Sicilia. Luca Sammartino, vicepresidente della Regione, indagato per scambio elettorale politico mafioso

La nuova inchiesta per “scambio elettorale politico mafioso” che ha portato all’arresto del sindaco di Tremestieri Etneo, Santi Rando, coinvolge il vicepresidente della Regione e braccio destro del Presidente Schifani, Luca Sammartino, sospeso per un anno dai pubblici uffici, con l’accusa di corruzione aggravata. Le sue dimissioni sono un atto scontato e improcrastinabile.

I fatti che gli vengono contestati riguardano il periodo in cui era esponente del partito democratico.  Sammartino, da assessore alle politiche agricole del governo Schifani, avrebbe dovuto presiedere il vertice che doveva prendere le misure per affrontare la gravissima siccità che investe la nostra Regione. Le sue dimissioni sono un atto che a noi sembra scontato e, per il ruolo che occupa, devono essere immediate. Ci sembra scontato che la sospensione del vicepresidente apre la crisi della giunta Schifani.

Le accuse di scambio  elettorale politico mafioso che investono lo stesso Sammartino e, per ultimi, i sindaci di Paternò e Tremestieri rivelano la deriva pericolosa di una politica che non riesce più ad affrontare i problemi dei cittadini e insegue l’affermazione elettorale a qualsiasi costo, dove il partito più forte è quello del trasformismo e in cui si imbarca chiunque possa portare un voto in più, per giungere alla vittoria, i cosiddetti “incidenti” di percorso sono dietro l’angolo.

Uno scambio di favori per ottenere voti per l’allora candidata del Pd alle elezioni europee del 2020, Caterina Chinnici, totalmente estranea all’inchiesta, ma anche contatti con due Carabinieri per acquisire informazioni riservate su eventuali indagini a suo carico e bonifiche tecniche nei locali della sua segreteria. Sono le accuse contestate dalla Procura di Catania al vice presidente e assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Luca Sammartino, all’epoca dei fatti deputato regionale del Partito democratico. E a cui il presidente Schifani ha subito ritirato le deleghe.

C’è chi considera Luca Sammartino, medico odontoiatra, l’enfant prodige della politica siciliana. Certo è che a quarant’anni neppure compiuti Sammartino, indagato per corruzione a Catania, di strada ne ha già fatta tanta ed era arrivato ai piani alti della Regione, con la delega di vice governatore della Sicilia. E’ già alla sua terza legislatura all’Assemblea siciliana: la prima volta aveva 27 anni, era il 2012, fu eletto nella lista dell’Udc con 12.567 voti. Cinque anni dopo il bis facendo l’exploit: 32.299 preferenze. Dopo una breve parentesi nel movimento Articolo 4, per Sammartino cominciò la fase renziana, prima con l’ingresso nel Pd e poi col passaggio a Italia Viva. Al suo fianco la moglie Valeria Sudano, avvocato e anche lei politico di lungo corso, oggi senatrice della Lega. Quindi l’abbraccio con Matteo Salvini, con cui fu eletto all’Ars per la terza volta due anni fa con 21.001 voti: in poco tempo è riuscito a diventare l’azionista di riferimento del Carroccio. Nella disputa interna di qualche mese fa, Sammartino ha vinto la sfida con l’ala che faceva capo all’eurodeputata Annalisa Tardino, colpevole di avere sponsorizzato il patto federativo con il Mpa di Raffaele Lombardo e di andare in giro con l’ex governatore per fare campagna elettorale.

Con Claudio Durigon al posto della Tardino alla guida della Lega siciliana, poche settimane dopo Raffaele Lombardo ha rotto il patto federativo. Ma Lombardo non è il solo politico di lungo corso a mal sopportare la capacità politica di Sammartino; mitico rimane lo scontro col presidente Nello Musumeci quando, nella scorsa legislatura, la maggioranza cadde in aula su un voto segreto con la complicità di alcuni franchi tiratori. E Musumeci con voce roboante tuonò contro chi considerò l’artefice di quel tradimento: “Si vergogni Sammartino, in un momento come questo lei chiede di nascondersi dietro il voto segreto. Mi auguro che di lei e di quelli come lei si possa occupare ben altro palazzo”.

Assieme a Gianfranco Miccichè, Sammartino fu tra coloro che osteggiarono la ricandidatura di Musumeci. L’indagine per corruzione non è la prima inchiesta in cui impatta Sammartino. Fu accusato dodici anni fa di avere cercato voti all’interno della clinica Humanitas, specializzata nelle cure oncologiche, dove la madre aveva un incarico di vertice, uscendone indenne. Tre anni fa invece fu rinviato a giudizio per corruzione elettorale: per i pm di Catania, durante la campagna elettorale delle regionali del 2017 avrebbe offerto posti di lavoro in cambio di voti. Senza alcuna condanna alle spalle, ha proseguito la sua scalata politica forte del rapporto con Salvini e della stima del presidente Schifani, che gli aveva affidato anche i rapporti col Parlamento regionale.

Sammartino era rientrato a Catania dopo avere gestito la partecipazione della Sicilia al Vinitaly: durante la Fiera di Verona s’era confrontato con Totò Cuffaro per trovare il modo di coinvolgere la Dc per le europee, nonostante la freddezza di Salvini a dialogare con l’ex governatore. Un rientro giusto in tempo per aprire la porta ai carabinieri che gli hanno notificato l’avviso di garanzia.

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