territoriale del Trentino 2023. La Provincia autonoma di Trento lo scorso anno ha istituito il Coordinamento provinciale con il compito di effettuare analisi sulla produttività della Provincia, proporre politiche pubbliche basate su queste analisi, organizzare discussioni tra le parti interessate e produrre un rapporto annuale sulla produttività e la competitività dell’economia trentina. Il Centro OCSE di Trento per lo Sviluppo Locale coordina le attività dei partner scientifici e la consultazione degli stakeholder locali.

Oggi, presso il palazzo della Provincia, si sono riuniti i partner e gli stakeholder del progetto, per una prima presentazione dei risultati del lavoro svolto dal Coordinamento nel 2023, per un confronto sui principali risultati emersi e per individuare le tematiche da approfondire nel corso del 2024.

In apertura è intervenuto l’assessore provinciale allo sviluppo economico, lavoro, università, ricerca Achille Spinelli. “Ci siamo dati – ha evidenziato l’assessore Spinelli – un’organizzazione e un percorso di approfondimento dei dati che proseguirà nei prossimi due anni, fondamentale per chi deve assumere decisioni con l’obiettivo della crescita e dello sviluppo complessivo del territorio. Questo vale tanto per i decisori pubblici che per chi dirige le aziende. La produttività è uno degli aspetti fondamentali da approfondire, assieme alle sue determinanti e confrontando gli andamenti di territori simili al nostro. Partendo dall’analisi della situazione ci si confronterà per arrivare a proporre politiche e iniziative”.

Durante l’incontro, moderato da Laura Pedron, dirigente generale del Dipartimento sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento, Alessandra Proto, Responsabile del Centro OCSE di Trento ha sottolineato l’importanza di approfondire il tema della produttività ed ha spiegato che il primo anno di attività è stato dedicato a realizzare una rete tra i soggetti coinvolti e alla raccolta dei dati.

Carlo Menon, economista senior del Centro OCSE di Trento ha illustrato il lavoro che è stato fatto e i principali dati emersi partendo dal confronto con territori comparabili a livello europeo.

Lo sviluppo del Trentino ha risentito dell’andamento nazionale: pur continuando ad appartenere alle regioni più produttive d’Europa, ha conosciuto un rallentamento della produttività a partire dal 2000. Tra il Trentino e le regioni pari si è creato un gap di produttività di 20 punti percentuali. I fattori determinanti questa situazione vanno ricondotti alle ridotte dimensioni aziendali, alla scarsa apertura internazionale, alla difficoltà nell’afflusso di competenze.

Il Trentino non è riuscito a stare al passo con la crescita delle regioni comparabili più produttive d’Europa, soprattutto nella manifattura e dei servizi commerciabili, che sono i settori altrove cresciuti maggiormente. Il turismo non è qui cresciuto di produttività, come neppure altrove. Le imprese più produttive del Trentino hanno ancora un potenziale inespresso, mancano sul territorio grandi imprese leader in produttività, vista la dimensione delle imprese e la scarsa apertura internazionale che ha ridotto i margini, vi sono inoltre pochi investimenti diretti esteri.

Gli indicatori, ha aggiunto, dicono che il mercato del lavoro funziona bene. Vi sono spazi di intervento sull’occupazione femminile e sulla capacità di attrarre profili professionali elevati. In Trentino il pubblico investe in modo importante in ricerca e sviluppo, ancora poco i privati.

Alessio Tomelleri, ricercatore di FBK – IRVAPP, ha approfondito l’analisi sulla produttività delle microimprese, con meno di 10 dipendenti e un fatturato inferiore a due milioni di euro, di fatto sul 93% delle imprese trentine. Il 20% delle micro imprese in Trentino sono più produttive di quelle di medie dimensioni. I settori più produttivi sono l’edilizia, l’industria manifatturiera a medio-alta tecnologia e il settore dell’assistenza sanitaria e sociale; le microimprese delle valli centrali sono mediamente più produttive. Ha evidenziato come le micro imprese incontrano difficoltà nell’accesso al credito, nella possibilità di fare investimenti e nel dedicarsi all’export e sono più esposte agli shock economici.

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