Scarcerazione dei boss, il Cdm approva il decreto legge del ministro Bonafede

Il Consiglio dei Ministri riunito ieri  sera ha approvato il dl sulle scarcerazioni proposto dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, contenente le norme per rivalutare le misure prese per i detenuti, condannati in via definitiva o in custodia cautelare per reati gravi di mafia o terrorismo, in merito all’emergenza coronavirus.

La bozza del decreto prevede una nuova valutazione dei giudici di sorveglianza entro il termine di quindici giorni “dall’adozione del provvedimento” della detenzione domiciliare, “e successivamente con cadenza mensile”. Una valutazione che potrebbe anche essere effettuata subito, ancor prima della decorrenza dei termini “nel caso in cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria comunica la disponibilità di strutture penitenziarie o di reparti di medicina protetta adeguati alle condizioni di salute del detenuto o dell’internato ammesso alla detenzione domiciliare o ad usufruire del differimento della pena”.

Sulla bozza del decreto carceri è chiaro che, qualora sussistano le condizioni, i mafiosi tornano in carcere. Il decreto provvede a “misure urgenti in materia di detenzione domiciliare o differimento dell’esecuzione della pena, nonché in materia di sostituzione della custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari, per motivi connessi all’emergenza sanitaria da COVID-19, di persone detenute o internate per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso, terroristico e mafioso, o per delitti di associazione a delinquere legati al traffico di sostanze stupefacenti o per delitti commessi avvalendosi delle condizioni o al fine di agevolare l’associazione mafiosa, nonché di detenuti e internati sottoposti al regime previsto dall’articolo 41 bis”.

“Il provvedimento con cui l’autorità giudiziaria revoca la detenzione domiciliare o il differimento della pena è immediatamente esecutivo”. Si prevede che “quando non è in grado di decidere allo stato degli atti” il giudice può disporre, “anche di ufficio e senza formalità”, accertamenti sulle condizioni di salute dell’imputato “o procedere a perizia”.

Le disposizioni si applicano ai provvedimenti di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, con quella degli arresti domiciliari, “adottati successivamente al 1 febbraio 2020”.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo l’approvazione del decreto legge osserva: “Nessuno può pensare di approfittare dell’emergenza sanitaria determinata dal coronavirus per uscire dal carcere. E’ un insulto alle vittime, ai loro familiari e a tutti i cittadini, che in questo momento stanno anche vivendo le tante difficoltà della pandemia. I magistrati applicano le leggi e, come sempre, io rispetto la loro autonomia e indipendenza. Da stasera c’è una nuova norma che mette ordine alla situazione. In un momento così straordinario si stava andando avanti con vecchi strumenti. Ma in momenti straordinari, servono provvedimenti straordinari. La settimana scorsa abbiamo approvato un decreto che rende obbligatoria la richiesta del parere della direzione nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia e antiterrorismo, prima di assegnare la detenzione domiciliare, e, stando ai dati di questa prima settimana, sta già dando i suoi frutti: abbiamo fermato l’emorragia. Oggi chiudiamo il cerchio”.

Il provvedimento consente ai giudici di rivalutare, alla luce del mutato quadro sanitario, con una diversa situazione a livello di disponibilità di strutture penitenziare e ospedaliere, le concessioni da loro disposte nei confronti dei detenuti a causa della diffusione del Covid-19.

“Se qualcuno ha avuto dei dubbi sulla volontà del M5s e del Governo Conte di contrastare con la massima determinazione possibile le #mafie, bene ieri sera è stato aiutato a capire da che parte sia il M5S”, commenta il senatore M5s e presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra in un post su Facebook in risposta alle polemiche del centodestra, che il 7 maggio ha annunciato una mozione di sfiducia al Senato contro il ministro. Sulla stessa linea anche il capo politico del Movimento Vito Crimi.

Antonella Di Pietro

 

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