Quagliarello: L’Italia è pronta per un sistema semipresidenziale

La riforma dell’assetto costituzionale “non è più eludibile” e non si può limitare alla sola legge elettorale. Il futuro dell’Italia è quello di un sistema semipresidenziale. Il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello nell’informativa alla Camera sul lavoro della commissione dei saggi sulle riforme costituzionali rilancia il tema di una riforma organica dell’ordinamento costituzionale non limitato alla sola ‘abrogazione’ del Porcellum. Una indicazione che segue quella avanzata nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che, nel messaggio inviato al forum italo-francese ‘Dalle riforme la rinascita’, tenutosi a Cogne, scriveva: “E’ ora possibile e necessario affrontare il compito di un sapiente rinnovamento del nostro ordinamento costituzionale, coerente con i suoi valori fondanti”. E Gaetano Quagliariello indica in questa direzione la strada maestra da seguire.

Legge elettorale.“Bisogna sgombrare il campo dall’illusione che un ennesimo intervento solo sulla legge elettorale, o affidandosi alle esclusive dinamiche dei partiti, possa porre rimedio al deficit di capacità decisionale, di stabilità e di rappresentatività” di cui soffre il nostro Paese, dice con forza il ministro delle Riforme. “Le riforme – spiega Quagliariello – servono anche a promuovere un processo di rafforzamento e di rigenerazione dei partiti che li renda capaci di dialogare al proprio interno e tra loro stessi facendo prevalere le ragioni dell’unità piuttosto che quelle del conflitto e della sterile e talvolta aprioristica contrapposizione”.

Partiti. “La commissione – continua l’esponente del Pdl – ha rinvenuto nella incapacità di esprimere nel lungo periodo un indirizzo politico stabile e radicato uno dei principali elementi di criticità, direttamente connessa ad un processo di indebolimento del sistema dei partiti”, ha rilevato.

”Stiamo vivendo un paradosso; da un lato la crisi dei partiti richiederebbe un incisivo intervento di riforma delle Istituzioni per restituire loro forza e legittimazione; dall’altro costituisce un formidabile ostacolo alla sua realizzazione”. Secondo Quagliariello, “la crisi dei partiti quali strumenti insostituibili attraverso i quali i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale si è riverberata direttamente sulle attribuzioni del Parlamento e del governo, pregiudicandone il corretto funzionamento in termini di efficienza dei circuiti decisionali, stabilità dei governi, efficacia delle politiche pubbliche ed autorevolezza delle Istituzioni. La storia di questi anni testimonia come tali difficoltà siano andate amplificandosi e la situazione di stallo istituzionale determinatasi dopo le ultime elezioni politiche ne ha offerto una plastica e drammatica rappresentazione”.

Larghe intese. ”Nelle ultime settimane è stato posto da alcuni con forza il problema della difesa del bipolarismo che sarebbe minacciato dall’esperienza delle larghe intese. Anch’io sono convinto che il bipolarismo sia non solo un elemento acquisito in modo irreversibile alla nostra cultura politica, ma anche un fattore di trasparenza e di democraticità del sistema, e che le larghe intese siano una parentesi dovuta alle circostanze politiche, economiche e sociali eccezionali nelle quali si trova oggi l’Italia”.

Semipresidenzialismo. I componenti della Commissione per le riforme ritengono che la forma di governo semipresidenziale “riesca più e meglio del tradizionale modello parlamentare a garantire unità, stabilità, continuità, flessibilità, responsabilità”. “Nel sistema semipresidenziale, infatti, è l’elezione del presidente – quindi la scelta di una persona – che dà unità al sistema politico”. “Il semipresidenzialismo – ha continuato Quagliariello – assicurerebbe dunque continuità (la durata in carica del capo dello Stato è fissata in Costituzione e non può essere abbreviata), stabilità (in quanto il sistema elettorale crea maggioranze sufficientemente coese), flessibilità (che si consegue sostituendo il primo ministro, per sedare tensioni politiche e per rispondere a esigenze manifestate nell’opinione pubblica), nonché, aspetto certo non trascurabile, l’individuazione del vincitore. Il modello semipresidenziale, inoltre, presenterebbe un significativo ‘tasso di innovazione’ che potrebbe essere particolarmente gradito all’opinione pubblica”, ha concluso il ministro.

Giustizia. “La relazione non tratta delle tematiche relative alla riforma della giustizia che pure costituisce una parte importante del disegno di riforma dello Stato. Occorre inoltre considerare come il nucleo centrale della riforma della giustizia – ha proseguito il ministro – consista in interventi che riguardano prevalentemente la legislazione ordinaria. Naturalmente, tali considerazioni non intaccano in alcun modo la centralità del tema, che dovrà costituire il necessario completamento del processo di riforma delle istituzioni sul quale siamo impegnati”. “A tal proposito ho già avviato i necessari contatti con il ministro della Giustizia per istituire un tavolo di coordinamento che conduca il governo a sottoporre al Parlamento le proprie proposte di riforma, nel solco delle indicazioni formulate dal gruppo di lavoro – ha concluso Quagliariello – istituito dal presidente Napolitano nel marzo scorso”.

 

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