Reddito di cittadinanza, addio. Calderone: sul terreno minato del lavoro si riparte, in arrivo 531mila nuove assunzioni’

«La risposta è nei numeri. il reddito di cittadinanza non ha avuto nessun effetto sul mercato del lavoro», afferma Marina Elvira Calderone. La ministra, in un’intervista a “Libero” fa il punto della situazione. «Sono stati 25 miliardi spesi per sostenere le condizioni di reddito delle famiglie più povere. Ma i percorsi di attivazione non hanno funzionato». E puntualizza: «La nostra riforma, invece, cambia del tutto il segno culturale di questo approccio. Il sostegno al reddito va dato alle famiglie in condizioni di fragilità che non possono essere in condizione di lavorare. Per gli altri lo strumento non è il sussidio, ma il sostegno all’accompagnamento al lavoro».

«Il reddito di cittadinanza», rimarca Calderone, «non esisterà più. Chi è in età di lavoro può accedere al supporto per il lavoro e la formazione, un beneficio economico. Il tutto, subordinato al fatto che il percorso formativo o l’attività di pubblica utilità siano state attivate». Questo, perché «si tratta non di un sussidio ma di una indennità di partecipazione». Anche sul fronte delle truffe, la titolare del ministero annuncia la svolta. «Intanto, il nuovo impianto della riforma sottopone l’erogazione del sussidio o dell’indennità all’attivazione del singolo. Che non è una differenza di poco rispetto al passato. Pertanto, ci sarà un sistema di controlli più attento sia nella fase della presentazione della domanda sia durante l’erogazione delle misure, attraverso l’aumento del numero dei controlli da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro».

Non solo reddito di cittadinanza, Calderone si dice ottimista per il futuro. «Abbiamo il record di occupati e la prospettiva, come segnalano tutti gli indicatori economici per i prossimi anni è buona, anche per via del ricambio generazionale in corso. L’ultimo rapporto Unioncamere segnala infatti che le aziende hanno la necessità di assumere un milione e mezzo di lavoratori entro luglio», specifica la Calderone. «I motivi di questa impennata» della forbice tra domanda e offerta di lavoro «sono vari. Si tratta di una vera e propria tempesta perfetta. Mettiamo insieme la crescita della domanda globale, la sostituzione dei lavoratori che stanno andando in pensione, la diminuzione del numero dei giovani e il numero inadeguato di competenze, soprattutto tecniche, rispetto alla domanda delle imprese. E troviamo una combinazione di fattori molto chiara. In questo quadro – dice ancora il ministro – il crollo degli iscritti agli istituti professionali, a fronte della crescita delle iscrizioni ai licei, di questi dieci anni, mostra delle scelte delle famiglie in controtendenza rispetto al mercato del lavoro».

Gli ultimi dati sull’occupazione confermano l’efficacia della svolta impressa dal governo Meloni sul terreno minato del lavoro con i riflettori puntati sulle imprese. Aumentano, infatti, le assunzioni previste a settembre dalle imprese, anche se rimangono le difficoltà per reperire competenze nei settori tecnico-ingegneristici. Stando ai dati diffusi dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal, sono 531mila i lavoratori cercati dalle imprese. Con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato – per il mese di settembre.

Si tratta di 7mila in più (+1,3%) rispetto a quanto programmato un anno fa, rileva il Bollettino. Che segnala come per l’intero trimestre settembre-novembre 2023 le assunzioni previste superano di poco 1,4 milioni, in aumento dell’1,9% rispetto all’analogo periodo del 2022. Dal bollettino si evidenzia anche che continua a crescere la difficoltà di reperimento segnalata dalle imprese che coinvolge il 48% delle assunzioni programmate. In aumento di 5 punti percentuali rispetto a dodici mesi fa per molte figure tecnico-ingegneristiche e di operai specializzati.

Il Bollettino diffuso da Unioncamere evidenzia che sono le grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) e le piccole imprese (10-49 dipendenti) a coprire completamente l’incremento complessivo rispetto al 2022 delle assunzioni programmate. Mentre le imprese di minore dimensione (1-9 dipendenti) prevedono per settembre un calo delle assunzioni (-3mila). Il comparto manifatturiero nel complesso programma 99mila entrate a settembre 2023 (dato analogo rispetto a 12 mesi fa).

Il tempo determinato – emerge dal bollettino – si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta con 284mila unità, pari al 53,4% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (108mila), i contratti di somministrazione (57mila), gli altri contratti non alle dipendenze (32mila), i contratti di apprendistato (26mila), gli altri contratti alle dipendenze (14mila) e i contratti di collaborazione (11mila). Le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per oltre 252mila assunzioni a settembre (il 48% del totale), confermando come causa prevalente la ‘mancanza di candidati’ con una quota del 31,7%, mentre la ‘preparazione inadeguata’ si attesta al 12%. I gruppi professionali con mismatch più elevato sono gli operai specializzati (64,2% la quota di entrate difficili da reperire), i conduttori di impianti fissi e mobili (53,2%) e le professioni tecniche (49,5%).

Cresce il ricorso alla manodopera straniera che passa da 95mila ingressi dello scorso anno, pari al 18,2% del totale entrate, agli attuali 108mila ingressi, pari al 20,4% del totale entrate (+13mila contratti; +13,6%). A ricorrere maggiormente alla manodopera straniera sono i servizi operativi di supporto a imprese e persone (il 35,2% delle entrate programmate è riservato a manodopera straniera), i servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio (32,7%), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (25,8%), i servizi di alloggio ristorazione e turistici (25,7%) ed infine le industrie alimentari (25,1%). A livello territoriale evidenziano maggiori difficoltà di reperimento le imprese delle regioni del Nord Est, dove il 53,4% del personale ricercato è difficile da trovare, una quota notevolmente superiore a quella registrata nel Sud e Isole (43,5%) e nel Centro (45,9%), mentre il valore nel Nord Ovest (47,4%) si mantiene vicino alla media.

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