Per Stellantis Torino sarà il polo della mobilità sostenibile

Negli ultimi anni il mondo dei motori ha visto lo sviluppo eccezionale del Gruppo Stellantis, un colosso che negli anni si è imposto come uno dei più produttivi. Il colosso italo-francese infatti racchiude al proprio interno un numero ingente di marchi di successo, con la FIAT che è quello che ha comportato il maggior numero di vendite.

Nel 2023 Fiat ha aumentato il suo volume di vendite globali del 12%, con 1,35 milioni di unità vendute in tutto il mondo, confermandosi per il terzo anno consecutivo il primo marchio di Stellantis in termini di volumi di vendite. Risultati significativi sono stati raggiunti in Europa, Sud America, Medio Oriente e Africa, con il brand che si conferma leader nei suoi quattro «mercati domestici» con una quota del 21,8% in Brasile, del 12,8% in Italia, del 15,7% in Turchia e del 78,6% in Algeria. In Sud America il marchio Fiat ha conquistato una quota di mercato pari al 14,5%, con oltre 542.000 unità immatricolate, 45.300 vetture in più rispetto al 2022. Anche la performance nella regione Mea si è confermata in crescita, soprattutto nel mercato turco, dove Fiat è il primo marchio automobilistico a mantenere una striscia di leadership quinquennale ininterrotta, con il 15,7% della quota di mercato.

Il mercato italiano è in mano al Gruppo Stellantis, con la Lamborghini che è una piccola eccezione, dato che il colosso di Sant’Agata Bolognese ha deciso di legarsi al Gruppo Volkswagen. Per il resto le altre realtà italiane sono racchiuse in Stellantis e lo stesso si può dire anche della Francia

Lo Stato francese inoltre non solo ha avuto un ruolo importante per quanto concerne i finanziamenti e gli aiuti per il Gruppo, ma un investimento per salvare la Peugeot ha portato il Governo transalpino a detenere il 6% delle quote Stellantis. Questo sarebbe l’intento anche dello Stato italiano, anche se John Elkann, il Presidente di Stellantis, ha negato il tutto.

La diatriba tra Italia e Stellantis non è però l’unico argomento che sta facendo discutere nella sede centrale, infatti si sta anche valutando un possibile ampliamento. Per avere in mano tutto il mercato francese ci vorrebbe anche l’ingresso da parte del Gruppo Renault, il che permetterebbe di avere tra le mani anche la Dacia. A parlare della questione ci ha pensato l’Amministratore Delegato di Stellantis,  Carlos Tavares.

La fusione che avrebbe portato il Gruppo Stellantis a gestire le sorti del mercato automobilistico francese e italiano sembra lontana dal concretizzarsi. L’unione con la Renault avrebbe avuto dei risvolti a dir poco clamorosi, con questo marchio che da sempre è uno dei principali rivali sul mercato della FIAT.

Nonostante le voci sempre più insistenti che parlavano di un possibile approccio di Stellantis per l’acquisizione di Renault, ora sembra che la pista si sia decisamente raffreddata: ‘Per il momento non ci sono dei negoziati per poter dare il via alla fusione con il Gruppo Renault. Ci tengo a essere chiaro e non voglio che ci siano delle speculazioni a riguardo. Solo così si possono definire le voci di una possibile acquisizione da parte di Stellantis di Renault’. Tavares dunque fuga ogni possibile dubbio sul fatto che Stellantis abbia in mente di mettere le mani sul colosso francese.

Nonostante questo, Tavares ha però aggiunto come l’obiettivo principale di Stellantis in questo momento sia quello di contrastare il mercato cinese. I veri rivali non sono infatti più provenienti dall’Europa e dal Gruppo Renault, ma l’intento è quello di battere la nuova concorrenza sia sul discorso legato alla qualità che sui prezzi di vendita. Per ora dunque sembra esserci una sorta di tregua, ma non porterà per ora alla fusione.

