L’Italia è a un punto di svolta

Occorre guardare avanti e non girarsi indietro per ricordarsi chi eravamo prima del Covid 19.

Non basta aver reagito in modo efficace alla furia del virus che oltre ad aver provocato migliaia di morti le cui immagini strazianti si rincorrono ancora nella nostra mente e che mai potremo dimenticare, ci ha anche precipitato in una crisi economica senza precedenti. Oggi occorre un nuovo contratto sociale. Un dialogo costante, costruttivo e efficace tra la politica, l’economia reale, la finanza, istituzioni, società civile tutta. L’iniziativa spetta senz’altro al governo che deve immediatamente rendere efficaci i provvedimenti messi in campo. Non è più il tempo degli annunci roboanti, dei DPCM notturni; la gente è stanca!Troppi malumori serpeggiano tra le imprese! Di rendere efficaci i provvedimenti messi in campo dall’esecutivo, ne ha parlato il governatore della Banca d’Italia, Visco. Il suo è stato un discorso improntato alla speranza, scevro da toni freddi e formali. Non poteva essere altrimenti. Parlava anche l’uomo, non solo il banchiere. Le famiglie italiane aspettano risposte concrete e in tempi rapidi. Gli aiuti e i sussidi non dureranno in eterno.  Il Governo non può e né si deve accontentare di varare misure, ma deve concretamente metterle in atto. E’ evidente che anche l’opposizione deve fare la sua parte e puntare in uno alla maggioranza verso uno sforzo politico che abbia come unico obiettivo la coesione nazionale. I cittadini sono ormai stufi e tediati dai soliti slogan quotidiani, a tratti vuoti di contenuto e volti a conquistarsi il punticino nei sondaggi, sulla cui attendibilità, di questi tempi, nutrirei più di un dubbio. La logica della propaganda è fine a se stessa e non lascia alcun dubbio sulla sua interpretazione: incapacità di una nuova  visione politica rispetto ad una storia del mondo che l’umanità si appresta a vivere, suo malgrado. La discussione che si avvierà intorno alle misure economiche varate dall’UE, sarà la prova di fuoco per misurare la maturità della nostra politica. Un passaggio che indica e sottolinea il salto di qualità fatto dall’Europa. Né varranno le scuse, ridicole in nuce, che i fondi sono finalizzati ad obiettivi ben precisi e quindi di non immediata fruizione, rispetto ai quali occorre presentare altrettanti progetti ben chiari. Certamente i nostri politici non potevano pretendere la solita pioggia di soldi su cui mettere le mani alla rinfusa e senza aver chiare e ben definite le idee al riguardo. Sarebbe come negare che l’Italia non ha bisogno di infrastrutture,di formazione, di snellire la tanto vituperata, a chiacchiere, burocrazia. Esse sono necessità imprescindibili per il nostro progresso e rilancio. Gli italiani sono pronti a scorciarsi le maniche e a pancia a terra ricominciare e vincere. Al contrario abbiamo una classe politica, non me ne vogliano, di scappati di casa, che guardano solo a proprio orticello di consensi e non al bene del Paese e della Nazione. Smettiamola con lo stereotipo del mendicante che allunga la mano per superare la giornata, perché fa torto alla nostra storia e al nostro lignaggio. Certamente nemmeno possiamo farci facili illusioni perché in questi tre mesi di sospensione della vita economica e sociale è stato solo eretto un argine dalla Banca d’Italia e dalla BCE, per frenare la furia di una crisi devastante, e tale resta. L’Europa per la prima volta attua una politica di bilancio comune e per questo ci mette alla prova. Gli italiani ne devono essere consapevoli e ciascuno deve fare la sua parte per dar vita al nuovo Paese del domani. Ma anche le istituzione pubbliche si a livello centrale che locale devono rendersene conto, altrimenti ogni speranza sarà vana.

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