Non esiste più l’America gendarme del mondo

Nel vedere il viso rattristato e gli occhi bagnati da lacrime mal represse, siamo rimasti sbigottiti e smarriti. Quel volto era di Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d’America il garante delle democrazie di tutto il mondo. Ma dietro a quell’emozione mista ad indignazione per la morte dei soldati americani ad opera dei due attentati portati a termine dall’Isis, si nasconde un’amara realtà: non esiste più l’America gendarme del mondo. Gli Usa non sono più in grado di soccorrere le democrazie del mondo perché sono minati all’interno da due crisi, alle quali Biden deve por mano in tempi rapidi se vuole salvare la democrazia americana. La prima è rappresentata dalla spaccatura della società civile, divisa tra trumpiani, che considerano Biden una sorta di usurpatore per aver rubato le elezioni del 2020, l’altra è la quasi polverizzazione dell’apparato amministrativo. A partire dagli anni 80 si è diffusa sempre di più una sorta di cultura dell’antistato, uno smantellamento progressivo dell’apparato pubblico. E questo ha provocato danni sia all’interno del Paese che verso gli alleati, sia in Occidente che in Oriente. Un gigante di acciaio che ormai si regge su gambe di argilla. Questa patologia amministrativa ha comportato tutti gli errori commessi nell’organizzare la ricostruzione dell’Afghanistan, nel voler a tutti i costi imporre la cultura occidentale ad un popolo le cui origini e tradizioni erano e sono totalmente diversi. E il disastro lo abbiamo visto persino nei giorni scorsi durante le operazioni di evacuazione all’aeroporto di Kabul. Biden è conscio che le fondamenta del sistema americano sono in pericolo e spera di ricostruirlo con un deciso intervento nel campo economico e sociale e nel frattempo si era illuso di chiudere la questione Afghanistan con un’operazione lampo, che non gli è riuscita, anzi è stato un disastro, finita nel sangue. E’ evidente che il vecchio Presidente confidava in una sorta di collaborazione dei talebani, frutto degli accordi di Doha (Quatar) del giugno scorso, che avrebbero dovuto inibire all’Isis di compiere attentati, nel frattempo si sarebbe concentrato sulla crisi di Tiwan che ha come antagonista la Cina. L’Afghanistan tornerà ad essere una sorta di terra promessa per il terrorismo islamico internazionale e questo comporterà non pochi problemi anche per Cina, Russia e Pakistan che speravano di trarre vantaggio dal ritiro delle truppe americane. Quanto all’Europa è tempo che smetta le comode vesti del convitato di pietra, cominci a pensare ad una vera difesa contro il terrorismo internazionale, di qualunque matrice esso sia. I primi timidi passi li sta facendo il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi, l’unico leader europeo rimasto che abbia una visione e una strategia ben precisa. Intanto ci auguriamo, almeno tutti i filo americani come me, che la Terra delle libertà, delle possibilità, della democrazia, torni ad essere al più presto il guardiano del mondo.

Andrea Viscardi

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