La guerra del grano ucraino e il ricatto di Putin

Che la guerra in Ucraina fosse diventata anche una guerra del grano e lo spettro della crisi alimentare legata alle decisioni della Russia sulla chiusura dei porti ucraini e sull’export di cereali è sempre più evidente.

Vladimir Putin ha cambiato approccio, annunciando il via libera all’utilizzo dei porti sul Mar Nero per il trasporto dei cereali. Una mossa che in poche ore ha riportato i prezzi ai valori d’inizio aprile, ma che il presidente russo lega al rispetto di determinate condizioni.

Il primo punto riguarda le tempistiche urgenti, il secondo le vie praticabili per far uscire i carichi dal Mar Nero. I cereali contenuti nei silos di Odessa, Mariupol, Berdiansk e Kherson hanno una scadenza: nel giro di un mese, o anche meno, potrebbero cominciare a marcire.

Il problema della conservazione di decine di milioni di tonnellate di derrate è destinato a ripresentarsi anche a fine raccolto di stagione, ad agosto. Nonostante il perdurare dei combattimenti su suolo ucraino, il Paese dichiara di essere in grado di produrre grandi quantità di grano. Coi silos dei porti pieni, però, il deposito e le consegne diventano una missione quasi impossibile.

L’unica alternativa è il trasporto su strada o su binari, che tuttavia riesce a spostare solo una modesta parte dell’ingente mole di cereali bloccati in Ucraina. La soluzione ferroviaria, in particolare, risulta doppiamente difficoltosa: è necessario infatti cambiare i treni merci alla frontiera, perché le rotaie ucraine non sono compatibili con quelle europee.

Da parte di Kiev persistono infine due timori principali: uno è il proliferare del mercato nero e di quelli che il governo Zelensky definisce “furti di grano”, mentre l’altro vede l’apertura dei porti di Odessa e Mariupol come un bluff e un’occasione per Mosca per attaccare nuovamente. Inoltre, secondo fonti ucraine, alcune navi salpate da Mariupol sarebbero arrivate in Siria e in Turchia con a bordo carichi di grano sporchi di sangue.

Tutto lascia intendere che il tema del grano continuerà ad animare la scena diplomatica ancora per settimane. Sicuramente sarà “in cima all’agenda” della visita in Turchia del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. E sicuramente ha smosso la posizione ucraina.

Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha infatti assicurato che il Paese “è pronto a creare le condizioni necessarie perché riprendano le esportazioni dal porto di Odessa”, anche se persiste il timore che la Russia “approfitti della rotta commerciale per attaccare la città”. Dall’altro lato non cessano le accuse di Kiev contro Mosca di rubare il grano ucraino per venderlo ad altri Paesi, inclusa la Turchia.

Vladimir Putin  ha dichiarato di impegnarsi a “garantire la sicurezza” dell’export del grano dai porti ucraini e invita Kiev a procedere con l’esportazione dai porti che sono ancora sotto il suo controllo come quello di Odessa. Putin inoltre dà il nulla osta all’esportazione anche via Romania e Polonia e Bielorussia – a patto però che vengano revocate le sanzioni contro quest’ultimo.

La Russia avrebbe già completato il lavoro di sminamento dai porti di Mariupol e Berdyansk. Le due città sono sotto il controllo russo e il presidente le ha offerte per il trasporto dei cereali. La paura dell’Ucraina però è che la Russia se ne approfitti e sia solo l’ennesima trappola come tante dall’invasione, come i corridoi umanitari e i cessate il fuoco non rispettati.

“L’Ucraina è pronta a creare le condizioni necessarie perché riprendano le esportazioni dal porto di Odessa” ha dichiarato il ministro degli esteri ucraino su Twitter. “Il punto è come garantire che la Russia non approfitti della rotta commerciale per attaccare la città di Odessa. Ad oggi nessuna garanzia dalla Russia. Cerchiamo soluzioni insieme all’Onu e ai nostri partner” aggiunge Kuleba.

A far smuovere le acque sembra sia stato il presidente senegalese di turno dell‘Unione Africana, Sali. Quest’ultimo aveva incontrato Putin dicendo che “anche l’Africa è vittima della crisi ucraina”. Sali ha ricordato a Putin la dipendenza dei paesi africani dalle esportazioni di grano dell’Ucraina. Oltre il 40% del grano consumato in Africa viene dai due paesi in guerra.

“Anche se lontani dal conflitto, molti stati africani subiscono le gravi conseguenze economiche provocate dalla crisi ucraina” ha sottolineato il presidente africano. “Molti stati africani hanno evitato comunque di condannare presso le Nazioni unite l’operazione russa in Ucraina” ha però chiarito, forse per le conseguenze che si ripercuotono poi sui paesi ostili al Cremlino.

Ma Putin ha colto la palla al balzo inveendo contro l’Occidente e accusandolo di essere “il maggior responsabile dell’insicurezza alimentare in Africa” lasciando marginale il conflitto da lui provocato che sta generando queste crisi alimentari. Nel frattempo l’ambasciatore ucraino in Turchia denuncia il traffico illegale di grano ucraino da parte dei russi. “Centinaia di migliaia di tonnellate di grano illegale passa attraverso le acque territoriali turche” che viene pagato il 41% in più.

