Logo sede di Confindustria, Roma 5 maggio 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Nuovo governo tra lavoro, welfare e Confindustria

Il lavoro e il welfare, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla precarietà, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale, sono stati e sono al centro della campagna elettorale con proposte e ricette diversificate provenienti da tutti i partiti. Ma tra meno di una settimana, quando le urne avranno decretato le prospettive del nuovo governo, chiunque vinca dovrà fare i conti con una serie di nodi da sciogliere.

In primo piano la perdita del potere d’acquisto dei salari e il cosiddetto lavoro “povero” e sottopagato. Ebbene, sotto il primo profilo sembrano essere tutti d’accordo che una via d’uscita per mettere un po’ di soldi in tasca ai lavoratori, senza gravare sui bilanci delle imprese, è rappresentata daltaglio del cuneo fiscale e contributivo. Dunque, il nuovo governo, almeno su questo punto si troverà la strada aperta dall’esecutivo Draghi e la consenso delle forze politiche: resterà da vedere, però, dove e come trovare le risorse per farlo e in che misura. I vertici di Confindustria hanno ipotizzato un intervento da 12 miliardi, perché lavoratori e imprese possano sentire gli effetti.

Più complesso il discorso sul salario minimo per il lavoro “povero”: ma se dovesse vincere la coalizione di centro-destra, è verosimile che sarà seguito il percorso del salario minimo contrattuale: l’applicazione a tutti i lavoratori di un settore del trattamento economico stabilito dai migliori» contratti collettivi di quel settore. Il salario minimo legale a 9 euro, sostenuto dai grillini, difficilmente potrà passare.

Lavoro significa, però, anche lotta alla precarietà e incentivi per le nuove assunzioni. Su entrambi i fronti, le ricette del centro-destra divergono da quelle del Pd e dei grillini. E, dunque, nel caso di una vittoria della coalizione di centro-destra, è immaginabile che verrà introdotto il principio, annunciato da Giorgia Meloni, del “più assumi, meno paghi”: un meccanismo di sgravi fiscali e premi per le imprese che fanno nuove assunzioni in rapporto al fatturato. Mentre, per le regole del lavoro, è probabile la drastica eliminazione dei vincoli legislativi previsti dal Decreto Dignità per i contratti a termine, rimettendo in gioco pienamente la contrattazione collettiva come fonte delle regole per la flessibilità del lavoro. Con il corollario della detassazione del salario contrattato a livello aziendale o territoriale e lo sviluppo del welfare integrativo a tutti i livelli.

Un discorso a sé stante merita il Reddito di cittadinanza. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno sempre denunciato il fallimento e gli abusi connessi a questo strumento: da qua l’idea della sua cancellazione come sussidio a pioggia e la sua riconduzione a sostegno per coloro che non possono lavorare per condizioni fisiche e di disagio sociale. Mentre sul versante più direttamente collegato al mercato del lavoro l’obiettivo è quello di puntare su una vera rivoluzione delle politiche attive, attraverso il pieno e sinergico rapporto tra sistema pubblico e Agenzie private per il lavoro.

E’ evidente, però, che questa impostazione dovrà fare i conti con i risultati del voto: la presenza di un consistente gruppo parlamentare grillino renderà di fatto più impervia l’operazione della revisione del Reddito di cittadinanza. Ma, al contrario, la presenza di Italia Viva e Azione potrà dare un contributo nella direzione della riforma del sussidio in senso restrittivo.

Il lavoro e il welfare, dal reddito di cittadinanza alla lotta alla precarietà, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale, sono stati e sono al centro della campagna elettorale con proposte e ricette diversificate provenienti da tutti i partiti. Ma tra meno di una settimana, quando le urne avranno decretato le prospettive del nuovo governo, chiunque vinca dovrà fare i conti con una serie di nodi da sciogliere.

In primo piano la perdita del potere d’acquisto dei salari e il cosiddetto lavoro “povero” e sottopagato. Ebbene, sotto il primo profilo sembrano essere tutti d’accordo che una via d’uscita per mettere un po’ di soldi in tasca ai lavoratori, senza gravare sui bilanci delle imprese, è rappresentata daltaglio del cuneo fiscale e contributivo. Dunque, il nuovo governo, almeno su questo punto si troverà la strada aperta dall’esecutivo Draghi e la consenso delle forze politiche: resterà da vedere, però, dove e come trovare le risorse per farlo e in che misura. I vertici di Confindustria hanno ipotizzato un intervento da 12 miliardi, perché lavoratori e imprese possano sentire gli effetti.

Più complesso il discorso sul salario minimo per il lavoro “povero”: ma se dovesse vincere la coalizione di centro-destra, è verosimile che sarà seguito il percorso del salario minimo contrattuale: l’applicazione a tutti i lavoratori di un settore del trattamento economico stabilito dai migliori» contratti collettivi di quel settore. Il salario minimo legale a 9 euro, sostenuto dai grillini, difficilmente potrà passare.

Lavoro significa, però, anche lotta alla precarietà e incentivi per le nuove assunzioni. Su entrambi i fronti, le ricette del centro-destra divergono da quelle del Pd e dei grillini. E, dunque, nel caso di una vittoria della coalizione di centro-destra, è immaginabile che verrà introdotto il principio, annunciato da Giorgia Meloni, del “più assumi, meno paghi”: un meccanismo di sgravi fiscali e premi per le imprese che fanno nuove assunzioni in rapporto al fatturato. Mentre, per le regole del lavoro, è probabile la drastica eliminazione dei vincoli legislativi previsti dal Decreto Dignità per i contratti a termine, rimettendo in gioco pienamente la contrattazione collettiva come fonte delle regole per la flessibilità del lavoro. Con il corollario della detassazione del salario contrattato a livello aziendale o territoriale e lo sviluppo del welfare integrativo a tutti i livelli.

Un discorso a sé stante merita il Reddito di cittadinanza. Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno sempre denunciato il fallimento e gli abusi connessi a questo strumento: da qua l’idea della sua cancellazione come sussidio a pioggia e la sua riconduzione a sostegno per coloro che non possono lavorare per condizioni fisiche e di disagio sociale. Mentre sul versante più direttamente collegato al mercato del lavoro l’obiettivo è quello di puntare su una vera rivoluzione delle politiche attive, attraverso il pieno e sinergico rapporto tra sistema pubblico e Agenzie private per il lavoro.

E’ evidente, però, che questa impostazione dovrà fare i conti con i risultati del voto: la presenza di un consistente gruppo parlamentare grillino renderà di fatto più impervia l’operazione della revisione del Reddito di cittadinanza. Ma, al contrario, la presenza di Italia Viva e Azione potrà dare un contributo nella direzione della riforma del sussidio in senso restrittivo.

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