Lavoro: dalle aziende l’offerta abbonda, mancano i professionisti

AAA lavoratori cercasi, disperatamente. Il lavoro c’è: mancano i professionisti e i tecnici. Quando l’offerta supera la domanda si genera il paradosso che in questo momento, più che mai, lascia fotografare a suon di report, percentuali e riscontri, una realtà a dir poco incongruente. A testimoniarlo, una volta di più, le cifre di Unioncamere: l’Unione delle camere di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura italiane che – sottolinea in un’attenta analisi Libero quotidiano in edicola oggi – «son tutte col segno “più” davanti. Più 480mila assunzioni solo a febbraio (che fanno, tra l’altro, più 22mila posti rispetto allo stesso mese del 2023, cioè più 5,7%). Più 1,3 milioni di nuovi contratti stimati nel trimestre da qui ad aprile (ossia più 114mila di quelli siglati l’anno scorso, più 9,5%). Epperò è più anche sul fronte della difficoltà di reperimento. È sempre più complesso, è sempre più una corsa a ostacoli, trovare personale qualificato. E lo è nella percentuale in rialzo del 49,3%».

Numeri che, sommati e analizzati, si traducono in un’equazione sempre più difficile da risolvere. Ossia, a fronte di una nutrita richiesta di profili professionali, mancano i candidati. E allora, spiega Libero sulla base del bollettino del sistema informativo Excelsior che è quello realizzato (appunto) da Unioncamere e da Anpal, (l’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro), «sono difficili da reperire 201mila profili professionali, soprattutto a causa della mancanza di candidati (che pesa il 31,3% delle volte, ndr) seguita dalla preparazione inadeguata (per un altro 14,4% dei casi, ndr)».

Alta moda, alimentare, design, ospitalità, sanità: mancano 346mila professionisti per i prossimi anni. Dai grossi marchi nazionali ai brand di provincia che operano soprattutto sul territorio locale, la storia si ripete, e il refrain recita sempre la stessa proporzione: x lavoro sta a y lavoratori, ma riuscire a trovare la giusta equazione proporzionale pone davvero di fronte a un’incognita. E tanto per passare da teorie astratte a numeri e dati concreti, tra curriculum passati al setaccio e caccia al lavoratore disponibile, succede le grandi aziende del Belpaese, industriali, artigianali e culturali, alla disperata ricerca di figure tecnico professionali, si ritrovino a fare i conti con una carenza di professionale che comincia proprio dalla difficoltà di individuare il profilo tecnico idoneo.

Spiega Libero, «succede che, per esempio, alle industrie culturali e creative del Belpaese (nell’elenco figurano nomi come Fendi e Bottega veneta, Monclere, Ferragamo) servano, peri prossimi anni, 346mila figure tecnico professionali, con un incremento (torna il segno più) fino al 10% registrato nel 2023. Solo che una su due non si riesce proprio a individuarla. Nel dettaglio si parla di 108mila specialisti dell’automotive, 94mila della moda, 62mila dell’alimentare, 46mila del design e 36mila dell’ospitalità».

Una tendenza, quella del lavoro che c’è ma che si scontra con il fatto che non c’è chi lo dovrebbe fare, che è sicuramente generalizzata in mezza Europa. Ma che in Italia determina un fenomeno per cui su 508mila assunzioni generali (in Italia), stimate sempre da Unioncamere e da Anpal, la differenza tra domanda e offerta ha interessato 250mila posizioni: quasi la metà. Cosa offre il mercato? Di tutto di più: c’è solo l’imbarazzo della scelta. A partire dal settore in pole position sulle assunzioni che, nel mese scorso, è stato quello dei servizi alle persone (70mila assunzioni, più 10% in un anno). Segue il commercio tradizionale (68mila assunzioni, più 13% in un anno). E a stretto giro il comparto delle costruzioni (51mila assunzioni, più 1,8%in un anno). Di lavoro, insomma, ce ne sarebbe. E per tutti i gusti. Mancano solo i lavoratori…

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