Reddito di cittadinanza e Marina Calderone: ‘La Repubblica è fondata sul lavoro, non sul sussidio’

Il superamento del Reddito di cittadinanza, ormai ufficialmente concluso, è il simbolo di un “approccio al lavoro” che “è cambiato”. Il segno di “una rivoluzione culturale” ispirata alla Costituzione, “che non sancisce solo il diritto al lavoro di qualità e retribuito dignitosamente. Ma anche un dovere di partecipare alla crescita del Paese“.

Il ministro del Lavoro, Marina Calderone, spiega che “stiamo cambiando il paradigma: stop sussidi a pioggia, ma sostegni concreti affinché i cittadini possano integrarsi nel mondo del lavoro”. Senza lasciare indietro nessuno, ma distinguendo tra chi è occupabile e chi, per varie ragioni, ha invece bisogno di quel sostegno che resta garantito attraverso l’Assegno di inclusione, entrato in vigore dal primo gennaio.

“La Repubblica è fondata sul lavoro e non sul sussidio: lo Stato deve creare le condizioni perché i cittadini possano integrarsi nel mondo del lavoro indipendentemente da età, genere o provenienza territoriale; mentre chi ha oggettivo bisogno va sostenuto”, ha sottolineato Calderone, in un’intervista al Sole 24 ore. “Al sussidio senza via d’uscita – ha chiarito – preferiamo un accompagnamento al lavoro articolato e condiviso sul territorio, attraverso la formazione e l’aggiornamento che sono una priorità. Inoltre, puntiamo a ‘far parlare’ tra loro le banche dati pubbliche e private. Il ‘buon lavoro’ si ottiene tramite politiche concrete, capaci di creare opportunità, e non gettando ciambelle di salvataggio sempre meno sostenibili”.

Dunque, “potenzieremo la formazione, il programma Gol avrà 1 miliardo aggiuntivo per spingere le politiche attive, e andremo avanti sulle semplificazioni a favore di imprese e lavoratori”. “Al salario minimo legale preferiamo l’equa retribuzione attraverso il rafforzamento della contrattazione”, ha proseguito Calderone, indicando come “obiettivo di legislatura la riduzione strutturale del costo del lavoro, anche a vantaggio delle aziende”.

“I sussidi a pioggia – ha ricordato ancora il ministro – non hanno prodotto lavoro né contribuito a diminuire la povertà assoluta, che anzi è cresciuta. Inoltre, soltanto il 20% degli ex percettori di Rdc in condizione di occupabilità ha chiesto l’ammissione alla Piattaforma per il Supporto per la Formazione e il Lavoro che ha avuto finora 120mila domande, di cui solo 60mila provengono da percettori di Rdc”. “Noi non abbiamo abbandonato chi ha bisogno, abbiamo solo diviso le platee. Da un lato chi è occupabile e non può né deve, nel proprio interesse, adagiarsi nel percepire un sussidio a vita, ma dev’essere aiutato a costruirsi un futuro e le competenze per uscire da questa condizione. Dall’altro, chi non è in condizione di lavorare o per situazioni personali o familiari particolarmente complesse percepirà l’assegno di inclusione. Anzi, abbiamo ampliato il beneficio per le famiglie numerose e ricompreso nell’Adi le donne vittime di violenza”.

“Le famiglie vanno supportate in linea con una scelta di necessario sostegno alla natalità, funzionale alla giustizia sociale e a un welfare sostenibile nel tempo. Le donne vittime di violenza vanno accompagnate verso una autonomia economica che consenta loro di liberarsi dai ricatti di genere e sfuggire alla violenza soprattutto domestica. La nostra filosofia è aiutare chi ha bisogno senza che il sussidio si trasformi in condanna a permanere nello stato di ‘esclusione’ dal lavoro, e aiutare invece chi è attivo e occupabile a far combaciare le proprie competenze, o a formarsene di nuove, per entrare nel mercato del lavoro reale”.

Calderone, poi, ha fatto un primo bilancio sull’Assegno d’inclusione, che dal 18 dicembre ha già fatto registrare “oltre 400mila domande”. “Con questo ritmo di domande riteniamo possibile centrare il target di iscritti (737.400 famiglie) nella prima decade gennaio”, ha chiarito il ministro, ricordando che “c’è stato anche un ampliamento della platea originaria di circa 120mila nuclei”. La titolare del Lavoro ha quindi ricordato che il governo si è dato l’obiettivo di “velocizzare tutti i processi di controllo e approvazione” e ha anticipato l’apertura delle domande a metà dicembre per evitare “lo stop tra il Reddito di cittadinanza e l’Adi”. “Tutte le strutture sono attive. Chi avrà sottoscritto il Pad (Patto di attivazione digitale) entro il 31 gennaio 2024 – ha chiarito – si vedrà riconosciuto l’assegno a decorrere da gennaio per 18 mesi, di volta in volta prorogabili per un anno con un mese di sospensione, sempre che ne ricorrono i presupposti. I primi pagamenti saranno a fine mese per chi avrà concluso la procedura in dicembre”.

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