Anche l’Europa è parte coinvolta direttamente nella rotta dei cereali, Italia in primis. Il ministro Luigi Di Maio ha confermato che il Governo “lavora a una soluzione”. Soluzione che finora prevede, per forza di cose, il trasporto su strada tramite camion o su ferrovia. Nuove opzioni sono sui tavoli istituzionali di mezzo mondo, ma le trattative monitorate dall’Onu appaiono decisamente complesse.

Luigi Di Maio ha risposto all’accusa dell’ambasciata russa a Roma dicendo “basta alla mistificazione della realtà e alle provocazioni”. Il titolare della Farnesina ha inoltre difeso il “lavoro egregio” dei giornali italiani. La stampa ha “raccontato i fatti in modo professionale, con inviati sul campo che hanno rischiato la vita per documentare i tragici fatti”.

E continua: “In Italia nessuno sta portando avanti una campagna antirussa, i media hanno solo raccontato le crudeltà commesse dall’esercito russo. L’Italia rispetta il popolo russo, che nulla c’entra con le folli scelte di Putin, e continuerà sempre a rispettarlo. Putin si sieda al tavolo delle trattative e metta la parola fine a questa guerra”.

L’ambasciata russa guidata da Sergey Razov ha pubblicato sul suo profilo ufficiale di Facebook degli spezzoni di un rapporto del Ministero degli Affari Esteri. Il contenuto del rapporto riguarda le “violazioni dei diritti dei cittadini russi e dei connazionali all’estero”.

Ma non è tutto: oltre all’accusa di promuovere una campagna antirussa, secondo il Cremlino, l’Italia è anche accusata di avere “una linea di comportamento servile e miope” riferita al presunto rinnegamento degli aiuti forniti dalla stessa Russia durante il Covid.

Il ministero degli Esteri della Russia si è schierato apertamente contro la trasmissione ‘Report’ di Rai3. Nel dettaglio, la puntata incriminata è quella dello scorso 9 maggio. Nel servizio, si denigra – stando a quanto detto dalla Russia – l’assistenza della Russia nei confronti dell’Italia durante le fasi più acute della pandemia di Covid-19. Questo è quanto dichiarato dal ministero degli Esteri russo.

Il servizio di Report andato in onda il 9 maggio “danneggia le relazioni bilaterali ma dimostra anche il carattere morale dei singoli rappresentanti delle autorità ufficiali dell’Italia e dei suoi media”. Questo è quanto si legge in una nota trasmessa dal ministero degli Esteri russo, pubblicata sul social media russo ‘VKontakte’. Nel dettaglio, la puntata incriminata si intitola ‘Dalla Russia con amore’. Al suo interno, si parlava dell’arrivo in Italia, a Bergamo, di 104 truppe russe, il 22 marzo 2020, al fine di aiutare il popolo italiano a combattere il Covid.

“Invece di trasmettere documentari sull’eroismo delle truppe alleate, compresa l’Armata Rossa, e sulle gesta dei membri del Movimento di Resistenza la trasmissione ha mandato in onda un lavoro di propaganda di basso livello. La trama della prossima serie di film di Italian Bond interpretata dagli sventurati imitatori di J. Fleming si riduce a quanto segue: a marzo-aprile 2020, gli epidemiologi russi, si scopre, non hanno combattuto, rischiando vite e salute, con un potente focolaio di infezione da coronavirus nel Nord Italia, ma hanno spiato le forze e le strutture militari della Nato nel Paese. La Russia è stata uno dei pochi Paesi che ha teso una mano al popolo italiano. Questo è stato fatto esclusivamente per ragioni umanitarie“. Questo è quanto si riporta nella nota del ministero degli Esteri russo.

“Nel 2020 i partner italiani – stando alle parole del ministero degli Esteri della Russia – hanno avuto la dignità di esprimere, speriamo, sincere parole di gratitudine ai nostri medici che hanno salvato i pazienti affetti da Covid-19 a Bergamo e in altre città della Lombardia. Ma meno di due anni dopo, il nostro aiuto è stato dimenticato. Si scopre che la memoria dei colleghi italiani è di breve durata. Una linea d’azione così servile e miope non solo danneggia le nostre relazioni bilaterali, ma dimostra anche il carattere morale dei singoli rappresentanti delle autorità ufficiali dell’Italia e dei suoi media”.

Secondo quanto riportato all’interno del rapporto di Mosca, i russi in Italia avrebbero subito una serie di discriminazioni. Nel documento, “segnalazioni regolari di minacce da parte dei connazionali”. Il documento continua spiegando che “È noto il rifiuto di servire cittadini russi. Ci sono stati casi in cui i clienti russi sono stati informati dell’intenzione da parte delle banche di chiudere i loro conti e gli è stato chiesto di ritirare il saldo in contanti in una delle filiali. In particolare, nelle banche UniCredit, BancoPosta, BNL, IntesaSanpaolo, sono stati registrati rifiuti di lavorare con cittadini russi”.

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