L’immobilismo di Conte fa infuriare Beppe Grillo

Nonostante Luigi Di Maio gli abbia sottratto oltre 60 parlamentari tra deputati e senatori.  Conte è serafico: «Non è ancora il momento di contrattaccare», nel frattempo, rischia che quel che resta del M5S gli si sfarini tra le mani, ben  asserragliato nella sede di via Campo Marzio, ma più per ricevere consigli che per impartire disposizioni. Conte, è noto, ha una naturale tendenza al rinvio.

«Restiamo al governo, ma non chiedo le dimissioni di Luigi da ministro. Ma così viene giù tutto», ha commentato un big come Stefano Buffagni. Fonti pentastellate descrivono un Beppe Grillo a dir poco infuriato. E questo spiega perché l’ex-premier ha parzialmente modificato lo spartito di fronte a Lilly Gruber su La7. Qualche stoccatina a Di Maio l’ha assestata: «Lascerò che s’interroghi con la propria coscienza e decida, io non chiederò le sue dimissioni».

Ha solo  accusato il titolare della Farnesina di aver predisposto tutto da tempo per poi rinfacciargli le clamorose capriole sulla politica internazionale: «Gli ricordo i Gilet gialli». Quanto al governo, nel salotto tv della Gruber  non ha giurato amore eterno a Draghi: «Saremo con lui fintanto farà gli interessi dei cittadini». Sullo sfondo restano sempre nodi insoluti come il divieto di terzo mandato e le nomine dei responsabili provinciali. Due mine che potrebbero mandare definitivamente il MoVimento.

La prima vera forma di vendetta politica che il gruppo del M5S capitanato da Giuseppe Conte sta meditando, alla luce di quanto scritto nello Statuto del Movimento Cinque Stelle.

“Il Consiglio nazionale riunito informalmente  ha proposto di far scattare le penali contro i transfughi, previste dalle regole del M5S per chi lascia il gruppo. Multe da 100mila euro, finora mai applicate. I contiani avrebbero ricordato come fosse stato proprio Di Maio, nel 2018, a introdurre il meccanismo sanzionatorio nei confronti dei transfughi.

La tesoriera Francesca Galizia afferma in merito: “Sicuramente faremo delle valutazioni sui contratti in scadenza, principalmente le consulenze esterne, dobbiamo rivederle e rivalutarle anche nell’ottica di un efficientamento degli uffici. Un conto era avere tanti deputati che andavano seguiti e un conto averne molti meno”. Il ‘salasso’ dovrebbe superare i 2 milioni di euro per i mesi che mancano da qui alla fine della legislatura. Ma i contratti dei dipendenti sono salvi, per adesso. Per il momento non toccheremo i contratti dei dipendenti. Immagino che qualche dipendente sia stato contattato per andare a lavorare nel nuovo gruppo, qualche perdita la avremo anche lì. Per ora non abbiamo questa necessità. Solo consulenze e contratti di collaborazione: quelli li rivedremo nell’immediato. Più che un danno economico è un danno al Movimento, abbiamo perso delle risorse, sono andate via tante persone di alto valore che stimavo”.

Da mesi si vociferava di presunti dissidi ormai insanabili e rapporti sempre più tesi. Un connubio forte e duraturo – grande protagonista prima del governo gialloverde e poi di quello con il Partito Democratico – si è progressivamente logorato a suon di stoccate, frecciatine e divergenze palesate in maniera crescente da parte dei due personaggi chiave.

La storia è chiaramente quella tra Luigi Di Maio – volto storico del Movimento 5 Stelle, primo capo politico e candidato premier della creatura di Beppe Grillo – e Giuseppe Conte, attuale leader della galassia grillina dopo le due esperienze da presidente del Consiglio che lo hanno fatto conoscere in Italia e nel mondo soprattutto per l’emergenza pandemica che ha dovuto affrontare in prima persona senza alcuna esperienza politica e governativa pregressa.

L’”operazione Di Maio“, come qualcuno l’ha già ironicamente ribattezzata, porterà via alle casse dei Cinque Stelle quasi due milioni e mezzo di euro. A tanto ammonta la perdita dei rimborsi ai gruppi parlamentari da qui alla fine della legislatura: nove mesi in tutto. Infatti, per ogni deputato eletto, un partito riceve circa 50 mila euro di rimborsi annui (per i senatori la cifra sale a 58 mila). Tutti questi fondi saranno dirottati verso il nuovo soggetto politico e saranno la prima solida base per organizzare la campagna elettorale che, di fatto, entrerà nel vivo già dopo l’estate.

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