La premier al rogo durante un commemorazione. Sdegno del Capo dello Stato

A Roma si è svolta, come ogni anno, nel quartiere Montesacro, la commemorazione per la morte di Valerio Verbano, militante della sinistra extraparlamentare ucciso nel 1980. Il corteo, come sempre, ha attraversato il quartiere e avrebbe lasciato sul percorso scritte e insulti diretti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Sarebbe anche stato bruciato un manichino con le sembianze della premier. E’ intervenuto sulla vicenda anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Si assiste a una intollerabile serie di manifestazioni di violenza: insulti, volgarità di linguaggio, interventi privi di contenuto ma colmi di aggressività verbale, perfino effigi bruciate o vilipese, più volte della stessa Presidente del Consiglio, alla quale va espressa piena solidarietà». Lo ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando con un gruppo di studenti al Quirinale. «Il confronto politico, la contrapposizione delle idee e delle proposte, la competizione, anche elettorale, ne risultano mortificate e distorte», ha aggiunto il Capo di Stato. «Ne viene travolta la dignità della politica che scompare, soppiantata da manifestazioni che ne rappresentano la negazione. Mi auguro che la politica riaffermi sempre e al più presto la sua autenticità, nelle sue forme migliori», ha ancora detto Mattarella.

Come detto, nella capitale ci sono stati momenti di tensione si sono vissuti durante il corteo in memoria di Valerio Verbano, il militante di Autonomia Operaia ucciso il 22 febbraio del 1980 al Tufello a Roma, in via Monte Bianco, da tre appartenenti a un gruppo di estrema mai identificati. Durante la manifestazione, a cui hanno partecipato circa 1200 persone, un gruppo di persone ha bruciato un manichino dove era raffigurata la premier Giorgia Meloni.

“Questa violenza politica va condannata e non è accettabile. Gli avversari si battono con le idee e le proposte in una sana dialettica democratica. Ha ragione il Presidente Mattarella nel dire che gli atti di violenza e aggressività verbale o fisica non devono trovare alcuno spazio in democrazia perché travolgono la dignità della politica e ne rappresentano la negazione”. Così la segretaria Schlein  sul manichino con le sembianze di Giorgia Meloni bruciato nella manifestazione a Roma.

Dopo l’esibizione a Sanremo l’artista Big Mama ha potuto portare il suo messaggio contro l’odio al Palazzo di Vetro dell’Onu davanti a ragazzi provenienti da tutto il mondo. Ha parlato a duemila giovani tra i 16 e i 17 anni. “Ci tengo tantissimo a spiegare un po’ la mia storia per far capire quanto sia importante credere nei propri sogni a prescindere da chi si è e da dove si viene -ha detto Big Mama ai microfoni del Tg3-. La cosa che mi colpisce di più in assoluto sono i messaggi di persone che mi dicono: da quando ti ho vista in tv mi sono sentita meglio. Questo perché la rappresentazione è davvero molto importante”.

Big Mama ha messo in guardia i giovani rispetto alla tentazione del bullismo e del body shaming. Atteggiamenti che feriscono e che frenano la realizzazione personale. “Una persona grassa – ha detto – nell’immaginario degli altri è una persona svogliata, pigra, non attiva, non intelligente, che non ha voglia di migliorare. Per una persona come me sognare era inutile”. Benissimo. Ha mostrato che i sogni si possono realizzare e che sono necessari rispetto e tolleranza nelle relazioni.

La notizia ha avuto grande spazio. Legittimamente. Perché il clima d’odio e i discorsi d’odio vanno sempre combattuti senza esitazioni. Meno spazio ha avuto, anzi per nulla, un’altra notizia e cioè che per la terza volta nel giro di una settimana un fantoccio che raffigura la premier Giorgia Meloni è stato bruciato in piazza. Prima a Torino, poi con la scusa del Carnevale a Poggio Mirteto con coro di Bella ciao, poi a Roma nel corso di un corteo – con la presenza di Zerocalcare – per ricordare Valerio Verbano, militante di sinistra ucciso nel 1980. Corteo che è diventato subito manifestazione pro-Palestina con Bella ciao sostituita per l’occasione dalla canzone sanremese di Ghali.

Non è il caso di fare vittimismo, perché che esita un clima di odio che si abbatte sul governo e sulla donna che lo guida è talmente evidente che solo un marziano appena arrivato a Roma non se ne renderebbe conto.  Il fatto che su questo continuo spargimento di veleno, di odio, di rancore, di rabbia, di furore ideologico i leader della sinistra non sembrano avere nulla da dire. Tranne ringalluzzirsi con l’allarme fascismo.

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