Mario Landolfi, senza amore, tra Napoli e Maradona

Voglio soffermarmi su un articolo a firma Mario Landolfi pubblicato ieri dal Secolo d’Italia.  Landolfi è un giornalista professionista ed ex politico. Consigliere comunale e capogruppo del Msi, deputato per Alleanza Nazionale per quattro legislature,  coordinatore regionale per la Campania fino al 2009, anno di fondazione del PDL,  di cui è stato coordinatore vicario per la stessa regione. Ricopre poi la carica di Ministro delle comunicazioni nel Governo Berlusconi III dove emise un decreto, noto come Decreto Landolfi, sulla liberalizzazione delle frequenze dati wireless. Poi, presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, leggi la Commissione di vigilanza RAI. Quest’ultimo incarico citato mi offre l’occasione di dare la stura ad un evento che riguarda il Landolfi.

Nel 2000, durante il discorso in diretta con cui annunciava le sue dimissioni da direttore del TG1, il giornalista Gad Lerner dichiarò che, fresco di nomina, il 13 luglio 2000 era stato invitato a pranzo dal Presidente della Commissione di Vigilanza, Mario Landolfi. Al termine dell’incontro Landolfi – affermò Lerner – tirò fuori dalla tasca un foglio di carta dicendo ‘ci sarebbe questa persona da sistemare’. Successivamente la giornalista Marilù Lucrezio  affermò di essere lei la precaria ‘raccomandata’, in un’intervista al Corriere della Sera. In quell’occasione, Landolfi ammise di aver agito in modo inopportuno, ma querelò Gad Lerner per diffamazione. La vicenda si concluse con l’assoluzione del giornalista.

Nell’aprile 2018, durante un’intervista per strada, tentata in via della Scrofa a Roma, ha rifilato con violenza uno schiaffo al volto e insultato il giornalista Danilo Lupo, inviato del programma di Massimo Giletti Non è l’Arena, in onda su La 7.

Scusino i lettori  la mia cura notarile nel citare pedissequamente eventi storici,  e di cronaca,  ma può essere utile per visualizzare le note comportamentali di Mario Landolfi.

Ieri sul Secolo d’Italia Landolfi scriveva:  ‘Uno come Maradona non poteva che finire a Napoli. È questione di chimica, anzi di alchimia. L’uno era nato per l’altra. Diversamente, non avrebbe aperto gli occhi in una favela situata ‘alla fine del mondo’ (copyright Bergoglio) per poi conquistare gloria immortale nell’unica città europea  dove ‘ancora c’è la plebe’. A dispetto degli emisferi, i Sud si somigliano sempre. Tra quello di Maradona e quello napoletano fu addirittura magnetismo, attrazione fatale. Un destino intrecciato che trascendeva la pelota per farsi riscatto e rivincita.

Mia nota: dicasi plebe quella parte del popolo di Roma antica che nei primi secoli della Repubblica non godeva dei diritti dei cittadini, riservati invece ai patrizi; oggi, in senso spregiativo, la parte peggiore del popolo, la più arretrata o abbrutita.

Oh sovra tutte mal creata plebe (Dante, della moltitudine dei dannati).

Landolfi continua:  A Napoli Maradona trovò ‘l’humus terzomondista’ che in Sudamerica sforna guerriglieri, libertadores e campioni…

Scene che mai vedremmo a ‘Torino, a Milano o nella stessa Roma’. Lì giocano il derby e il tifo cittadino è fifty fifty. A Napoli no, non è permesso: il cuore è unico e non ammette affetti in condominio. La passione o è totale ed esclusiva o non è. Il derby di (e del) Napoli è diverso: si disputa da sempre contro ‘quelli di su’. E Maradona l’aveva fiutato prima ancora di arrivare. Del resto, era scugnizzo dentro. Avrebbe detto di lui Totò: ‘È in parte napoletano e in parte…nopeo’. Un vesuviano nato all’estero per un banale disguido della cicogna. Apposta nessuno più e meglio di lui ha saputo conquistare il ‘cuore pagano’  ed identitario di una ‘città visceralmente monarchica’  e sempre in cerca del suo re. Lui di Napoli lo è stato. E non soltanto per il pallone.  

Termini usati nell’articolo da sottolineare: il ‘cuore pagano’ e città ‘visceralmente monarchica’.

Ricordo ai lettori, e per inciso,  che il padre  di Landolfi, Giacomo,   fu un esponente del Partito Monarchico nella provincia di Caserta e consigliere comunale nella lista MSI-DN nel comune di Mondragone.

Per nota,  nel dicembre 2019 c’è stata una  sentenza di condanna a due anni per Mario Landolfi, che si disse soddisfatto  perché era caduta   l’aggravante mafiosa. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo aveva  condannato per corruzione, con pena sospesa e non menzione della condanna nel casellario giudiziario. L’ex ministro delle Telecomunicazioni ed ex esponente di An e Pdl fu assolto per i capi d’accusa di truffa e favoreggiamento. Il processo era iniziato nel 2012.   L’ex ministro aveva rinunciato alla prescrizione, che sarebbe scattata entro pochi mesi.

Un articolo, il mio, ricco di citazioni per parlare della ‘ferocia’ inopportuna del giornalista Landolfi che cita Napoli parlando di ‘plebe’, di ‘humus terzomondista’,  ‘sud che si somigliano sempre’, ‘contro quelli di su’, ‘cuore pagano’ e altro. Un articolo scritto con malevolenza,   poco educato e scritto al di fuori della propria coscienza.

Un’ultima nota da citare: Mario Landolfi è nato a Mondragone,  comune italiano della provincia di Caserta in Campania.

Cocis

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