Se la auto italiane, come la 600 e la Topolino, si faranno in Polonia e in Marocco, in Italia si faranno quelle cinesi. L’idea è  di Stellantis, utile per ridare benzina agli stabilimenti finiti nel mirino dell’ad Carlos Tavares per la loro scarsa capacità produttiva in assenza di adeguati sussidi pubblici. Nel dettaglio, il piano riguarderebbe Mirafiori, l’impianto storico della casa automobilistica. Secondo quanto riferisce Automotive News Europe, citando fonti vicine al dossier, il gruppo starebbe valutando la possibilità di produrre nello stabilimento torinese fino a 150 mila auto elettriche a basso prezzo all’anno, modelli realizzati sulla base della joint-venture con il gruppo cinese Leapmotor.

La produzione, spiega la testata specializzata, potrebbe partire nel 2026 o nel 2027 e i modelli elettrici cinesi prodotti a Mirafiori verrebbero venduti dalla rete di concessionari europei di Stellantis. Lo scorso anno la società franco-italiana ha acquisito il 21% di Leapmotor per 1,6 miliardi di dollari: dall’intesa è nata anche una joint ventura con base, manco a dirlo, in Olanda detenuta al 51%. Solo la scorsa settimana Tavares, durante un incontro con la stampa in occasione dei risultati del 2023, non aveva escluso questa possibilità, «se ci fosse un’occasione di business». L’ad aveva sottolineato che Stellantis «ha fatto una mossa strategica» nella partnership con la società cinese e «se dovessimo avere l’opportunità, perché ha senso economico, di produrre auto Leapmotor in Italia lo faremo».

Mirafiori oggi produce modelli Maserati a basso volume, e terminerà la produzione del Levante a marzo. Quindi a sostenere i volumi produttivi dell’impianto è la Fiat 500 elettrica, di cui però nel 2023 sono state prodotte circa 80 mila vetture rispetto alle 100 mila previste di fronte a un mercato debole. Risultato: a marzo nel sito torinese parte la cassa integrazione con le linee della Maserati e della 500 elettrica che lavoreranno su un solo turno. Inevitabile, vista la situazione, l’accoglienza positiva della notizia da parte dei sindacati, che si sono tutti schierati a favore dell’ipotesi, chiedendo, anzi, al più presto conferme concrete del progetto e rassicurazioni sul futuro della fabbrica. D’altra parte, pur di non perdere il posto, prospettiva non così remota se si va avanti così, le tute blu di Mirafiori sarebbero, giustamente, disposte pure altro.

L’Avs, con una nota del vicecapogruppo alla Camera, Marco Grimaldi, considera l’eventualità «una buona cosa per l’Italia, vista l’assenza di altri piani industriali». Il deputato dovrebbe sapere bene, infatti, che la situazione che si è creata in Europa e in Italia è dovuta alle accelerazioni del green deal sullo stop ai motori endotermici. Una mossa che ora sta spaventando l’intero Continente, considerato che solo i cinesi riescono per ora a produrre auto elettriche a basso costo (avendo tra l’altro il quasi monopolio delle materie prima che servono a produrre le batterie e le componenti dei veicoli green) e che i produttori asiatici stanno già tessendo la loro tela per conquistare il mercato europeo. Mirafiori potrebbe rappresentare l’altra porta di ingresso del Dragone nel Vecchio continente.

«Stellantis valuta positivamente l’incontro a Torino, ribadendo il sostegno a iniziative chiave a Mirafiori nell’ambito del piano Dare Forward 2030, con l’obiettivo di trasformare il sito in un polo innovativo per la mobilità sostenibile entro il 2038». Lo afferma l’azienda in una nota diffusa dopo l’incontro che si è svolto  a Torino, presso Palazzo civico. La delegazione aziendale era guidata da Davide Mele, responsabile Corporate Affairs di Stellantis Italia e Daniele Chiari, responsabile relazioni istituzionali di Stellantis Italia e Giuseppe Manca responsabile delle Risorse umane di Stellantis Italia.

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